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Manovra 2026

Manovra 2027, cosa arriva al tavolo del Consiglio dei ministri

Dalla flat tax per i giovani alla flessibilità in uscita per le pensioni, passando per sanità e fisco: la maggioranza trova l’accordo sul contributo di banche e società energetiche per la manovra 2027. Restano centrali le coperture finanziarie e il confronto con Bruxelles

Il governo accelera sulla manovra 2027, ma le risorse disponibili continuano a limitare le richieste dei partiti. Dopo il vertice di maggioranza di ieri, Giorgia Meloni, Giancarlo Giorgetti, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi hanno trovato un’intesa su diversi interventi da portare in Consiglio dei ministri. La premier ha confermato che il governo è «in dirittura d’arrivo sulla legge di Bilancio», ribadendo l’obiettivo di far quadrare i conti e mantenere gli impegni presi, con particolare attenzione a salari, potere d’acquisto, ceto medio, imprese, energia, sanità, famiglia e giovani. Il nodo resta quello delle coperture: la manovra vale al momento circa 23,5 miliardi di euro, con la possibilità di salire intorno ai 25 miliardi. Tra le novità emerse dal confronto c’è l’accordo sul contributo del settore finanziario, che dovrebbe garantire quasi 5 miliardi, mentre prende corpo anche un intervento a carico delle società energetiche.

GIOVANI E IMPRESE, LE MISURE VERSO IL VIA LIBERA

Tra gli interventi che sembrano avere maggiori possibilità di entrare nella manovra c’è la detassazione a favore dei giovani. Fratelli d’Italia punta a una flat tax al 5% sui redditi dei neoassunti under 35, mentre è prevista una misura fiscale per i giovani sotto i 30 anni, con soglie di reddito ancora da definire. Sul fronte delle imprese, prende forma una deduzione fiscale maggiorata per le nuove assunzioni, che potrebbe arrivare al 130-140% e salire al 180% per le madri lavoratrici. Più vicina alla conferma appare inoltre, per il 2027, l’aliquota agevolata del 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali.

La Lega spinge anche per estendere la flat tax per gli autonomi ai ricavi fino a 100mila euro, rispetto alla soglia attuale di 85mila, ma con l’obbligo di applicare l’Iva oltre gli 85mila euro. Sul fronte del fisco, il governo lavora inoltre alla detassazione delle tredicesime per i redditi più bassi, con un’aliquota agevolata del 10% o del 15%. Torna sul tavolo anche il taglio dell’Irpef per il ceto medio, con l’estensione dell’aliquota al 33% fino a 55mila euro di reddito. La misura è ancora legata alla disponibilità delle risorse necessarie.

PENSIONI, SANITÀ E FISCO: LE RICHIESTE ANCORA IN BILICO

Il capitolo pensioni resta uno dei principali terreni di confronto tra gli alleati. La Lega insiste sulla possibilità di anticipare l’uscita dal lavoro a 64 anni, ma lo stallo sulla proposta è stato superato con la costituzione di un nuovo fondo dedicato alla flessibilità in uscita, disponibile dal prossimo anno. Non si tratta quindi, almeno per ora, di una nuova Quota 100 con requisiti già definiti, ma di uno strumento destinato a finanziare una maggiore flessibilità pensionistica.

Forza Italia punta invece a ridurre l’Irpef per il ceto medio e a introdurre nuove misure a sostegno della sanità. Tra le proposte si avvicinerebbe al via libera una card da 300 a 500 euro per le spese mediche degli over 75 con redditi bassi, destinata a coprire costi non sostenuti dal servizio sanitario, come protesi e dentiere. Il capitolo famiglia prevede inoltre la proroga del bonus mamme e aiuti per gli asili nido.

Sul tavolo anche l’esenzione dal bollo auto, che dovrebbe riguardare i veicoli fino a 133 kW delle famiglie con almeno quattro figli, una platea più circoscritta rispetto ad alcune ipotesi iniziali. Per gli immobili commerciali si discute inoltre di una cedolare secca al 21% per gli affitti dei locali, con un’aliquota al 10% nei centri metropolitani. Il ventaglio delle richieste è ampio, ma non tutte le proposte arriveranno al testo definitivo.

Tra le altre misure in discussione figurano la riapertura dei termini delle rottamazioni quater e quinquies, richiesta dalla Lega ed estesa anche alle cartelle da accertamento, e un fondo da 480 milioni di euro per assunzioni e previdenza dedicata delle forze dell’ordine. Sul fronte agricolo, si valuta inoltre la possibilità di utilizzare i fondi Pac per sostenere gli agricoltori alle prese con il costo dei carburanti.

IL CONTRIBUTO DI BANCHE ED ENERGIA E IL NODO DELLE COPERTURE

Il nodo decisivo resta quello delle risorse necessarie a finanziare la manovra. Il vertice di maggioranza ha consentito di raggiungere un’intesa sulla tassazione delle banche, una misura che aveva incontrato l’opposizione di Forza Italia. Il contributo del settore finanziario dovrebbe garantire quasi 5 miliardi di euro, una cifra rilevante rispetto ai circa 23,5 miliardi complessivi della legge di Bilancio. La norma è ancora in fase di definizione e l’obiettivo è esentare le banche di prossimità e i piccoli istituti locali. Accanto agli istituti di credito, il governo punta anche a coinvolgere le società energetiche.

Le banche, tuttavia, ritengono di avere già contribuito in misura significativa, dopo l’accordo triennale da 10 miliardi inserito nella precedente legge di Bilancio. L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ribadito la necessità di un trattamento equilibrato: «Abbiamo un interesse assoluto che ci sia contribuzione all’andamento positivo del Paese, ma ci deve essere un giusto equilibrio ed equità nel trattamento». Messina ha ricordato anche la presenza di azionisti internazionali, sottolineando che non si possono adottare misure «a detrimento degli azionisti».

Il contributo di banche e società energetiche rappresenta però uno snodo centrale per garantire le coperture degli interventi, mentre il governo deve conciliare le richieste dei partiti con i vincoli di bilancio e le richieste dell’Europa. Il confronto con la Commissione europea sulla flessibilità di bilancio richiesta dall’Italia, anche per sostenere le spese legate a energia e difesa, resta infatti un altro elemento da considerare.

La partita si gioca dunque su due piani: da una parte la necessità di rispettare i vincoli europei e individuare le risorse per finanziare gli interventi; dall’altra, l’esigenza di Giorgia Meloni di tradurre in misure concrete le priorità della maggioranza, a partire da giovani, famiglie, lavoro e potere d’acquisto. L’accordo raggiunto ieri rappresenta un passaggio importante, ma la formulazione definitiva della legge di Bilancio dipenderà ancora dalle coperture e dalle scelte che il governo formalizzerà nel testo.

 

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