Italia

Le dieci regole non scritte della politica dei nostri tempi

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Il decalogo sulle regole d’oro della politica messo a punto da Daniele Meloni per Atlantico Quotidiano

È proprio vero che in politica non ci sono regole fisse? Di fronte a una nuova stagione elettorale scopriamo che qualche regola in realtà c’è, eccome! Ecco un breve decalogo:

  1. L’elettore ha sempre ragione: potrà sembrare strano ma nel segreto dell’urna 1 voto vale 1. È inutile dare di ignoranti, zotici e cafoni a chi vota contro di voi magari producendosi in analisi che dimostrano che chi ha vinto ha preso i voti di poveri, persone con licenza media e anziani. Votano pure loro. E se non li insultaste, potrebbero pure votare per voi la volta dopo, pensate un po’
  2. I vostri rivali sono prima di tutto interni: certo, per vincere le elezioni dovrete superare lo schieramento avverso, ma se non prevarrete nella lotta interna vi attenderà un futuro da minoranza interna o in un altro partito.
  3. L’emotività batte la razionalità: in politica quando le emozioni e le ragioni si scontrano prevale sempre l’emozione. L’emozione persuade, la ragione motiva.
  4. Non sottovalutare mai nessuno: il più sfigato degli assistenti parlamentari di un peones potreste ritrovarvelo ministro un giorno e si ricorderà di quando, nella migliore delle ipotesi, gli avete fatto girare lo zucchero del caffè perché non ne avevate voglia.
  5. Non sopravvalutare mai nessuno: chi oggi va in giro con un esercito di collaboratori, guardie del corpo e graziose signorine, domani potrebbe andare in giro pietendo per una consulenza farlocca. Il potere del potere, specie di questi tempi, è molto sopravvalutato. Le photo-opportunity con quelli che pensate che “contano” ancora di più.
  6. In politica vale la regola della Bertè: “Amici non ne ho”: il vostro più fedele alleato potrebbe essere il vostro peggior rivale, e il vostro nemico più acerrimo il vostro miglior alleato. Il nemico del vostro nemico che è vostro amico potrebbe rivelarsi un nemico, e il vostro nemico un vostro amico. Chiaro, no?
  7. Titoli e ruoli sono di chi li sa interpretare: un ministro scarso vale meno di un sottosegretario con il pelo sullo stomaco, così come un viceministro capace può essere preso maggiormente in considerazione di un ministro che mette poca attenzione in quello che fa. Nel caso del ruolo del Presidente del Consiglio, in Italia, poi il problema non si pone neppure: conta meno di un commesso della Camera.
  8. “Il potere logora chi non ce l’ha”: quante volte abbiamo sentito la citazione di questa fantastica frase di Giulio Andreotti? Bella, ma per nulla vera. Nulla logora quanto il potere, l’aspirazione a “contare qualcosa”, il desiderio di mettersi in mostra. Chiedetelo alla vostra amante. Per questo dopo un po’ vi mollerà.
  9. Nessun governo cade mai per merito dell’opposizione: il nostro sistema prevede un governo e un’opposizione, una maggioranza e una minoranza parlamentare. Ma il potere dell’opposizione di sfiduciare il governo è reale solo sulla carta. I governi cadono per scandali o rivalità interne (vedi punto 2). Ma non preoccupatevi: la vita all’opposizione non è comunque affatto male.
  10. La competenza non conta un fico secco: molti non lo capiscono ma la politica si fonda sulla rappresentanza non sulla competenza. Da qui nasce il conflitto tra tecnica e politica. Non è il caso di approfondire qui ma Anthony Eden fu quasi certamente il premier britannico più preparato – ed elegante – del ‘900 eppure il suo nome non è sinonimo di successo ma di “Suez”. E poi scusate, non ci sono i 5 Stelle al governo da noi?

 

Articolo pubblicato su atlanticoquotidiano.it

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