Italia

Legge Zan, cos’è e perché fa litigare la politica

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Il ddl contro l’omotransfobia, ormai noto come legge Zan, dal cognome del relatore e deputato del Pd Alessandro Zan, continua ad infiammare il dibattito politico. Ecco cosa prevede e a che punto siamo

Non si parlava della legge Zan da novembre 2020 quando era stata approvata dalla Camera con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un astenuto. È tornata al centro del dibattito dopo l’aggressione subita nel febbraio scorso da una coppia di ragazzi alla stazione della metro di Valle Aurelia a Roma.

COS’È IL DDL ZAN

Il ddl Zan, il cui titolo completo è “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”, vuole appunto tutelare le vittime di discriminazioni e violenze.

Nel testo viene indicato che “per sesso si intende il sesso biologico o anagrafico; per genere si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso; per orientamento sessuale si intende l’attrazione sessuale o affettiva nei confronti di persone di sesso opposto, dello stesso sesso, o di entrambi i sessi; per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

A CHE PUNTO SIAMO

Il ddl, sostenuto da Pd, M5s, Italia Viva e Leu è fermo al Senato dopo che la Lega, ma anche Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno definito il provvedimento non prioritario e divisivo per la tenuta della maggioranza.

“Vogliamo semplicemente discutere in commissione Giustizia dei disegni di legge che riguardano i crimini di odio. Visto che c’è una maggioranza ampia a sostegno del governo, il Parlamento può votare i decreti per l’emergenza e lavorare sui disegni di legge di iniziativa parlamentare”, ha detto la capogruppo del Pd in Senato, Simona Malpezzi.

Ettore Licheri del M5s, all’ennesimo rinvio della discussione da parte della Lega, ha replicato dicendo che “non c’è Paese al mondo che possa rinunciare a crescere sul tema dei diritti civili dell’individuo, checché ne dica la Lega. L’Italia vuole una legge che non permetta che una persona possa essere insultata e picchiata semplicemente per il suo modo di essere”.

Il rischio ora è che essendo un’iniziativa parlamentare potrebbe finire nel dimenticatoio ed essere sottoposta a un continuo ping pong tra le Camere del Parlamento.

LE FRATTURE INTERNE

Sebbene Italia Viva sia a favore del ddl Zan, il suo capogruppo Davide Faraone, ha spaccato il fronte del centrosinistra quando durante l’ultima discussione in Aula ha chiesto – tra gli applausi di Lega e Fratelli d’Italia – di apportare delle modifiche al testo.

Le modifiche richieste sono quelle su sesso e identità di genere, una posizione portata avanti anche da Valeria Valente del Pd e dall’attivista ed ex parlamentare Anna Paola Concia, che in un’intervista ad Avvenire ha dichiarato: “In quanto omosessuale, faccio parte delle ‘minoranze’ che la legge intende tutelare. Ma suggerisco all’onorevole Alessandro Zan di evitare di inserire nella lista delle categorie meritevoli di particolare tutela le donne, perché non sono una minoranza bensì la metà della popolazione. Chiedo insomma che la categoria delle discriminazioni legate al sesso esca dal testo, non perché la misoginia non esista, ma perché si possono utilizzare o mettere a punto altri strumenti legislativi”.

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Non sono però d’accordo nemmeno il deputato di Italia Viva Gennaro Migliore né il senatore del Pd Tommaso Cerno:

“Sul ddl Zan si vada avanti e si approvi in fretta. Ho già vissuto la stagione della ricerca di ampie convergenze, come fu per le unioni civili, che fallirono miseramente per poi decidere, per fortuna, con il presidente Renzi di mettere la fiducia. Questa legge è equilibrata e razionale e raccoglie tutte le sollecitazioni che nel corso dell’intera legislatura sono arrivate ai proponenti”, ha detto Migliore.

“Il capogruppo renziano Davide Faraone e il leader faraonico di Italia Viva, Matteo Renzi – ha dichiarato Cerno – dicano chiaramente se sull’omofobia, già di per sé una legge debole e figlia di troppi compromessi, vogliono migliorare o affossare tutto, senza usare come alibi la Lega di Salvini o il centrodestra di non si sa più bene chi, dei cui voti l’Italia oggi non ha bisogno per fare un passo avanti in tema di diritti”.

COSA CAMBIEREBBE CON L’APPROVAZIONE

Se il ddl Zan ottenesse l’approvazione del Senato verrebbero istituiti nuovi reati punibili oltre che l’istituzione di una giornata nazionale contro le discriminazioni (il 17 maggio) e lo stanziamento di 4 milioni di euro all’anno per iniziative di contrasto al fenomeno.

Tra le pene previste la reclusione fino a 18 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi commette atti di discriminazione fondati “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere o sulla disabilità”; il carcere fino a 4 anni per chi istiga o commette violenza per gli stessi motivi; la reclusione fino a 4 anni per chi partecipa o aiuta organizzazioni aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi.

Leggi anche: #MeToo, dalle origini al “debutto” in Grecia, Kuwait e Balcani

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