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La vera storia della fiamma tricolore di Fratelli d’Italia

Giorgia Meloni

La fiamma tricolore che campeggia sul simbolo di Fratelli d’Italia è stata ereditata dal simbolo del Msi, Emilio Maria Avitabile ne fu l’autore

Torna il fantasma fascismo. Puntale, sotto elezioni, tra pochi programmi e promesse vane, buona parte della sinistra italiana torna a parlare dell’eredità fascista di Giorgia Meloni, la leader di Fratelli d’Italia che proprio dal Fascismo, nei giorni scorsi, ha provato a prendere le distanze.

Distanze che non convincono, però, Liliana Segre che ha chiesto a Giorgia Meloni di eliminare la fiamma tricolore dal simbolo del partito. Ma, guarda caso, quella fiamma, che negli anni ha subito modifiche cromatiche e stilistiche, era nel simbolo del partito del Msi, con cui si candidò proprio il marito della Segre, l’avvocato Alfredo Belli Pace.

Andiamo per gradi.

La presa di distanza di Giorgia Meloni

Partiamo dalle parole della leader di Fratelli d’Italia.

“La destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche”, ha affermato Giorgia Meloni in un video destinato alla stampa estera.

Un tentativo, senza dubbio, di respingere al al mittente le accuse che le vengono mosse dagli avversari.

Le richieste di Liliana Segre

Tentativo che non ha convinto Liliana Segre, senatrice a vita, che da giovane venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau. “Nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito“, ha detto la Segre su “Pagine Ebraiche”.

La stessa fiamma del Msi

Perché quella fiamma è simbolo di tanta discussione? La fiamma tricolore presente nel simbolo di Fratelli d’Italia campeggiava anche nel simbolo del Movimento Sociale Italiano (MSI), il partito fondato nel 1946 da ex fascisti e membri della Repubblica Sociale Italiana, tra cui Giorgio Almirante e Pino Romualdi, che per quasi cinquant’anni fu il principale partito di destra in Italia.

Quella stessa fiamma fu ereditata da Alleanza Nazionale, prima, e da Fratelli d’Italia, dopo.

Meloni cambia il simbolo del partito

Ma nel 2017, confermata presidente di Fratelli d’Italia per acclamazione durante il congresso di Trieste, la leader rivide il simbolo di partito,  eliminando la scritta Alleanza Nazionale e, sotto, quella Msi e mantendeno solo la fiamma.

La candidatura di Alfredo Belli Pace per il Msi

Sotto il simbolo di quella fiamma e del Msi si candidò (per poi ripensarci, a causa di una grave crisi matrimoniale) anche l’avvocato Alfredo Belli Pace, marito di Liliana Segre, morto nel 2007. Alfredo Belli Pace entrò nell’esercito dopo aver frequentato l’accademia militare di Livorno, e venne inviato come sottotenente d’artiglieria in Grecia. Quando fu catturato dai tedeschi, rinunciò ad aderire alla Repubblica Sociale Italiana, rimanendo fedele al Re e questo venne imprigionato, girando sette campi di prigionia diversi.

A ricordare della candidatura, in questi giorni, è stato Ignazio la Russa.

“Con tutto il dovuto rispetto per la signora senatrice Segre che stimo, mi permetto di ricordare a scanso di ogni equivoco che la fiamma presente nel simbolo di Fratelli d’Italia – oltretutto senza la base trapezoidale che conteneva la scritta Msi – non è in alcun modo assimilabile a qualsiasi simbolo del regime fascista e non è mai stata accusata e men che meno condannata, come simbolo apologetico. Spero, inoltre, di non essere irriguardoso nel ricordare che il marito della stessa senatrice Segre, che ho personalmente conosciuto e apprezzato, si candidò con Almirante sotto il simbolo della fiamma con la scritta Msi senza ovviamente rinunciare alla sua lontananza dal fascismo”, ha detto La Russa.

Fiamma realmente simbolo di fascismo?

Candidature a parte, quella fiamma è davvero un simbolo di origine fascista? Non proprio, quella fiamma non ha dirette connessioni con il ventennio fascista.  E non può essere il simbolo della fiamma collegato alla fiammella che “arde” sulla tomba di Benito Mussolini, come sostenuto da alcuni esponenti di sinistra in questi giorni (tra questi lo storico Andrea Romano, deputato del PD). É questione di tempo: quando Almirante scelse la fiamma, nel settembre del 1947, Mussolini non aveva ancora una sua tomba e le sue spoglie erano conservate (per non dire nascoste) in un convento cappuccino di Cerro Maggiore, per essere restituite alla famiglia solo nel 1957, ovvero dieci anni dopo la decisione del leader del Msi.

 

Chi ha disegnato la fiamma tricolore

Chi fu l’autore del simbolo della fiamma? A disegnarlo non fu direttamente Giorgio Almirante, come molti sostengono.

In base a quanto riporta, Antonio Mazzone su “Il Secolo d’Italia”, la fiamma è stata disegnata dal professore Emilio Maria Avitabile su sollecitazione di Gianni Roberti, come testimoniano delle lettere di Giovanni Tonelli inviate a Roberti.

Avitabile nacque a Catania nel 1910 e morì a Napoli nel 1989, all’età di 79 anni, fu stato allievo del grande Giuseppe Casciaro e fu un grande artista del XX secolo. “Lei meriterebbe più premi di quanti ne ha avuti, ma ha il demerito di aver nobilitato il suo partito con quel bel simbolo che nel 46 disegnò”, disse Carlo Carrà, eminente pittore e docente presso l’Accademia di Brera, ad Avitabile in visita ad una sua mostra in Versilia.

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