Italia

Manovra, aumento Iva scongiurato (ma solo per il 2019)

web tax

Sulla manovra del governo si allunga lo spettro dell’aumento dell’Iva. Nel maxiemendamento del governo web tax e vendita immobili

Sulla manovra del governo si allunga lo spettro dell’aumento dell’Iva. Con il maxiemendamento dell’esecutivo, presentato nella tarda serata di ieri, arriva infatti una revisione al rialzo delle clausole di salvaguardia dell’Iva per il biennio 2020 e 2021. L’emendamento, rispetto al testo originario della manovra, conferma il congelamento delle aliquote Iva per il 2019 incrementando però dal 2020 di 1,5 punti percentuali l’aliquota ridotta del 10% e di 1,1 punti percentuali per il 2020 e di 2 punti percentuali dal 2021 l’aliquota ordinaria, oltre gli incrementi già disposti dalla legge di bilancio. Con la nuova clausola e senza ulteriori interventi, gli aumenti del 2020 ammonteranno a 23 miliardi di euro e su ciascun anno, 2021 e 2022, a ben 29 miliardi di euro portando l’aliquota ordinaria attualmente al 22% al 25,2% nel 2020 e al 26,5% nel 2021 e 2022. Del resto, ha ammesso il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia (Lega), “non tutte le misure sono indolori”.

STOP ASSUNZIONI E TAGLIO PENSIONI D’ORO

Per risparmiare fondi, per l’anno 2019 la Presidenza del Consiglio, i Ministeri, gli enti pubblici non economici, le agenzie fiscali e le Università non potranno effettuare assunzioni di personale a tempo indeterminato prima di novembre 2019. Il taglio sulle pensioni d’oro (che sarà valido dal 2019 per 5 anni) sarà del 15% per i redditi compresi tra 100 mila e 130 mila euro lordi e arriverà al 40% per quelle superiori ai 500 mila euro. Cinque in tutto le aliquote previste, con un taglio del 25% per gli assegni compresi tra 130.001 e 200mila euro, del 30% per quelli compresi tra 200.001 e 350.000 euro e del 35% tra i 350.001 e i 500.000 euro.

AUMENTO DEL PRELIEVO SUI GIOCHI

Maggiori entrate dovrebbero arrivare anche dai giochi. Il governo inserisce infatti in manovra un aumento del Preu, il prelievo erariale unico, dell’1,5% per slot e vlt e una stretta sulle possibilità di vincita (il pay out) per ottenere 355 milioni di euro aggiuntivi. Il pay out passa al 69% per le awp e all’84,5% sulle videolotteries. Previsti 18 mesi per l’adeguamento. A questi si sommano altri 102 milioni che arriveranno dall’aumento, a decorrere dal 1 gennaio 2019, dell’imposta unica sui giochi a distanza, compreso il bingo, sulle scommesse a quota fissa escluse le scommesse ippiche (a distanza e su rete fisica) e sulle scommesse simulate.

LA WEB TAX

Nel maxiemendamento alla manovra c’è la web tax che prevede una imposta del 3% per le imprese che vendono online, forniscono pubblicità e trasmettono dati sulla Rete. L’imposta sui servizi digitali si “applica – si legge nella relazione tecnica – ai soggetti che prestano servizi digitali e che hanno un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750 mln di euro e che hanno anche un ammontare di ricavi derivanti dalla prestazione di servizi digitali non inferiore a 5,5 mln di euro”. L’imposta prevede un’aliquota del 3% “sui ricavi e viene versata entro il mese successivo a ciascun trimestre”.

VENDITA DEGLI IMMOBILI

Per reperire risorse, nel periodo 2019-2020 il governo si impegna ad attuare, con la cooperazione dei soggetti istituzionali competenti e utilizzando tutti gli strumenti previsti dalla normativa di settore, un programma di dismissioni immobiliari volto a conseguire introiti per un importo non inferiore a 950 milioni di euro per il 2019 e a 150 milioni per ciascuno degli anni 2020 e 2021, al netto delle quote non destinate al fondo di ammortamento titoli di Stato o alla riduzione del debito degli enti. Il piano deve essere approvato con un decreto del presidente del consiglio dei ministri entro il 30 aprile 2019 con cui si disciplineranno i criteri e le modalità di dismissione. Previsto l’aggiornamento annuale nell’arco del triennio.

800 MILIONI CONTRO DISSESTO IDROGEOLOGICO

Sul fronte delle uscite, per l’avvio e la realizzazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico sono stanziati 800 milioni di euro per il 2019 e 900 mln per ciascuno degli anni 2020 e 2021. Alla copertura degli oneri – spiega la relazione tecnica – si provvede tramite la riduzione del Fondo per gli investimenti delle amministrazioni centrali.

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