Italia

Gig economy, ecco il piano di Luigi Di Maio per i riders

Riders, come procede la regolamentazione? Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Torino ecco il piano del governo. L’articolo di Gaia Del Pup per i-Com

 

La vicenda dei riders su cui il governo, e in particolare il vicepremier Luigi Di Maio, hanno puntato fin dall’insediamento dell’esecutivo lo scorso giugno potrebbe presto arrivare a una prima soluzione. Il 14 gennaio è stato reso noto, in un comunicato del ministero del Lavoro, che il provvedimento normativo del governo, diretto a regolare i contratti di lavoro dei fattorini, è pronto. Si tratta di una possibile svolta per i riders dei servizi di food delivery che vedranno regolamentata la loro professione, con la previsione di tutele lavorative fino ad oggi inesistenti.

LA PROPOSTA

L’obiettivo del provvedimento elaborato dal ministero è mettere in regola i riders entro marzo con un vero e proprio contratto di lavoro. I punti principali sono: la previsione di uno stipendio regolare al posto della retribuzione a cottimo, maggiorazioni salariali per il lavoro notturno e festivo, tetti minimo e massimo di ore settimanali (rispettivamente di 10 e 35), un massimo di tre consegne l’ora, un forfait come indennità di fine rapporto e il rimborso spese per la manutenzione dei mezzi utilizzati. A completare il quadro è previsto, inoltre, che i lavoratori godano di tutele per malattia, infortunio e maternità. La norma, a pochi giorni dalla pronuncia della Corte di Appello di Torino sul caso che vede coinvolti Foodora e alcuni suoi ex fattorini, rappresenta la concretizzazione della volontà del governo di regolare un lavoro fino ad ora difficilmente riconducibile agli schemi tipici della normativa giuslavoristica.

I TAVOLI DI CONFRONTO E IL TENTATIVO DI MEDIAZIONE DEL 2018

Durante la seconda metà del 2018 si sono tenuti diversi tavoli di confronto a cui hanno partecipato le associazioni rappresentative dei riders e i tecnici del ministero del Lavoro per discutere uno dei punti del Decreto Dignità che prevedeva la regolamentazione dei cosiddetti lavoratori 4.0. Più recentemente sono intervenute anche le aziende interessate che hanno avanzato alcune proposte che contemperino gli interessi dei riders con la volontà del ministero. L’obiettivo del vicepremier Luigi Di Maio era quello di predisporre una forma contrattuale volta a regolamentare questa nuova professione, figlia dell’era digitale, che tutelasse e garantisse un’importante categoria di lavoratori della gig economy e fosse frutto di un accordo equilibrato e non di una decisione autonoma e imperativa del governo.

LA SENTENZA DI TORINO

La Corte di Appello di Torino, con la sentenza numero 26 del 2019 dello scorso 11 gennaio, è intervenuta sul caso Foodora e ha accertato “il diritto degli appellanti a vedersi corrispondere quanto maturato in relazione all’attività lavorativa da loro effettivamente prestata in favore dell’appellata sulla base della retribuzione, diretta, indiretta, e differita stabilita per i dipendenti del V livello Ccnl logistica, trasporto, merci dedotto quanto percepito“. La Corte è giunta a questa conclusione applicando quanto previsto dall’articolo 2 del decreto legislativo 81/2015 che prevede, al ricorrere di determinate condizioni, l’applicazione della “disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro“. La Corte di Torino, pur non qualificando l’attività dei riders come rapporto di lavoro subordinato, ha stabilito che la retribuzione debba essere la medesima e venga, nello specifico, determinata sulla base del quinto livello del contratto collettivo nazionale Logistica, Trasporto, Merci e Spedizioni.

La sentenza di appello arriva alla fine della vicenda che ha visto alcuni fattorini di Foodora rivolgersi al giudice dopo essere stati licenziati per aver protestato per le cattive condizioni di lavoro. I riders hanno chiesto, in primo grado, che la loro attività fosse qualificata come prestazione di lavoro subordinata ma, in quel caso, le loro richieste sono state rigettate perché il giudice ha ritenuto che il lavoro di ciclofattorini non obblighi a effettuare le consegne ma venga svolto in totale autonomia.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI E DELLE IMPRESE

In seguito al comunicato del ministero del Lavoro, CgilCisl e Uil si sono dichiarati contrari alla strada intrapresa dal governo e hanno sottolineato come non sia conforme alla recente sentenza di appello in favore dei riders. Ecco sul punto cosa ha sottolineato la Cgil: “Non ci convincono ipotesi di regolazione normativa diretta da parte del Governo relativamente alle regole da applicare ai riders, che tradirebbero lo spirito della sentenza di Torino e che, senza un ampio confronto con le parti sociali, rischierebbero di costituire un intervento improprio del soggetto pubblico nella libera regolazione contrattuale“. Il confronto con le parti coinvolte, secondo loro, favorirebbe un’intesa sulla scia della sentenza di Torino e del precedente accordo tra le associazioni rappresentative delle aziende di food delivery e dei sindacati che prevedeva l’applicazione del contratto collettivo nazionale Logistica, Trasporto, Merci e Spedizioni all’attività svolta dai fattorini.

Assodelivery, associazione che rappresenta le maggiori compagnie di food delivery, ha dichiarato che, anche da parte loro, si auspica la ripresa del confronto con il governo per giungere a una soluzione non imposta, che concili le necessità dei riders da un lato e quelle delle aziende, in un’ottica di sviluppo sostenibile, dall’altro.

 

Articolo pubblicato su i-com.it

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