L’anno appena trascorso ha visto il ministro della giustizia Carlo Nordio impegnato sul fronte della riforma della giustizia, del processo penale e delle intercettazioni, ma il suo dicastero è finito anche nel mirino dei media per il caso Almasri.
Il 2025 si è aperto per Carlo Nordio tra luci e ombre: da un lato l’avanzamento di una riforma della giustizia centrale per l’agenda del governo e storicamente cara a Forza Italia, dall’altro le polemiche e le tensioni istituzionali legate al caso Almasri.
Un anno in cui l’azione riformatrice del ministro si è intrecciata con uno dei passaggi più controversi della sua esperienza al dicastero di via Arenula.
IL CASO ALMASRI
Pronti, via, il nome di Nordio è in tutte le cronache del caso Almasri. Il generale libico viene arrestato a gennaio perché ricercato dalla Corte penale internazionale per Crimini contro l’Umanità e riportato a Tripoli su un volo di Stato.
In base alla legge e agli obblighi internazionali, è proprio il ministero della Giustizia che dovrebbe coordinare la cooperazione con la Cpi. Al ministro viene contestata la mancata comunicazione del mandato di cattura e, dopo quanto riferito durante le informative pubbliche, anche il fatto che non potesse non sapere. Le polemiche coinvolgono anche figure molto influenti all’interno del ministero, come la sua capa di gabinetto Giusi Bartolozzi.
Alla fine l’ipotesi di reato per Nordio parla di peculato per l’utilizzo di un aereo di Stato, favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio. A ottobre la Giunta per le autorizzazioni della Camera nega però l’autorizzazione a procedere, respingendo la richiesta di processo per tutt’e tre.
LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA IN NOME DI SILVIO
Placatesi le acque, Nordio si dedica a uno dei pilastri del programma dell’attuale esecutivo, ossia la a riforma della giustizia.
Tra le battaglie storiche di Forza Italia e di Silvio Berlusconi, il testimone della riforma è raccolto adesso dal governo Meloni, che ha affidato al Guardasigilli il compito di portarla a termine.
Le modifiche prevedono la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, una modifica che secondo i promotori punterà a rendere più netta la distinzione fra chi indaga e chi giudica, rafforzando l’imparzialità.
La riforma viene approvata dal Parlamento il 30 ottobre, ma non riceve la maggioranza dei due terzi dei seggi, motivo per cui i partiti di maggioranza e alcuni dell’opposizione chiedono di votare un referendum per confermarla.
Ad oggi la data del referendum non c’è. Di certo, si voterà in due giorni, forse tra il 29 e 30 marzo. Essendo un referendum costituzionale non serve il raggiungimento del quorum ma sarà sufficiente la maggioranza del “sì” tra i voti. Recenti sondaggi dicono che i sì sono avanti di dieci punti.
LE CORRENTI DELLA MAGISTRATURA
C’è poi il tema più ampio dei problemi interni alla magistratura, cui Nordio si è spesso riferito parlando di “degenerazioni correntizie”. Secondo il ministro le correnti hanno distorto il funzionamento dell’ordinamento. Secondo l’avvocatessa Giulia Bongiorno: “(La riforma Nordio) non punirà i magistrati ma le degenerazioni delle correnti e premierà i magistrati meritevoli che sono stati penalizzati dal fatto di non essere iscritti alle correnti”.
La riforma della giustizia prevede infatti anche l’introduzione del sorteggio temperato per le nomine dei magistrati membri del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), che consente una valutazione preliminare dei candidati, evitando una totale casualità. “Il sorteggio mira ad evitare quel mercimonio di cariche e di funzioni che esiste oggi nell’ambito delle correnti della magistratura” ha sostenuto a novembre Nordio e avverrà tra magistrati di indubbia competenza.
LA RIFORMA DEL CODICE PENALE
Accanto alla madre di tutte le battaglie, Nordio ha ribadito, durante il nono congresso di Nessuno tocchi Caino, che sta lavorando anche “per un nuovo codice di procedura penale che enfatizzi i momenti del garantismo (la presunzione di innocenza, la certezza di una pena che deve essere umana e la rieducazione del condannato)”.
L’’intenzione è quella di limitare la carcerazione preventiva in conformità alla presunzione di innocenza. “Vi sono più di 15mila persone in detenzione che non scontano una condanna definitiva e una buona parte di queste viene poi scarcerata, perché la loro detenzione si è manifestata ingiustificata” ha sottolineato.
INTERCETTAZIONI: LA MAFIA NON PARLA AL TELEFONO
“Ma voi credete davvero che la mafia parli col telefonino per fare un attentato?” chiedeva Nordio a gennaio 2024 in Senato durante una relazione sull’amministrazione della giustizia, pochi mesi dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro.
Il ministro ha da sempre definito le intercettazioni uno “strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica”. E sempre secondo i dati forniti da Nordio, il loro costo si aggirerebbe tra i 160 e i 180 milioni di euro l’anno.
Dichiarazioni e numeri contestati da chi le considera essenziali nella lotta lla mafia e alla corruzione, come Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, secondo cui “Il mafioso che dice al suo interlocutore “ci vediamo al bar” oppure “al solito posto” è un dato importantissimo, perché si potrebbe trattare dell’esecutore materiale di un reato”.
La riforma delle intercettazioni è andata avanti e ad aprile 2025 ha introdotto ulteriori limiti che si aggiungono alla legge Nordio dell’agosto 2024. Non possono avere una durata complessiva superiore a 45 giorni salvo “assoluta indispensabilità” e vengono rafforzati i divieti di pubblicazione, proteggendo terze persone. Inoltre vieta la diffusione di contenuti sensibili o lesivi della reputazione al di fuori del processo.
LIMITARE LA CARCERAZIONE PREVENTIVA E IL SOVRAFFOLLAMENTO DELLE CARCERI
Stando a dati aggiornati al 23 dicembre i detenuti nelle carceri italiane sono 63.402 su 51.276 posti regolamentari per un affollamento superiore al 137%. Di sovraffollamento carcerario Nordio ne ha parlato tutto l’anno, annunciando misure volte a contenere il fenomeno. Tra queste la costruzione di nuove carceri o l’ampliamento di quelle che già esistono, l’introduzione di procedure più rapide per concedere la liberazione anticipata a chi ne ha diritto (possibilità che esiste già) e la possibilità per le persone tossicodipendenti di scontare la pena in strutture alternative.
“E’ una situazione che si è sedimentata nei decenni” ribadisce Nordio a ottobre, annunciando l’istituzione di un nuovo commissario per l’edilizia carceraria e interventi per la creazione di nuovi posti detentivi. Secondo il ministro sarebbero 15 mila le persone nelle carceri non condannate in via definitiva, molte delle quali vengono scarcerate dopo un certo periodo “perché la loro detenzione si è manifestata ingiustificata”. Per questo il ministro intende “limitare il più possibile la carcerazione preventiva” e far espiare la pena ai detenuti extracomunitari nei Paesi di origine.
I TEMPI DELLA GIUSTIZIA SI ALLUNGANO
Nel frattempo i tempi della giustizia resteranno una sfida per il Ministero anche nel 2026. Il Pnrr aveva come limite il 30 giugno 2026 per rendere il sistema giudiziario più rapido fissando dei traguardi.
Al 30 settembre 2025, erano stati spesi però circa 1,83 miliardi di euro dei 2,7 miliardi totali previsti. Nello specifico si chiedeva ai magistrati di ridurre la durata del processo civile del 40% e l’abbattimento dell’arretrato fino al 95%, in primo e secondo grado. La riduzione del processo penale del 25% e l’arretrato della giustizia amministrativa del 70%.
Obiettivi che secondo il Mef nella sua relazione sugli indicatori di benessere (Bes), l’Italia non solo non raggiungerà ma vedrà i tempi dei processi civili, anziché diminuire, aumentare.


