Italia

Manovra, le contromosse leghiste all’attacco grillino

È pace armata tra Lega e M5S dopo la “crisi” che ha fatto temere per la tenuta del governo. Ieri la giornata ha portato a un crescendo di tensione, con accuse incrociate tra leghisti e M5S sulla “manina” che, secondo il vicepremier Luigi Di Maio, avrebbe modificato il dl fiscale, aprendo la strada a un condono indigeribile per i pentastellati.

LO SCOPPIO

Una guerra iniziata in modo strisciante ieri mattina, poi deflagrata apertamente, mentre il premier Giuseppe Conte, a Bruxelles, era nell’imbarazzante condizione di cercare di convincere i partner europei e le istituzioni Ue della bontà della manovra mentre in Italia i suoi vice se le davano di santa ragione a mezzo stampa. Una situazione che avrebbe portato il premier a minacciare le dimissioni, pur smentite da Palazzo Chigi. Conte, dopo lunghi contatti telefonici con Di Maio e Matteo Salvini, ha deciso di convocare per domani mattina un Consiglio dei Ministri per esaminare nuovamente il decreto. Cdm a cui, alla fine, anche il titolare del Viminale, dopo un iniziale “no”, ha detto di voler partecipare, aprendo la strada alla distensione.

LE PRIME RAPPRESAGLIE

Ma intanto, stamani, si registrano le prime “rappresaglie” parlamentari leghiste. A iniziare è stato Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio alla Camera, che ha annunciato un emendamento contro il condono edilizio a Ischia (territorio particolarmente importante per il campano Di Maio) dicendosi certo che “gli amici dei 5 Stelle lo appoggeranno”. A stretto giro il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, in vista dell’inizio dell’esame della legge sulla legittima difesa martedì al Senato, ha auspicato che non ci siano “scherzi da parte di avversari o alleati”. La terza, forse la più pesante, è stata la sottolineatura leghista del fatto che “in nessuno dei provvedimenti del governo ci saranno aumenti delle assicurazioni auto nelle aree in cui oggi si paga meno”. Cioè al Nord.

INTANTO IN TRANSATLANTICO

Segnali chiari che la situazione non è chiusa e che mostrano che, per la prima volta da quando è nato il governo, è stata toccata la “pancia” del Parlamento. Ieri in Transatlantico i leghisti erano presenti in forze già dalla prima mattina. Riuniti in capanelli scorrevano le agenzie, commentavano le dichiarazioni di Di Maio, ci ridevano su. “Non so nulla, che è successo? Ho visto ai Tg che c’è stata un po’ di confusione: raccontatemi. Siamo a corto di notizie”, sorrideva sornione Massimo Garavaglia, viceministro all’Economia molto vicino al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, finito nel mirino pentastellato. Pochi i deputati grillini di peso presenti, tutti un po’ scossi per quello che stava accadendo. “Chissà se arriviamo a lunedì”, si è lasciato andare uno di loro. Mentre il presidente della Camera Roberto Fico si diceva “fermamente contrario” al condono, sottolineando la “spaccatura” ancora non molto evidente ma che esiste nel Movimento tra l’ala di “sinistra” e quella governista di Di Maio.

CHI GONGOLA

E mentre il Pd martellava il governo, ma distratto dalle partite al proprio interno, era il centrodestra a fregarsi le mani. I rumors dicono infatti che, in caso di caduta del governo, si potrebbe riaprire la strada a un governo di coalizione Lega-Forza Italia-FdI, sostenuto da fuoriusciti M5S. “Non c’è nulla di deciso – spiega una fonte di Forza Italia – ma se la situazione esplode, se lo spread è fuori controllo, se cade il governo, fatta tutta la liturgia, i parlamentari si trovano. C’è il gruppo Misto, con alcuni M5S i contatti ci sono già, sicuramente ci sarebbe anche qualcuno del Pd”. Un’altra ipotesi invece è che sia proprio il M5S a voler rompere, perché in nome di questo ‘matrimonio’ con la Lega starebbe derogando troppo della sua mission. In quel caso potrebbe riaprirsi, dopo il congresso, la partita con il Pd chiusa a maggio da Matteo Renzi. Ma è uno scenario che tra i dem reputano davvero improbabile. “Comunque questa è ancora fantapolitica – conclude un deputato di FdI, grande conoscitore degli umori dei parlamentari -. Adesso devono superare lo scoglio della manovra, se ce la fanno poi arrivano sicuramente alle europee. Dopo le elezioni il film può cambiare completamente e chi vivrà vedrà”.

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