Lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto restringe il perimetro della partita e riapre il dossier sulla vendita degli asset dell’ex Ilva. Dopo una gara che non ha prodotto una soluzione industriale complessiva, Federacciai prepara una possibile manifestazione di interesse tutta italiana
Mentre si avvicina il termine per lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto e resta da definire il futuro degli impianti che possono continuare a produrre acciaio, Federacciai lancia la proposta di una cordata italiana per rilevare l’ex Ilva, costruita attorno ai principali operatori siderurgici italiani.
UNA GARA SENZA SOLUZIONE E IL NODO DELL’AREA A CALDO
La difficoltà della partita emerge già dalla precedente procedura di vendita: alla chiusura della gara con dieci offerte, solo due per l’intero perimetro aziendale provenivano da fondi di investimento, mentre le altre riguardavano singoli asset. Una situazione che aveva alimentato il timore di uno “spezzatino” del gruppo e lasciato aperto il problema della costruzione di un progetto industriale capace di tenere insieme Taranto, gli stabilimenti del Nord, occupazione e decarbonizzazione. La procedura si inseriva in una crisi che il Governo aveva già dovuto affrontare con misure di sostegno alla continuità produttiva e alla cassa integrazione. Nel novembre 202 il decreto Ilva stanziava 20 milioni di euro per coprire la cassa integrazione e consentire la continuità degli impianti fino a febbraio 2026.
A modificare gli equilibri della partita è intervenuta la decisione della Corte d’Appello di Milano sullo spegnimento dell’area a caldo. La nuova situazione: porta a rivedere anche la gara: l’ipotesi è di concentrare la procedura sugli impianti dell’area a freddo, escludendo quindi il complesso industriale nella sua interezza. L’area a freddo e gli stabilimenti del Nord possono continuare a rappresentare un asset produttivo, ma occorre affrontare il problema dei semilavorati siderurgici e quello dell’energia, oggi collegato anche alla produzione dell’area a caldo. Restano inoltre il tema delle bonifiche dell’area destinata allo spegnimento e quello occupazionale.
FEDERACCIAI PREPARA LA CARTA ITALIANA
Lunedì il comitato di presidenza di Federacciai ha dato mandato al presidente Antonio Gozzi di trasmettere agli enti competenti una manifestazione di interesse per conto di un gruppo di aziende che ha già espresso interesse e di quelle che potrebbero aggiungersi nei prossimi giorni. L’iniziativa è subordinata alla verifica con il Governo delle condizioni necessarie per l’intervento industriale, ma intanto Gozzi puntualizza che gli imprenditori coinvolti sono interessati a ciò che si trova «a valle delle bramme», compresi i laminatoi a caldo, ma non agli altiforni e alle acciaierie a colata continua: la ridefinizione della gara in questi termini è quindi una condizione posta dalla cordata al Governo.
CHI SONO I POSSIBILI PROTAGONISTI
Il Corriere della Sera indica tra le imprese siderurgiche interessate Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco, Beltrame e Lucchini. Antonio Gozzi ha allargato il campo riferendo di un interesse che coinvolge «praticamente quasi tutti» gli operatori del settore. Non sono per ora disponibili quote di partecipazione, impegni finanziari individuali o una governance della possibile cordata. Il passaggio immediatamente successivo sarà il confronto con il Governo sulle condizioni dell’operazione, ma “Siamo in campo”, ha sintetizzato Antonio Gozzi.
La possibilità concreta di procedere resta però legata alle condizioni che saranno verificate con il Governo. Inoltre, bisogna capire cosa succederà dell’offerta Jindal, che è ancora sul tavolo, seppur modificata. La partita si gioca così su due piani distinti: da una parte il tentativo di dare un futuro industriale agli asset che possono restare produttivi; dall’altra la gestione dell’area a caldo, delle bonifiche, dell’energia e dell’occupazione. Il nuovo perimetro della gara e le condizioni che il Governo sarà disposto a mettere sul tavolo saranno decisivi per capire se la manifestazione di interesse potrà trasformarsi in un progetto industriale.

