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Legge elettorale: preferenze, stabilità e rappresentanza degli italiani all’estero

La nuova  legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”, arriverà in Aula al Senato  il 9 settembre, con voto finale previsto per il 15

Dopo il  via libera della Camera, il testo affronta la seconda lettura parlamentare con alcune modifiche già definite.
Il centrodestra ha approvato in Commissione Affari costituzionali un emendamento che reintroduce le preferenze: l’elettore potrà indicare fino a tre candidati, escluso il capolista, che resta bloccato. Sul doppio turno rimane, invece,  l’iniziativa individuale dell’ex presidente di Palazzo Madama Marcello Pera.

Se le modifiche saranno confermate dall’Aula, il provvedimento dovrà tornare alla Camera per una nuova lettura.

Al di là dei tempi parlamentari, il percorso conferma una costante della politica italiana: è la maggioranza di governo a riscrivere le regole elettorali.

Sarebbe la sesta legge elettorale in poco più di trent’anni, un dato difficilmente riscontrabile nelle democrazie europee.

Dal Mattarellum al Porcellum, dall’Italicum al Rosatellum, quasi ogni stagione politica ha prodotto una riforma elettorale. Più che garantire stabilità, questi interventi hanno accompagnato i mutamenti degli assetti politici.

Nelle principali democrazie le regole del voto vengono modificate  al termine di un confronto tra maggioranza e opposizione.

In Italia il loro continuo susseguirsi ha trasformato la legislazione elettorale in uno strumento della contingenza politica. Anche la nuova proposta si inserisce in questa tradizione.

L’obiettivo dichiarato è rafforzare la stabilità degli esecutivi, riducendo il rischio di maggioranze fragili e di crisi parlamentari.

Il testo prevede un premio fisso di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o coalizione che arrivi prima e raggiunga almeno il 42% dei voti in entrambe le Camere. Prevede inoltre  l’indicazione del candidato alla Presidenza del Consiglio.

Sono scelte che riportano al centro una questione classica del diritto costituzionale: fino a che punto è possibile privilegiare la stabilità senza compromettere la  rappresentatività parlamentare?

La Costituzione richiede un equilibrio: la governabilità è un valore importante, ma  non può sacrificare l’uguaglianza del voto e il pluralismo politico.

Non è un caso che la Corte costituzionale sia intervenuta dichiarando l’illegittimità di alcune disposizioni del Porcellum e dell’Italicum, ritenute distorsive del rapporto tra consenso degli elettori e composizione delle Camere.

Il tema della rappresentanza riguarda anche gli italiani residenti all’estero. I parlamentari eletti nella circoscrizione Estero restano dodici, otto deputati e quattro senatori, ma la riforma  riduce le ripartizioni geografiche da quattro a due per la Camera e da quattro a una per il Senato.

E’ stato inoltre introdotto un meccanismo per aumentare la sicurezza del voto per corrispondenza attraverso un tagliando con codice alfanumerico a lettura ottica.

La riduzione delle ripartizioni ha suscitato perplessità, perché rischia di indebolire la rappresentanza  delle comunità territoriali, considerando le differenze sociali e politiche tra territori con caratteristiche diverse.

Il punto politico della riforma va oltre il premio di maggioranza.  La questione è se una legge elettorale possa costituire  lo strumento decisivo per assicurare governi stabili. L’esperienza degli ultimi decenni suggerisce cautela.

Anche l’indicazione del candidato alla Presidenza del Consiglio merita attenzione. Sul piano giuridica restano ferme le prerogative del  Presidente della Repubblica: dopo le elezioni è il Capo dello Stato a conferire l’incarico di formare il Governo.

Tuttavia, politicamente, l’indicazione del candidato premier rischia di rafforzare la percezione di un’elezione diretta del Presidente del Consiglio, estranea alla forma di governo parlamentare.

Qualora il risultato elettorale non producesse  una maggioranza, potrebbero crearsi aspettative difficilmente conciliabili con il funzionamento delle istituzioni, ampliando la distanza tra la rappresentazione politica del voto e le procedure costituzionali.

La reintroduzione delle preferenze risponde invece all’esigenza di restituire ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri rappresentanti, rafforzando il rapporto tra elettori ed eletti.

In una fase caratterizzata da crescente disaffezione verso la politica, può essere un elemento significativo.

Sarebbe tuttavia riduttivo negare l’esistenza di un problema di stabilità politica. L’Italia ha conosciuto governi di breve durata, coalizioni eterogenee e frequenti crisi parlamentari.

È quindi comprensibile che il legislatore ricerchi strumenti capaci di favorire esecutivi in grado di completare il mandato.

Ma la durata dei governi dipende dalla credibilità dei partiti, dalla coerenza delle coalizioni e dalla capacità delle classi dirigenti di costruire consenso. Le regole possono agevolare questi processi, ma difficilmente possono generarli da sole.

Esiste poi un dato che dovrebbe occupare una posizione centrale nel dibattito: la crescente astensione.

E’ una delle fragilità più rilevanti della democrazia italiana. Una legge può modificare i criteri di distribuzione dei seggi, ma non  può ricostruire da sola il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.

Una volta entrata in vigore, la legge sarà sottoposta alla verifica dell’esperienza concreta e, qualora ne ricorrano le condizioni, a quella della Corte costituzionale.

La storia delle riforme elettorali insegna che nessun sistema si consolida se viene percepito come espressione della convenienza  di una maggioranza anziché come una regola condivisa dell’ordinamento democratico.

Nessuna legge elettorale può risolvere le fragilità del sistema politico. La stabilità  nasce dalla capacità delle forze politiche di offrire ai cittadini una rappresentanza credibile.

Per questo  una legge elettorale dovrebbe essere pensata per durare nel tempo, non per adattarsi alle esigenze della legislatura.

Solo così può diventare una regola della Repubblica, e non la legge  di una determinata maggioranza.

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