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Giustizia, riforma del CSM, primo ok del Parlamento. Così cambierà il parlamentino dei giudici

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La riforma del CSM sta creando non poche fibrillazioni alla maggioranza. Con l’approvazione di Montecitorio, il testo arriva alla Camera Alta,  dove il percorso potrebbe essere più accidentato

Con 328 sì, 41 no e 25 astenuti, si avvicina il momento in cui la riforma del CSM dovrebbe essere licenziata dal Parlamento. Nel pomeriggio di ieri, infatti, la Camera ha approvato la riforma dell’ordinamento giudiziario che rientra tra i ‘compiti a casa’ che Bruxelles ci ha impartito in cambio delle risorse del PNRR. Ora il testo e le conseguenti polemiche, visto che l’argomento ha diviso la maggioranza, passano al Senato.

TUTTE LE NOVITA’ DELLA RIFORMA DEL CSM

Nel passaggio in Aula è saltato il sorteggio dei distretti di Corte d’Appello per formare i collegi, che era stato inserito in Commissione nei lavori preparatori in vista della discussione in Parlamento. Non sono previste liste. Il sistema elettorale per essere nominati al Consiglio Superiore della Magistratura, il cd. ‘parlamentino dei giudici’, sarà misto, binominale con quota proporzionale, basato su candidature individuali: ciascun candidato presenterà la candidatura senza necessità di sponsor. Dovranno esserci un minimo di 6 candidati in ogni collegio binominale, di cui almeno la metà del genere meno rappresentato. Se non arrivano candidature spontanee o non si garantisce la parità di genere, ci sarà un sorteggio per arrivare al minimo dei candidati previsti.

Il CSM dovrà procedere alle nomine per l’assegnazione degli incarichi direttivi e semidirettivi in base all’ordine cronologico delle scoperture, per evitare preferenze. Vengono introdotte poi ulteriori norme a favore della trasparenza: saranno pubblicati online gli atti e i CV. Inoltre si prevede l’obbligo di audizione di non meno di 3 candidati per il posto da assegnare.

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

Permane il meccanismo di compromesso individuato per separare le carriere ma non in modo definitivo. Sarà infatti possibile un solo passaggio di funzione tra magistratura requirente (PM) e giudicante (ovviamente si parla di penale) ma dovrà avvenire entro i 10 anni dall’assegnazione della prima sede.

LA VALUTAZIONE DI PROFESSIONALITA’

Con la riforma del CSM, si prevede che annualmente il magistrato invii al Consiglio giudiziario – e poi al Consiglio Superiore della Magistratura – provvedimenti a campione sull’attività svolta e statistiche relative alle attività proprie e comparate a quelle dell’ufficio di appartenenza. Attualmente tale onere è quadriennale.

BLOCCATE LE PORTE GIREVOLI

Permane il divieto di esercitare in contemporanea funzioni giurisdizionali e ricoprire incarichi elettivi e governativi, sia per cariche elettive nazionali e locali, sia per gli incarichi di governo nazionali/regionali e locali. A fine mandato, i magistrati che hanno ricoperto cariche elettive non potranno più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale: i magistrati ordinari saranno collocati fuori ruolo presso un ministero o presso Consiglio di Stato, Corte dei Conti e Massimario della Corte di cassazione, con funzioni non giurisdizionali. Il magistrato che si è candidato ma non è stato eletto per tre anni non potrà tornare a lavorare nella regione in cui ha corso per una carica elettiva. Con i decreti attuativi sarà anche ridotto il numero massimo di magistrati fuori ruolo, che oggi sono 200.

 

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