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Europee: come e dove votano gli studenti fuori sede

Europee

Per la prima volta alle elezioni Europee gli studenti fuori sede potranno votare le liste e i candidati della propria circoscrizione territoriale di origine, senza dover rientrare nel Comune di residenza

Sono quasi 830mila (in base a dati del Mur) gli studenti fuori sede che potranno votare per la prima volta alle elezioni Europee per le liste e i candidati della propria circoscrizione territoriale di origine, senza dover rientrare nel Comune di residenza. Il ministero dell’Interno, sul proprio sito, ricorda che entro il 5 maggio va fatta domanda.

CHI SONO E DOVE VOTANO I FUORI SEDE

La nuova modalità di voto consentirà agli studenti domiciliati per un periodo di almeno tre mesi in un comune fuori dalla propria regione di residenza di votare:
• nel comune dove vivono temporaneamente se questo appartiene alla stessa circoscrizione elettorale del comune di residenza;
• in seggi speciali istituiti nel capoluogo di Regione del comune dove vivono temporaneamente, se quest’ultimo appartiene ad una circoscrizione elettorale diversa da quella di residenza.

Ecco un esempio riportato dal sito Pagella Politica per capire meglio le modalità di voto: “Uno studente residente a Bressanone, in Trentino Alto-Adige, che abita a Bologna per frequentare l’università, potrà votare a Bologna perché il Trentino Alto-Adige e l’Emilia-Romagna si trovano nella stessa circoscrizione elettorale, quella dell’Italia Nord-Orientale. Al contrario, una persona residente a Palermo che abita per motivi di studio a Pavia, non potrà votare a Pavia alle elezioni europee, ma a Milano, capoluogo regionale della Lombardia. Palermo e Pavia sono infatti in due circoscrizioni diverse, rispettivamente in quella Nord Occidentale e in quella Insulare”.

Qui l’esempio del Sole24Ore: “Chiara è residente nel Lazio, ma frequenta l’Università di Pisa. Siccome risiede e studia in regioni diverse, appartenenti però alla stessa circoscrizione (Centro), potrà votare a Pisa, dove studia. Nicola, invece, è residente in Campania e frequenta l’Università di Padova. Siccome la Campania e il Veneto appartengono a due circoscrizioni diverse (Sud la prima regione, Nord-Est la seconda), per votare Nicola dovrà recarsi a Venezia, il capoluogo della regione in cui studia”.

COME ESSERE AMMESSI AL VOTO ‘FUORI SEDE’

Per l’ammissione al voto “fuori sede” gli studenti interessati devono presentare un’apposita istanza al Comune di residenza entro il 5 maggio 2024 utilizzando, preferibilmente, l’allegato modello di domanda.

La domanda di ammissione al voto fuori sede può essere revocata con le medesime modalità entro mercoledì 15 maggio 2024. Entro martedì 4 giugno 2024, il comune di temporaneo domicilio, ovvero comune capoluogo della regione in cui è situato il comune di temporaneo domicilio, rilascerà allo studente fuori sede un’attestazione di ammissione al voto con l’indicazione del numero e dell’indirizzo della sezione presso cui votare. L’attestazione potrà essere rilasciata anche mediante l’utilizzo di strumenti telematici e dovrà esibita al seggio per poter essere ammesso a votare, unitamente al documento di riconoscimento e alla tessera elettorale.

Gli studenti fuori sede hanno diritto alle vigenti agevolazioni di viaggio dal comune di temporaneo domicilio al capoluogo di regione e ritorno per l’esercizio del diritto di voto presso la sezione speciale di assegnazione. Gli studenti ammessi al voto fuori sede nelle speciali sezioni istituite presso i capoluoghi di regione potranno poi valutare di svolgere la funzione di componenti dei seggi speciali laddove i Sindaci ritenessero, se necessario, di individuarli per tale compito.

IL VOTO FUORI SEDE PRIMA E DOPO LA RIFORMA

Il Sole24Ore nei giorni scorsi, sul blog scritto da Tortuga, ha calcolato la distanza che gli studenti fuori sede devono percorrere per recarsi a votare, in due scenari alternativi: prima dell’attuale (temporanea) riforma e dopo. C’è di più: usando le Directions API di Google Maps, hanno potuto calcolare anche il tempo medio di percorrenza dei fuorisede per recarsi a votare, ipotizzando che viaggino venerdì 7 giugno usando mezzi di trasporto pubblico (treni o pullman). L’analisi esclude residenti e studenti in Sicilia e Sardegna, poiché queste due regioni sono tipicamente raggiunte in aereo.

I risultati rivelano una significativa riduzione del tragitto da percorrere per recarsi a votare, in termini sia di distanza sia di durata del viaggio. I fuorisede “circoscrizionali” (è il caso di Chiara) passeranno da un viaggio medio di 2:28 ore (166,84 km) a zero, per via della possibilità di votare nel comune in cui studiano. Il guadagno è ancora più significativo per i fuorisede “nazionali” (come Nicola), che passeranno da una media di 4:27 ore di viaggio (451,92 km) a 19 minuti (23,65 km), dovendo raggiungere solo il capoluogo di regione.

Sono esclusi dai benefici delle nuove norme quanti studiano in un’altra provincia della regione in cui sono residenti. Costoro devono compiere un tragitto medio di 62,98 km, per una durata di 1:07 ore. Non si tratta di viaggi particolarmente lunghi in termini assoluti, ma sorprende egualmente che si sia scelto di escludere questa categoria. Sarà ora paradossalmente più facile votare per Chiara che non per Roberta, studentessa residente nella provincia di Belluno che frequenta l’università a Venezia. Eppure, al pari di Chiara, Roberta studia nella stessa circoscrizione in cui risiede e le si potrebbero ragionevolmente estendere le stesse condizioni per il voto fuori sede.

Con riferimento agli studenti fuori sede residenti in ogni provincia italiana inclusa nell’analisi e alla durata del viaggio per recarsi a votare, prima delle nuove norme erano soprattutto gli studenti provenienti dal Meridione a dover affrontare lunghi viaggi, che potevano superare le cinque ore e raggiungere addirittura le nove ore in alcune aree di Puglia, Basilicata e Calabria. Ora, invece, a riscontrare i tempi di percorrenza più alti (tra una e tre ore) saranno gli studenti residenti nelle province di Sondrio e Cremona, che si trovano nella stessa situazione di Roberta: studiano in larga misura a Milano e non beneficiano quindi delle nuove regole.

NON SOLO STUDENTI, IL DIBATTITO SUI FUORI SEDE

In generale. come scrive Pagella Politica, al di là degli studenti, il sistema elettorale italiano prevede che ogni cittadino sia iscritto alle liste elettorali del comune in cui è residente e solo per le elezioni politiche è previsto il voto per corrispondenza degli italiani all’estero. I cittadini che invece vivono in Italia, e che per vari motivi sono domiciliati in un comune diverso da quello di residenza, sono esclusi dal voto per corrispondenza. Per votare, questi elettori devono per forza tornare a casa oppure spostare la propria residenza nel luogo di domicilio.

Secondo i dati più aggiornati, queste persone sono in totale circa 5 milioni in tutta Italia, ma non sono tutte studenti o giovani. Tra gli elettori fuori sede ci sono infatti anche lavoratori o persone che abitano in altri comuni per motivi di salute e cure mediche. La possibilità per gli studenti fuori sede di votare nel comune dove abitano alle elezioni europee è stata introdotta dal governo Meloni con il decreto “Elezioni”, convertito in legge dal Parlamento lo scorso 21 marzo.

Leggi anche: Europee, le liste e tutti i nomi dei candidati dei principali partiti

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