Italia

Lo strano caso di Michele Galati, il brigatista morto caduto nell’oblio

È venuto a mancare qualche giorno fa Michele Galati, esponente del terrorismo rosso, arrestato nei primi anni ’80. Figura di primo piano, non meno di Cesare Battisti. Nessun clamore mediatico. Forse perché dopo la scarcerazione non cercò alcuna popolarità?

Le cronache dell’ultimo anno si sono occupate molto degli anni di piombo: molti protagonisti di quella stagione sanguinosa, hanno continuato ad avere notorietà mediatica, un esempio per tutti è Cesare Battisti che dopo oltre 30 anni di latitanza, e con non pochi strascichi polemici sulle protezioni più o meno ‘occulte’ di cui avrebbe beneficiato, è stato estradato in Italia dove sconterà la sua pena in carcere. Altri sono invece scomparsi, sono diventati fantasmi, inghiottiti dall’oblio in cui loro stessi si sono nascosti. Un caso emblematico è quello di Michele Galati, che è morto pochi giorni fa nell’assoluta indifferenza della stampa: quella stessa indifferenza in cui era vissuto dal momento in cui, nel 1987, era stato scarcerato.

IL BRIGATISTA GALATI

Eppure Michele Galati non era un brigatista di seconda fila: fu invece uno dei principali componenti della colonna veneta delle Brigate Rosse, dove militava insieme al fratello Paolo, che venne arrestato nel gennaio 1982 nel corso delle indagini sul rapimento Dozier, e ad Antonio Savasta.

Galati viene arrestato nel dicembre 1980 dal Nucleo speciale di polizia giudiziaria, meglio conosciuto come nucleo speciale antiterrorismo dell’Arma dei Carabinieri, costituito all’interno della Legione Carabinieri di Torino dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa: lo scopo del nucleo era uno solo, la lotta al terrorismo. Questo reparto di eccellenza sarà poi il nucleo fondativo degli attuali ROS. 

POI PENTITO

 A partire dal 1981 Galati divenne un brigatista pentito e fornì le prime indicazioni sulle attività clandestine legate al terrorismo, parlando dei presunti rapporti di Mario Moretti con l’Hyperion, la scuola di lingue con sede a Parigi e delle strette relazioni con il controverso presbiterio cattolico, partigiano, intellettuale e politico francese Abbé Pierre, che portarono all’arresto di Corrado Simioni. In particolare, la storia terroristica di Simioni, che prende il via all’inizio degli anni di piombo, viene analizzata anche con l’uso di particolari avvincenti nel libro del giudice Carlo Mastelloni: “Cuore di Stato: storie inedite delle Br, i servizi di sicurezza, i Protocolli …”

La storia di Michele Galati dimostra che è possibile nascondersi, ritornare a mischiarsi fra la gente anche dopo essere diventato un personaggio pubblico, sebbene per motivi tragici. E il silenzio sulla sua morte lo conferma. A differenza di altri terroristi, pentiti o no, Michele Galati scelse un profilo defilato e dopo il rilascio, nel 1987 grazie anche a sconti di pena, fece perdere le tracce anche se lo si poteva incontrare a Venezia negli uffici delle case popolari, dove lavorava.

Il suo understatement gli ha sicuramente anche evitato, ogni volta che ciclicamente si riaccendono i riflettori sulla stagione del terrorismo italiano, di rispondere a ulteriori domande…

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