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Gioco responsabile, 6 italiani su 10 non sanno cosa sia. La ricerca FAIR-Ipsos

Il 59% degli italiani ha poca o nessuna familiarità con il concetto di gioco responsabile e altrettanti giudicano inadeguata la prevenzione. La ricerca FAIR-Ipsos Doxa accende i riflettori sui rischi del digitale e sugli strumenti per proteggere i giocatori

Il gioco responsabile è ancora un oggetto misterioso per quasi sei cittadini su dieci. L’esplosione del digitale e i nuovi rischi di azzardopatia minacciano il cittadino-giocatore, spesso sommerso da formule di rito e messaggi istituzionali di cui fa fatica a cogliere l’impatto reale. A mettere a nudo questo divario tra nuovi rischi ed efficacia comunicativa sono i dati del primo Osservatorio sulla comunicazione nel gioco, promosso da FAIR in collaborazione con Ipsos Doxa e presentati a Roma nell’ambito del FAIR Forum, evento organizzato dalla Fondazione creata da Sisal e da figure influenti del settore per promuovere la cultura del gioco responsabile. Un appuntamento che ha chiamato a raccolta attorno allo stesso tavolo regolatori, istituzioni ed esperti — con rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell’AGCOM e dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria — per fare il punto su una sfida cruciale per il futuro dell’intero comparto.

GIOCO RESPONSABILE, QUESTO SCONOSCIUTO

In Italia il dibattito sul gioco d’azzardo oscilla da sempre tra l’esigenza dell’Erario di fare cassa e l’emergenza sociale del contrasto alle ludopatie. I dati del primo Osservatorio targato Fondazione FAIR e Ipsos Doxa indicano che serve una svolta comunicativa per diffondere sempre più il concetto di “gioco responsabile”: meno retorica, più chiarezza e interventi concreti. La comunicazione non può limitarsi a un mero adempimento formale o a uno slogan in calce alle grafiche promozionali. Al contrario, deve trasformarsi in un linguaggio chiaro, pragmatico e universalmente accessibile, in grado di far comprendere gli strumenti di tutela prima che il problema si strutturi. È il messaggio lanciato dalla società civile alla politica e all’industria, che suggerisce che la sostenibilità del settore del gioco passerà sempre più dalla capacità di misurare l’efficacia reale della propria responsabilità sociale, mettendo la tutela della persona al di sopra dei volumi d’affari.

“Prevenire significa prima di tutto conoscere i comportamenti delle persone e trasformare l’informazione in consapevolezza reale, dando a chi gioca strumenti concreti e messaggi coerenti con ciò che le aziende fanno davvero”, ha rimarcato Stefano De Vita, Direttore Generale di Fondazione FAIR. “Serve il coraggio di dialogare con chi non la pensa come noi e, quando è necessario, di rinunciare a un’opportunità di ricavo se entra in conflitto con la tutela di una persona”.

I TRE STRUMENTI PER CONTRASTARE GIOCO IRRESPONSABILE E ILLEGALITA’

Il quadro emerso dalla ricerca, illustrata da Ilaria Ugenti (Reputation Leader di Ipsos Doxa), parla chiaro. Per oltre l’80% degli italiani le vere priorità sul campo per contrastare le dipendenze e l’illegalità si riassumono in tre direttrici imprescindibili: prevenire la dipendenza, tutelare i minori e contrastare con fermezza l’illegalità.

Tuttavia, quando si passa a valutare quanto concretamente viene fatto oggi per prevenire i disturbi da gioco d’azzardo, affiora una forte insoddisfazione: il 59% del campione giudica la prevenzione ancora inadeguata. Un dato che riflette una percezione diffusa di disallineamento tra i proclami e i risultati percepiti sul campo.

QUANTO CONOSCIAMO IL GIOCO RESPONSABILE?

Le scommesse sportive sul calcio sono ancora una costante italiana. Dal sondaggio è emerso che l’opinione pubblica riconosce un maggior impegno dell’industria legale nella lotta al sommerso e all’illegalità. Tuttavia, esiste ancora un importante deficit informativo in tema di prevenzione della ludopatia. Infatti, il 59% della popolazione ha poca o nessuna familiarità con il concetto stesso di “gioco responsabile”. Nello specifico, solo il 41% sa davvero cosa si intenda con questa formula. Il 44%, invece, la conosce solo in maniera generica e superficiale. Infine, il 15% ammette senza mezzi termini di non saperne nulla.

A peggiorare il quadro interviene la mancata conoscenza della regolamentazione più recente. Infatti, il 56% degli italiani ignora l’esistenza del Decreto Legislativo n. 41 del 2024, il provvedimento sul riordino del gioco online che impone agli operatori l’adozione di misure specifiche a tutela del giocatore.

QUALI STRUMENTI PER PROTEGGERE DAI RISCHI DEL DIGITALE

L’evoluzione digitale del gioco preoccupa molto gli italiani. L’online viene percepito come un moltiplicatore di rischi poiché abbassa l’età di primo accesso, rende le piattaforme fruibili H24 in ogni contesto (a portata di smartphone anche durante una partita di campionato) e aumenta l’esposizione alle dinamiche di dipendenza. Di fronte a queste insidie, sono tre gli strumenti che i cittadini ritengono davvero efficaci: limiti operativi; sospensioni attive; monitoraggio e diagnosi precoce.

Fissare tetti di spesa e tempo per giocata è considerata la barriera primaria contro il gioco irresponsabile. Il secondo rimedio, secondo gli intervistati, è introdurre meccanismi di autoesclusione dal gioco e pause forzate. Infine, tra gli strumenti ritenuti più efficaci dagli italiani c’è l’uso di sistemi per rilevare tempestivamente le anomalie di comportamento e l’attivazione di percorsi di supporto psicologico dedicati a giocatori e famiglie.

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