Dubbi costituzionali e tempi parlamentari: perché Roma dice no al Board of Peace
La premier Meloni in direzione del no al Board of Peace di Donald Trump per Gaza. Tra le motivazioni del rifiuto, lo scoglio dell’articolo 11 della nostra Costituzione, i tempi troppo stretti per un voto al Parlamento che sarebbe necessario prima di entrare nell’organismo e i dubbi del Quirinale.
IL NODO DELL’ARTICOLO 11
L’articolo 11 della Costituzione sancisce il ripudio della guerra come strumento di offesa e risoluzione delle controversie e permette all’Italia di far parte di organismi internazionali che perseguono la pace e la giustizia internazionale solo «a parità di condizioni con gli altri Stati». Nel Board queste condizioni non si verificano perché Trump (lui in persona, non in quanto presidente Usa) ne sarebbe il vertice, creando un’Onu parallela e privata a immagine e somiglianza del tycoon. “Il Board of Peace potrebbe sostituire le Nazioni Unite. L’Onu non è stata di grande aiuto”, ha detto in conferenza stampa alla Casa Bianca.
La ratifica dei Trattati internazionali deve passare poi per il voto del Parlamento con una legge ordinaria per la quale non c’è più tempo. Tutte queste preoccupazioni sono condivise anche dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella anche se dal Quirinale non è arrivato un vero e proprio stop, ma soltanto “una condivisa perplessità di natura costituzionale”.
Al quadro si aggiunge la presenza nel Consiglio di Vladimir Putin e dell’alleato bielorusso Lukashenko che fa storcere il naso ai due a ministri impegnati nella difesa dell’Ucraina, Antonio Tajani e Guido Crosetto. Da Forza Italia arrivano le resistenze più forti e anche la Lega sembrerebbe accodarsi.
Tutti questi dubbi stanno spingendo Giorgia Meloni lontano Consiglio di pace, che sarà battezzato a Davos. Intanto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen diserterà la cerimonia organizzata dal presidente Usa.
CHI HA RIFIUTATO
Il presidente Emmanuel Macron ha già espresso il suo rifiuto e per questo ha incassato la minaccia dei dazi al 200% su champagne e vini francesi dal tycoon. Verso il no si stanno muovendo anche il premier inglese Keir Starmer e il Cancelliere tedesco Friedrich Merz.
Le nazioni che hanno accettato ufficialmente sarebbero 14: Ungheria, Argentina, Albania, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Israele, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Paraguay, Uzbekistan e Vietnam.
COSA È IL BOARD OF PEACE
Il Board of Peace (BoP) è un Consiglio transitorio per la pace globale nato per occuparsi del futuro della Striscia di Gaza. Pensato da Trump per riempire il vuoto di governance aperto nella fase due del cessate il fuoco, è stato istituito con una risoluzione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Viene autorizzata una forza di stabilizzazione internazionale per supervisionare la ricostruzione, la sicurezza nella Striscia e una futura governance. E’ “un’organizzazione internazionale che mira a promuovere stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti” recita lo statuto.
Accanto al Consiglio vero e proprio, il progetto prevede anche un comitato palestinese di governance, presieduto dall’ex viceministro della Pianificazione alla nascita dell’Autorità nazionale palestinese Ali Shaath. E un comitato esecutivo consultivo che include figure il segretario di Stato degli Stati Uniti Marco Rubio a Jared Kushner, Steve Witkoff e Tony Blair.
LE FUNZIONI DEL BOP
Il Board of Peace si presenta in realtà come una creatura tutta trumpiana. Sarà il Presidente americano a decidere chi invitare a farne parte o meno. Un modo per picconare ulteriormente il diritto internazionale sostituendosi all’Onu.
Ogni paese membro ha diritto a un voto e le decisioni verranno prese a maggioranza. Ma l’ultima parola è di Trump: non passa nulla senza la sua approvazione. Oltre a selezionare i membri potrà anche sospenderli, rimuoverli e bloccare le deliberazioni che riterrà non coerenti con gli obiettivi del Consiglio.
Le riunioni saranno convocate almeno una volta l’anno e l’ordine del giorno verrà sottoposto alla sua approvazione. Ogni membro resta in carica per un massimo di tre anni, ma chi versa un miliardo di dollari in contanti nel primo anno ottiene lo status di membro permanente senza scadenza di mandato.

