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Manovra 2027, chi chiede più soldi per la sanità e quanti miliardi servono

Sei governatori sfidano Palazzo Chigi sulla sanità e arruolano, di fatto, il ministro Schillaci. La partita si gioca su oltre tre miliardi di differenza: abbastanza per trasformare la manovra in un caso politico

Il ministro chiede 5,5 miliardi, il governo ne avrebbe in programma meno di 2,5 e a quel punto sei presidenti di Regione prendono la calcolatrice e la portano a Palazzo Chigi, metaforicamente parlando. Martedì 20 ottobre, Michele de Pascale, Stefania Proietti, Alessandra Todde, Eugenio Giani, Roberto Fico e Antonio Decaro hanno rilanciato la richiesta di finanziare la sanità pubblica, chiamando in causa direttamente Orazio Schillaci. La notizia, riportata da ANSA e da Il Fatto Quotidiano, ha un dettaglio che complica la replica di rito: i governatori chiedono al governo di seguire le indicazioni del proprio ministro. E lo fanno mentre le cifre della prossima manovra circolano ancora sotto forma di indiscrezioni.

IL MINISTRO COME TESTIMONE DELL’ACCUSA

«Il Governo ascolti il proprio ministro della Salute», scrivono i sei presidenti. Poi arriva la frase che mette il numero al centro della contesa: «È assolutamente prioritario stanziare almeno la cifra che il ministro Schillaci aveva indicato, non è pensabile nemmeno un euro in meno». La cifra è 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per sostenere il Fondo sanitario nazionale; invece, secondo le indiscrezioni citate dai governatori, nella prossima Finanziaria sarebbero disponibili poco meno di 2,5 miliardi. La differenza è abbastanza grande da rendere complicato il consueto gioco delle dichiarazioni rassicuranti: se la richiesta arriva dallo stesso titolare della Salute, chi deve spiegare perché il finanziamento ipotizzato sarebbe più basso? I presidenti chiamano in causa anche Guido Bertolaso, assessore alla Salute della Regione Lombardia, richiamando quanto già dichiarato sul tema. L’appello è rivolto alle forze politiche di maggioranza e opposizione: una mossa che allarga il fronte e rende meno agevole archiviare la questione come una schermaglia fra centrosinistra e governo.

I 18 MILIARDI CHE ASPETTANO RISPOSTA

Il dossier, del resto, non nasce martedì mattina. A fine settembre, la Conferenza delle Regioni aveva discusso una proposta  di oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029. Il perimetro era più ampio dell’appello dei sei presidenti: personale sanitario, vincoli di spesa e innovazione terapeutica figuravano tra i capitoli da affrontare: ma quanto deve crescere il finanziamento pubblico perché ospedali e servizi territoriali riescano a reggere la domanda? E soprattutto, quanta parte di quel conto finirà davvero nella manovra, anziché restare nelle dichiarazioni e nelle bozze?

SCHLEIN SI INFILA NELLA PARTITA

A raccogliere l’appello è arrivata Elly Schlein, che ha chiesto di portare la spesa sanitaria al 7% del Pil, in linea con la media europea. «Il governo ascolti le Regioni, smetta di fare proclami e la faccia diventare una priorità vera», ha dichiarato.  Schlein cita 2,4 miliardi per il 2027, sulla base del Documento programmatico di bilancio, e li confronta con i 5,5 miliardi richiesti. Il Pd trova così un argomento per attaccare l’esecutivo: ma il numero dei 5,5 miliardi è attribuito a Schillaci. Se la cifra non entrerà nella manovra, il confronto non si esaurirà nella polemica dei sei presidenti, perché la domanda riguarderà anche il peso effettivo che il ministero della Salute ha avuto nella definizione delle priorità di bilancio.

 

Nella foto, da sinistra a destra: in alto Eugenio Giani, Stefania Proietti, Michele de Pascale, in basso Robrto Fico, Alessandra Todde, Antonio Decaro

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