Dal divieto di passare da giudici a pubblici ministeri allo sdoppiamento del Csm: la riforma della Giustizia rischia di incidere sull’indipendenza della magistratura e sugli equilibri della democrazia costituzionale. Le parole della prof.ssa Alessandra Algostino, ordinaria di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino
Dividi et impera è una locuzione latina che, secondo i detrattori della riforma della giustizia, potrebbe ben descrivere la strategia che guida il progetto di trasformazione della magistratura. Formalmente “resta fermo il principio, sancito dall’articolo 104 della Costituzione, secondo cui la magistratura è «ordine autonomo e indipendente»”, ricorda la prof.ssa Alessandra Algostino, ordinaria di Diritto costituzionale presso l’Università di Torino raggiunta da Policymakermag, ma la continuità lessicale si affianca a “frammentazione di organi e competenze”. Il mantenimento formale del principio di autonomia non neutralizzerebbe, quindi, gli effetti della separazione delle carriere e di un Csm frammentato e indebolito.
La riforma interviene su tre aspetti dell’ordinamento giudiziario: separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri) con il divieto di “travaso”, sdoppiamento del Csm e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. Che cosa comporta tutto questo? Qual è l’impatto sull’impianto costituzionale?
Non si tratta solo di una semplice revisione della Costituzione, che modifica alcune norme costituzionali. La riforma impatta sull’indipendenza della magistratura, con quanto ne consegue in termine di effetti sulla separazione dei poteri (la forma di governo) e sulla limitazione del potere, ovvero sulla forma di stato (la democrazia costituzionale).
Non viene mutato formalmente il riconoscimento della magistratura come «ordine autonomo e indipendente», di cui all’articolo 104 della Costituzione, ma alla proclamazione di principio seguono, come ricordava, la frammentazione di organi e competenze, il ricorso al sorteggio e l’innesto di elementi gerarchici, che la indeboliscono e ne minano l’indipendenza.
Che impatto avrà la riforma sulle singole carriere? I giudici saranno meno liberi e meno equilibrati?
L’impatto è multiplo. Iniziamo dal sorteggio. Il sorteggio, da un lato, esprime sfiducia e svilisce ciascun giudice ritenuto fungibile rispetto ad ogni altro, nonché incapace di scegliere i propri rappresentanti (ovvero garanti), in uno con la denigrazione mediatica che da anni accompagna la giustizia (basti ricordare, da ultimo, l’attacco ai giudici in occasione delle pronunce sui centri per stranieri in Albania, l’ossessiva persistenza del “caso Garlasco”, le passioni mobilitate contro i giudici nella vicenda della “famiglia nel bosco”); dall’altro lato, toglie voce alla varietà e complessità delle interpretazioni, depriva la ricchezza di visioni che attraversano la magistratura e la riflessione che scaturisce dal confronto. Le modalità di sorteggio presentano, inoltre, ulteriori criticità: a) quanto ai laici, non essendo stabilito il numero di eletti nell’elenco né le modalità della loro elezione, e, in specie, non essendo previste maggioranze qualificate, si rischia che l’elezione si risolva in una scelta (quasi) ad personam e che sia rimessa al solo continuum maggioranza parlamentare-governo; b) stante le differenze nel sorteggio fra laici e togati, si crei una forte e omogenea componente laica a discapito di una frammentata e debole componente togata.
Si aggiunga che l’Alta Corte disciplinare, che vede la componente togata scelta tra i vertici, intacca l’indipendenza interna della magistratura, ovvero l’indipendenza che connota ciascun giudice rispetto agli altri (la magistratura non a caso è definita potere diffuso).
Quanto al pubblico ministero l’esperienza comparata, i trascorsi storici e un contesto che registra una tendenza colonizzatrice dell’esecutivo nei confronti degli altri poteri dello Stato mostrano come il rischio di una influenza del Governo sia tutt’altro che irreale (ad esempio attraverso una dilatazione dei compiti organizzativi del Ministro della giustizia o rafforzando la connessione fra pubblico ministero, polizia giudiziaria, Ministro dell’interno).
Si avrà un Csm meno forte? Verrà privato della sua indipendenza?
La revisione prevede di mantenere, all’articolo 104, il riferimento alla «magistratura come ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere», con la precisazione che essa «è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente», ma l’affermazione di principio è svuotata dall’indebolimento del Csm attraverso la frammentazione degli organi e delle competenze e il ricorso al meccanismo del sorteggio.
Il Cdm ha integrato il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma. La data non è slittata.
Una scelta giuridicamente corretta e fra l’altro ora il quesito, con il riferimento agli articoli della Costituzione, è più chiaro. Sulle date, il maggior problema è stata la forzatura iniziale, non attendere che decorressero i tre mesi, a tutela dell’iniziativa anche degli altri soggetti legittimati a richiedere il referendum. Ricordo che la ratio del referendum è permettere la più ampia discussione possibile e impedire che la Costituzione sia modificata se non vi è la necessaria condivisione. A tal proposito ricordo che il referendum è oppositivo, non, come da vulgata, confermativo, stante che il suo senso è consentire di opporsi ad una modifica del patto sociale, che in quanto concerne i fondamenti del vivere insieme richiede la più ampia discussione e condivisione possibile.
Decreto sicurezza. Il governo si sta orientando verso una decretazione che sembra seguire la cronaca. Siamo di fronte a una situazione di particolare emergenza (fatti di Milano e Torino) o si tratta di una pratica eccessiva?
Sinteticamente, senza dubbio si tratta di un provvedimento assolutamente non necessario e, aggiungo, che presenta profili di incostituzionalità.
Si tratta di una riforma della magistratura o di una riforma della giustizia?
È una riforma che incide sulla democrazia costituzionale: nel momento in cui si indebolisce la magistratura, si mina la sua indipendenza, si intacca la separazione dei poteri e la limitazione del potere, cardini della democrazia costituzionale.

