Mythos, nuovi modelli di IA e computer quantistici stanno cambiando gli scenari di cybersecurity e guerra ibrida. Secondo il presidente di Olidata, Cristiano Rufini, servono subito infrastrutture resilienti e dati sotto controllo nazionale
L’Ue si è assicurata Mythos e Gpt-6-Astra, i nuovi modelli di Ia che rivoluzioneranno cybersecurity, intelligence e guerra ibrida. Questi sistemi offrono un’opportunità importante per mettere in sicurezza i software più critici al mondo prima che modelli con capacità simili diventino ampiamente disponibili e finiscano nelle mani sbagliate. Nel frattempo, però, si moltiplicano episodi di modelli sfuggiti al controllo. Intanto, la minaccia quantica è diventata ormai realtà. Il presidente di Olidata, Cristiano Rufini, in una recente intervista rilasciata ad AdnKronos traccia la rotta per evitare i rischi legati ai nuovi modelli di IA al Quantum: investire in dati nazionali e un’infrastruttura resiliente ai nuovi cyber attacchi.
IA E QUANTUM LE NUOVE ARMI DELLA GUERRA IBRIDA
I nuovi modelli di Ia e il Quantum sono pronti a rendere la guerra ibrida sempre più letale e pervasiva. Infatti, il Quantum Computing è un acceleratore in grado di moltiplicare a dismisura la potenza di attacco dei sistemi informatici, secondo il presidente di Olidata. Una svolta digitale che richiede decisioni pragmatiche e immediate da parte di imprese e istituzioni, spiega Rufini. Tuttavia, la consapevolezza attorno alla “minaccia Quantum” resta ancora drammaticamente bassa.
“Credo che a passi sempre più veloci ci stiamo avvicinando a un futuro dove bisogna prendere delle decisioni molto pragmatiche e molto veloci. Il Quantum è un acceleratore, aumenta la potenza di calcolo e di capacità di essere pervasivi dei sistemi”, spiega Rufini in una recente intervista rilasciata a AdnKronos.
IA, RUFINI: SERVE UN’INFRASTRUTTURA NAZIONALE RESILIENTE
Anche i modelli di IA non appartengono più alla fantascienza. La potenza computazionale di modelli è talmente avanzata che l’accesso a questi sistemi è limitato a una platea selezionata di utenti. La stessa Unione Europea ha dovuto trattare con Anthropic per ricevere l’accesso a Mythos 5, il sistema di intelligenza artificiale più capace mai costruito per individuare e sfruttare le vulnerabilità del software nei sistemi operativi e nei web browser.
“La consapevolezza, quella più chiara, è che Mythos ha ormai superato qualsiasi aspettativa, per cui la sua potenza e capacità sono ormai conclamate. A maggior ragione non dobbiamo più pensare come un fatto futuristico o come un’ipotesi, ma come un’assoluta evidenza e circostanza”, spiega Rufini.
Una potenza tale che rischia di sfuggire di mano ai suoi stessi utilizzatori. Non a caso, negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie di malfunzionamenti e perdite di controllo sui modelli di IA. Tuttavia, quelli che oggi vengono archiviati come semplici malfunzionamenti o perdite di controllo sui modelli di Intelligenza Artificiale, domani rischiano di trasformarsi in armi per agenti malevoli, sottolinea il presidente di Olidata. Di fronte a questa evidenza, l’unica strada percorribile è la costruzione di un’infrastruttura nazionale profondamente resiliente, secondo Rufini. Un sistema in grado di respingere gli attacchi che mirano a destabilizzare i nodi nevralgici del Paese, come banche, grandi imprese e istituzioni pubbliche.
DATI NAZIONALI PER DIFENDERSI DAI CYBER ATTACCHI
Il boom dei data center accende un faro sulla sicurezza dei dati. L’unica strada per accelerare su queste infrastrutture centrali per lo sviluppo dell’Ia è collaborare con i colossi mondiali del Cloud, gli hyperscaler che possiedono i mezzi per realizzare infrastrutture miliardarie, secondo il presidente di Olidata.
La vera partita si giocherà sul controllo dei dati, spiega Rufini. La chiave per il presidente di Olidata è utilizzare le piattaforme globali, ma blindare la sovranità nazionale mantenendo le chiavi di crittografia dei dati all’interno dei confini italiani.
“Credo che una capacità di resilienza sia imprescindibile nel nostro immediato futuro”, sottolinea Rufini.

