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Gli stop and go dell’Autonomia differenziata

Autonomia

Dopo le preoccupazioni dei Vescovi italiani sull’Autonomia differenziata, arrivano i paletti dell’Ufficio parlamentare di Bilancio. Nel frattempo la Camera riprenderà a discutere del ddl Calderoli dopo le Europee

Di Autonomia differenziata in Parlamento se ne riparlerà dopo le Europee. Esattamente l’11 giugno, quando l’esame del disegno di legge riprenderà in Aula alla Camera dei Deputati.

PER LA CEI CON L’AUTONOMIA A RISCHIO LA SOLIDARIETA TRA REGIONI

Nel frattempo è ancora forte l’eco del grido d’allarme dei vescovi italiani, preoccupati da “ogni tentativo di accentuare gli squilibri già esistenti tra i territori”. Preoccupazioni rilanciate con enfasi dal quotidiano Avvenire ‘l’autonomia differenziata mette a rischio la solidarietà tra le Regioni’.

I PALETTI DELL’UPB: “SERVE VALUTAZIONE PRELIMINARE DELL’IMPATTO FINANZIARIO”

Non solo la Cei, però. Nelle scorse ore sono arrivati anche i paletti dell’Ufficio bilancio della Camera, con un documento nel quale si chiede, “a prescindere dalle funzioni trasferite” alle Regioni, “una valutazione preliminare dell’impatto finanziario del trasferimento”. In soldoni, serve il controllo delle Camere sugli impatti finanziari dell’Autonomia differenziata.

LA REAZIONE DEL GOVERNO: “IMPATTI ECONOMICI DELL’AUTONOMIA NON VALUTABILI ORA”

Alle osservazioni dell’ufficio di Montecitorio, trasmesse ai gruppi in commissione, ha risposto il governo in maniera netta: “Si ritiene che la valutazione finanziaria non possa prescindere dalla richiesta di attribuzione delle funzioni da parte della regione richiedente”, “solo” dopo “si possono valutare gli impatti finanziari”. Gli “impatti finanziari” che ci saranno sui conti pubblici con la devoluzione alle regioni di nuove competenze, come prevede l’Autonomia differenziata, non si possono al momento “valutare” e lo saranno solo “successivamente” alla devoluzione stessa delle funzioni.

I TRE TIPI DI FUNZIONI TRASFERIBILI ALLE REGIONI

Il ddl Calderoli identifica tre tipi diversi di funzioni trasferibili alle Regioni. Quelle legate a diritti civili e sociali che richiedono una preventiva definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), ma non lo stanziamento di risorse aggiuntive di bilancio. Altre funzioni riguardanti diritti che richiedono la definizione di Lep ed anche lo stanziamento di risorse di bilancio aggiuntive. E infine funzioni che non richiedono la preventiva definizione di Lep, e che sono devolvibili alle regioni entro i limiti delle attuali risorse.

Ebbene, Il Servizio di Bilancio, nel dossier pubblicato anche sul sito della Camera, ha osservato che per tutte le funzioni, “la presenza di disposizioni di carattere generale, applicabili a prescindere dalle funzioni trasferite, impongono comunque quanto meno una valutazione preliminare dell’impatto finanziario del trasferimento”. Infatti, la devoluzione di competenze dello Stato a una o più regio

i non implica per lo Stato corrispondenti minori spese, dato che esso deve comunque mantenere una struttura amministrativa per assicurare le prestazioni alle altre Regioni.

UPB E LA NECESSITA’ DEL CONTROLLO DELLE CAMERE SULLE SPESE

Tuttavia, è stata ancora l’osservazione del Servizio Bilancio di Montecitorio, proprio perché in gioco è il Bilancio dello Stato occorrerebbe un controllo del Parlamento. Infatti i criteri previsti dal ddl Calderoli “appaiono meritevoli di approfondimento perché non corroborati dalla previsione di un pieno coinvolgimento delle Camere”, perché una parte delle funzioni trasferite “comporta la devoluzione di una quota di gettito erariale significativa e, contestualmente, la perdita di controllo da parte dell’amministrazione centrale di voci rilevanti di bilancio”.

In particolare il Servizio Bilancio – ricorda l’Ansa – ha chiesto che sia “valutata la necessità di sottoporre al parere delle Commissioni parlamentari permanenti” i Dpcm che identificano i beni e le risorse che saranno trasferite alle Regioni.

La risposta del governo è stata che il Parlamento “è coinvolto in varie fasi e le stesse intese (con le regioni) sono deliberate mediante l’approvazione di un disegno di legge”; quanto ai Dpcm “costituiscono soltanto lo strumento tecnico ed esecutivo di una valutazione politica compiuta a monte” e “in tale sede già sottoposta a una forma di sindacato parlamentare”.

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