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Finiti i giochi di Palazzo? Con il premierato sono appena cominciati

Meloni Matteotti

Saranno le riforme il terreno di scontro dei prossimi mesi. Accanto al premierato avanza anche l’autonomia differenziata che potrebbe “spaccare il Paese” mentre l’opposizione nonostante la manifestazione in difesa della Costituzione non riesce a scattare una “foto unitaria” contro il premier e le sue politiche

E’ arrivato il disco verde dal Senato al premierato,  la prima tappa di un lungo percorso parlamentare che prevede altre tre letture. Ma tanto basta per far esultare la maggioranza e allo stesso tempo l’opposizione. I giornali si concentrano sulle parole del premier “è la fine dei giochi di Palazzo” riporta il Corriere della Sera al punto che la Repubblica arriva a titolare in apertura “Il Fronte della Costituzione” mentre la Stampa  dà voce a Elly Schlein che afferma che la nostra “Carta è in pericolo”

GLI SCENARI POSSIBILI DOPO IL SI’ DEL SENATO AL PREMIERATO

Ma cosa succede adesso?  Se Giorgia Meloni ha avuto la sua prova di forza in Parlamento., ed Elly Schlein ha avuto la sua prova della piazza, schierando in una manifestazione contro le riforme il campo largo dell’opposizione, Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera analizza quelli che sono i tre scenari possibili. “Il primo: dopo il Senato Meloni apre a nuovi cambiamenti del testo. Anche se l’obbiettivo dei due terzi in Parlamento sembra ormai impossibile, visto l’Aventino delle opposizioni, una riforma migliore sarebbe comunque più difendibile nelle urne. Il secondo scenario: Meloni «rallenta» sul premierato, per rinviare il referendum a dopo le prossime elezioni politiche, o in contemporanea con una consultazione elettorale che potrebbe così essere presentata come la prova generale di un nuovo bipolarismo, un’elezione (quasi) diretta del premier. Terzo sviluppo possibile, e anche il più clamoroso: il premierato viene dirottato su un binario morto (la norma transitoria lo rende facilmente congelabile) e il governo manda avanti la riforma della Giustizia, che è scritta meglio e ha più consensi trasversali”.

LE RIFORME IL TERRENO DI SCONTRO DEI PROSSIMI MESI

E’ chiaro che qualunque sia la prospettiva del premierato a cui, ricordiamolo, la Meloni tiene ma ha anche detto che non si dimetterà in caso di una sconfitta referendaria (sempre se ci si arriverà) le riforme diventano, con l’estate alle porte,  il nuovo terreno di scontro dei prossimi mesi. Lo si comprende anche vedendo le cronache riportate dai quotidiani che danno spazio agli oltre 180 giuristi che hanno firmato l’appello contro la riforma del premierato, proposto da Articolo 21 dopo l’appello di Liliana Segre, «affinché prevalga l’interesse generale e si prevengano i pericoli». E, in un’intervista alla Stampa il presidente emerito della Consulta, Ugo De Siervo spiega anche il perché: “nel testo costituzionale fanno una scelta pericolosissima, ovvero la contestualità dell’elezione del capo del governo con la selezione dei deputati e dei senatori. Ecco, unificare in un unico momento queste due diverse selezioni, vuol dire un sistema istituzionale nel quale c’è solo una maggioranza, che esprime il capo del governo più i suoi parlamentari, e una minoranza. I cittadini possono esercitare il loro potere di critica e di mutamento soltanto una volta ogni 5 anni. Ora, questo contrasta con le regole di tutte le democrazie contemporanee”.

LA LUNGA “MARCIA” DELL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Ma non è solo il primo sì al premierato a modificare l’assetto costituzionale, altro tema caldo o meglio per stare al titolo di Libero “l’altro schiaffo alla sinistra” è l’approvazione dell’autonomia differenziata. Ma anche qui lo scontro sulla legge Calderoli che potrebbe “spaccare il Paese” – come ha ricordato con la sua campagna Il Messaggero – potrebbe essere molto lungo e impegnare i duellanti per molti mesi. Lo spiega il Sole24Ore: “anche dopo il voto finale, comunque, la via verso i primi trasferimenti effettivi di materie alle regioni appare lunga. Perché i negoziati andranno preceduti dalla definizione dei Lep, i Livelli essenziali delle prestazioni che il Governo dovrà approvare entro due anni: a patto di trovare le risorse indispensabili a finanziarli”.

A SINISTRA SI MANIFESTA MA IL CAMPO LARGO E’ ANCORA LONTANO

In tutto questo cosa fa l’opposizione? Manifesta “con il tricolore in mano” per riportare l’editoriale di Francesco Bei su Repubblica ma allo stesso tempo fatica a scattare quella “foto unitaria” come la chiama Annalisa Cuzzocrea su La Stampa  che potrebbe rappresentare l’alternativa alle politiche del governo. ” Ma le foto insieme – Conte con Schlein, Schlein con Fratoianni, Magi con Bonelli – restano nel retropalco. Lissù, davanti a bandiere diverse sventolate per le stesse ragioni,i protagonisti della battaglia salgono uno a uno come ci fosse ancora il timore di uno scatto che li immortali uniti. Che li inchiodi a un’alleanza di cui ancora non sono convinti.”. E, come ha ricordato ancora ieri il filosofo Massimo Cacciari non si vince solo cantando “bella ciao” serve molto di più.

 

 

 

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