Italia

La considerazione amara di Cattaneo sulla condanna di Formigoni

L’intervento di Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia ripreso dai social sulla condanna definitiva di Roberto Formigoni da parte della Corte di Cassazione

Roberto Formigoni poco fa è stato condannato definitivamente dalla Corte di Cassazione a 5 anni e 10 mesi. Ora dovrà andare in carcere perché la legge “spazzacorrotti”, appena entrata in vigore, cancella ogni beneficio, compresi gli arresti domiciliari per chi ha più di 70 anni.

La notizia della condanna definitiva di Formigoni mi ha raggiunto in cima al Sacro Monte di Varese, subito dopo aver terminato un Rosario recitato lungo la salita dalla Prima Cappella con mia moglie e un gruppo di amici per Veronica, che domani sarà operata per un tumore, e per sostenere Roberto. Al termine uno di noi ha ricordato anche l’intenzione di preghiera per Roberto dicendo che non si sapeva ancora l’esito della sentenza. In quel momento sul cellulare mi è arrivato un messaggio con l’annuncio della condanna. La notizia mi ha provocato un dolore profondissimo e un senso di incredulità. Solo la preghiera può rendere comprensibile e dare un senso a tutto questo. Poi ho avuto tutto il tempo della lunga discesa e del ritorno a casa per riflettere e ora voglio rendere pubblico il mio pensiero.

Innanzitutto voglio chiedere scusa. Comincio da questo punto strano perché se “qualche pretesto dovremo pur averlo dato” io vedo i miei limiti e chiedo scusa. Ho vissuto ogni giorno dal 1995 al 2013 di questi straordinari 18 anni di Presidenza di Roberto Formigoni in Regione Lombardia, con responsabilità diverse, ma sempre vicino a lui e in ruoli non secondari. Con lui sono stato Dirigente della Presidenza e Assessore. Ho partecipato a una esperienza di governo straordinaria, con risultati sconosciuti prima e ineguagliati dopo. Ho conosciuto, visto e udito un gruppo di cattolici che ha provato a trafficare i propri talenti nel campo arduo della politica, in un tentativo sincero e indomito, costruendo soluzioni originali e innovative, ricche di intelligenza e di competenza, nell’interesse di tutti e per migliorare la vita soprattutto dei più poveri e dei più fragili. Vorrei enumerare le tante riforme che hanno reso la Lombardia un modello di buon governo, dalla sanità alle politiche del lavoro, alla formazione professionale. Ma non è questo il momento.

Certamente però avremo fatto anche degli errori. Siamo, sono un uomo come tutti, con tanti limiti e peccati. Non sono un superuomo e neppure ahimè un santo. Ho un pessimo carattere e molti comportamenti discutibili. Certamente ho sbagliato anch’io e questo avrà turbato o colpito qualcuno: me ne dolgo e chiedo perdono. Anche Roberto avrà certamente sbagliato. Alcune vacanze probabilmente non avrebbe dovuto permettersele, alcuni eccessi nel lusso stridevano troppo con la sua scelta di vita consacrata… Avrà certamente molto anche lui di cui chiedere scusa, ma non è l’uomo che viene dipinto da questa sentenza!

Chiediamo scusa, ma non siamo dei corrotti! C’è differenza tra peccato e reato! Come ho già avuto modo di dire in occasione della sentenza d’appello: “mi rendo conto che questa affermazione oggi è assolutamente controcorrente e non può che caricarmi di strali e contumelie se non di peggio… non scrivo queste cose per incoscienza. Al contrario le scrivo proprio in forza di una coscienza che si fonda su anni di esperienza personale. Alla comodità di una posizione opportunistica e di convenienza personale (tipo “attento, chi te lo fa fare, stai zitto che ti conviene.. non cercarti guai”) preferisco raccontare quello che ho visto e personalmente vissuto”.

18 ANNI DI PRESIDENZA ALLA REGIONE LOMBARDIA

Roberto Formigoni non è un corrotto! Non è un malfattore, un ladro, un poco di buono. Lo dico con tutto il rispetto che si deve a una sentenza definitiva e all’autorità che l’ha emessa, ma lo dico in forza di una esperienza, di ciò che ho vissuto, visto, toccato, conosciuto. Quindi lo dico per il rispetto che si deve ancor prima alla verità. Formigoni non è il capo di una banda di criminali semplicemente perché la Lombardia non è stata governata per 18 anni da un gruppo criminale, ma da un Presidente e intorno a lui da una squadra composta innanzitutto da cattolici che hanno preso sul serio la vocazione alla politica come forma più alta di carità. Che non si sono arricchiti, che non hanno rubato, che non hanno coltivato i propri interessi oscuri e affari loschi, benché oggi in molti paghino un prezzo altissimo per aver cercato di servire il bene comune non solo nelle discussioni fatte prendendo il the, ma sporcandosi le mani nella concretezza dell’azione politica.

Come Paolo Valentini, Ingegnere aeronautico con 2 Master (alla SDA Bocconi e in una Università Inglese) Consigliere Regionale per quattro legislature e capogruppo del PDL, che – travolto dallo scandalo degli scontrini per i rimborsi dei consiglieri (come capogruppo gli è stato contestato il 25% degli importi di ciascun membro del gruppo) – oggi per campare spalma maionese sui tramezzini che vende vicino al Pirellone o con un Apecar davanti al Politecnico. O come Giulio Boscagli, Assessore alla Famiglia, uno degli uomini più retti che abbia mai conosciuto, a cui non è mai stato perdonato di essere il cognato di Formigoni, quindi anch’egli oggetto di indagini concluse al più con un nulla di fatto ma che gli sono costate soldi, tempo e fatica immeritata. È tornato ad insegnare e oggi è in pensione, dopo aver fatto parte per 5 anni del Corecom a titolo gratuito perché da ex consigliere gli venne persino negata l’indennità prevista per i componenti. E potrei continuare parlando di Romano Colozzi – assessore al bilancio stimato da amici e avversari, vero riferimento per tutte le regioni in materia di finanza Regionale – anche lui indagato e poi prosciolto; Nicola Sanese – Segretario Generale e uomo dalla capacità di lavoro straordinaria e apprezzata da tutti, coinvolto pesantemente nel processo Maugeri/San Raffaele e poi assolto, come Carlo Lucchina, allora Direttore Generale della Sanità, dopo travagli e sofferenze estreme per loro e le loro famiglie. E tanti altri che non cito perché diventerebbe troppo lunga. Questi li ho voluti ricordare perché la storia che ho vissuto è fatta di nomi, facce, persone concrete che con Roberto Formigoni hanno dato l’anima per Regione Lombardia, perché tutto funzionasse, almeno come desiderio e tentativo, nel modo migliore e fosse all’altezza di essere davvero al servizio di tutti. Quasi tutti in cambio hanno ricevuto guai e travagli. E oggi per molti, anche fra gli amici, sono oggetto di sospetti, critiche, contumelie, prese di distanza. È giusto così? Ditelo voi.

A settembre scrissi: “Roberto Formigoni non è un corrotto perché gli sono stato vicino per anni, ho visto come lavorava, che cosa aveva a cuore, la passione che ci metteva, l’impegno senza risparmiarsi, la tensione continua a costruire, insieme alla sua squadra, soluzioni utili al bene comune e al benessere di tutti. Un corrotto non desidera costruire il bene comune, ma solo il proprio interesse personale. Ama il disimpegno, la vita comoda, non si danna l’anima per cercare di governare nel modo migliore una regione di dieci milioni di abitanti. Non si spende dalla mattina presto a notte per metter in piedi un sistema sanitario, formativo, di welfare, di infrastrutture, in grado di competere con le regioni più avanzate del mondo e soprattutto di trasformare un’idea culturale e valoriale come la sussidiarietà in un modello di governo funzionale ed efficiente, anche in termini di costi. Un modello di governo che in gran parte resiste ancora oggi in Lombardia e continua a produrre frutti positivi per tutti i lombardi.”
Ancora oggi, di fronte alla condanna definitiva, la penso esattamente così!

Chiudo dicendo quale secondo me oggi è la nostra responsabilità.

La sintetizzerei così: cattolici svegliatevi! Aprite gli occhi, guardate la realtà, accorgetevi di cosa accade! Abbandonate il divano e smettetela di bere il the o peggio di abbeverarvi al rancore! Abbandonate dunque ancor più le divisioni, i sospetti, i personalismi.

Non fermatevi alla rappresentazione che vi viene data in pasto, quella che domani troverete sui giornali, per dire che certamente qualcosa Formigoni avrà pur fatto, che sono tutti uguali, che non ne vale la pena.
Chi crede in Gesù crede in un Dio ingiustamente condannato, incarcerato, processato in malo modo e messo a morte innocente. Noi cristiani dovremmo avere una certa dimestichezza con le condanne ingiuste… Non possiamo fermarci alla superficie della realtà, né possiamo farci vincere dalla paura e scappare (si capisce, lo hanno fatto anche gli apostoli, ma resta sbagliato). Ci vuole coraggio, pazienza e consapevolezza. Ma bisogna coltivare il seme!

È certamente necessario ma non basta stare vicino a Roberto Formigoni con la preghiera, l’amicizia e la nostra solidarietà concreta.

Oggi, in questo tempo confuso dove vince chi titilla urlando le emozioni della pancia e non chi suscita riflettendo il pensiero della testa e la corrispondenza del cuore, noi abbiamo un compito: far sì che continui a vivere, che non debba finire come molti vorrebbero dannandone anche la memoria, ciò che Roberto Formigoni ha costruito e di cui è stato il segno più evidente.

Dobbiamo conservare e sostenere una presenza politica che afferma e prova a tradurre in pratica questi valori e questi ideali, perché è ciò di cui ha davvero bisogno il nostro tempo; una presenza che oggi ha bisogno di nuova vita.

UN MODELLO DI GOVERNO DA PERSEGUIRE

Dobbiamo conservare e sostenere un modello di governo in cui la sussidiarietà non sia solo una bella espressione accademica da usare nei convegni ma un principio ordinatore di ogni legge o delibera; in cui la libertà di scelta non rimanga un principio astratto ma possa essere esercitato concretamente nella sanità, nella scuola, nel welfare, ecc.; in cui la solidarietà non sia il pietismo di una carità pelosa o peggio interessata, ma un fatto riconosciuto dalle norme e attuato da chi la vive con un ideale prima che dalla burocrazia, un dovere per chi la pratica e un diritto per chi la riceve.

Io continuerò a spendermi con raddoppiato slancio per questo e sono a disposizione di chiunque voglia farlo con me. Stasera più che mai, nel nome di Roberto Formigoni che si prepara ad andare in carcere, per fare anche la sua parte.

Raffaele Cattaneo
Regione Lombardia

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