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I 2 nemici dei taxi italiani: Uber (accusata di condotte aggressive) e l’art 10 del dl Concorrenza

Taxi Italiani 24 Novembre

Tassisti di nuovo in piazza, per chiedere lo stralcio dell’art. 10 del dl Concorrenza. Le proteste dei taxi italiani rinfocolate dal contenuto degli Uber Files che hanno documentato attività di lobby in vari Paesi rimaste sotto-traccia ma molto aggressive

Sono tornati a protestare con forza i taxi italiani, più o meno in tutte le città italiane, danneggiando soprattutto quelle a forte vocazione artistica dato che iniziano a essere alle prese con un via vai di turisti che, secondo le associazioni di categoria, pare tornato ai livelli prepandemici.

A preoccupare i taxi italiani, in particolare, è la possibilità che l’articolo 10 del disegno di legge Concorrenza possa portare alla liberalizzazione delle licenze nel trasporto pubblico, soprattutto a vantaggio di Uber, storico rivale “senza regole” dei tassisti. Nei giorni scorsi i sindacati avevano chiesto lo stralcio della norma. Ma andiamo con ordine.

COSA DICE L’ARTICOLO 10 DEL DDL CONCORRENZA

Il nuovo disegno di legge sulla concorrenza apre a una maggiore forma di libero mercato nell’ambito del trasporto pubblico urbano non di linea, quindi taxi e auto con noleggio con conducente. I tassisti mettono nel loro mirino due punti dell’articolo 10 del ddl concorrenza. Nel primo la legge affida una delega al governo in materia di “adeguamento dell’offerta di servizi alle forme di mobilità che si svolgono mediante l’uso di applicazioni web che utilizzano piattaforme tecnologiche per l’interconnessione dei passeggeri e dei conducenti”.

Ciò significa che il Governo dovrà normare le nuove forme di trasporto che utilizzano applicazioni e che mettono in contatto diretto i passeggeri e i conducenti. Il secondo punto contestato è quello che chiede “promozione della concorrenza, anche in sede di conferimento delle licenze, al fine di stimolare standard qualitativi più elevati”. Quindi consente che venga data pubblicità alla presenza di alternative ai normali taxi.

“NO ALLA CONCORRENZA AL RIBASSO”

I tassisti non vogliono competere con colossi del trasporto come Uber e Lyft perché sono sistemi in cui chiunque, anche senza licenza o alcun tipo di permesso, potrebbe trasportare persone da un punto all’altro del Paese. In pratica è trasporto automobilistico privato attraverso un’applicazione mobile, che mette in collegamento diretto passeggeri e autisti.

“Noi siamo un mercato regolato – ha spiegato Alessandro Nordio, responsabile di Confartigianato Taxi – e in quest’ambito non si può parlare di concorrenza, ma di trasparenza e professionalità. Noi non siamo contrari alle piattaforme, purché però rispettino le norme regionali e comunali, nell’ambito delle quali ci sono anche condizioni vantaggiose per l’utenza, come le tariffe agevolate per gli anziani. Sia chiaro, noi non diciamo no alla tecnologia, ma alla concorrenza al ribasso. Sarebbe come dare la possibilità a una piattaforma di intermediare sul biglietto dell’autobus”.

ANCHE GLI UBER FILES ALLARMANO I TAXI ITALIANI

La protesta, si anticipava, è stata rinfocolata dalla lettura degli oltre 124mila documenti confidenziali interni a Uber, denominati «Uber Files», resi noti dalla testata britannica The Guardian. Si tratta di materiale relativo al periodo compreso fra il 2013 e il 2017, quando alla guida della società c’era Travis Kalanick che rivelano condotte molto aggressive sui decisori politici al fine di agevolare l’ingresso dell’ex startup americana nel mercato europeo tenute finora nascoste. Questo nonostante nessun documento riguardi il governo italiano (all’epoca guidato da Matteo Renzi) e non si possano fare collegamenti tra le pressioni descritte nei files e il contenuto del decreto Concorrenza.

COSA SONO GLI UBER FILES E CHI LI HA ESAMINATI?

I file, che di fatto consistono in 83mila e-mail, iMessage, messaggi WhatsApp, presentazioni, fatture e documenti Word, sono stati condivisi dal Guardian con 180 giornalisti di 29 Paesi tramite il Consorzio internazionale di giornalisti investigativi (ICIJ) e con una serie di testate, fra cui BbcPanorama e Le Monde.

NEGLI UBER FILES MACRON, MA ANCHE SCHOLZ E BIDEN

Uno dei contenuti di spicco riguarda l’appena rieletto Emmanuel Macron e potrebbe fornire un’arma assai potente all’opposizione, sempre più forte. Da ministro delle Finanze, l’attuale inquilino dell’Eliseo avrebbe «segretamente aiutato Uber a fare lobbying in Francia», scrive il Guardian, sottolineando che Macron permise «a Uber accesso frequente e diretto a lui e al suo staff».

Dai file risulta inoltre che Uber avrebbe provato a fare lobbying sull’attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz, ai tempi sindaco di Amburgo schierato apertamente contro Uber, e sull’attuale presidente USA, Joe Biden, che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di vice presidente di Barack Obama. Al momento, però, non è dato sapere di più.

LA REPLICA DI UBER

«Non abbiamo e non cercheremo scuse per comportamenti passati che chiaramente non sono in linea con i nostri valori attuali. Chiediamo invece al pubblico di giudicarci in base a ciò che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni e cosa faremo negli anni a venire», afferma Uber in una dichiarazione riportata dal Guardian.

L’EX COMMISSARIA KROES IN TRATTATIVE CON UBER

La Bbc ha vagliato gli Uber files che dimostrano coinvolgimenti anche all’interno della passata Commissione europea: l’ex commissaria Ue per il Digitale, Neelie Kroes, «fu in trattative per unirsi a Uber prima della fine del suo mandato e poi segretamente fece pressioni per l’azienda, in potenziale violazione delle norme etiche dell’Ue». «Allora – scrive la Bbc – Uber non era solo una delle aziende in più rapida crescita al mondo: era una delle più controverse, perseguitata da casi giudiziari, accuse di molestie sessuali e scandali di violazione dei dati».

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