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Mattarella al CSM: no alla delegittimazione tra poteri. Ecco perché è intervenuto

Il senso delle parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella al plenum del CSM 

L’intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dinanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, da lui stesso definito “non consueto” nel corso dei suoi undici anni di mandato, si colloca in una fase istituzionale caratterizzata da un confronto pubblico particolarmente acceso e da una crescente tensione tra poteri dello Stato.

La scelta di presenziare ai lavori ordinari dell’organo di autogoverno della magistratura non può essere ridotta a un atto formale, né interpretata come semplice esercizio delle prerogative presidenziali. Essa assume, piuttosto, il significato di un intervento volto a ristabilire coordinate essenziali dell’equilibrio costituzionale.

CRITICA LEGITTIMA E DELEGITTIMAZIONE

Negli ultimi giorni, il dibattito sul ruolo della magistratura e sulle funzioni del suo organo di governo ha assunto toni che rischiano di oltrepassare il perimetro del fisiologico dissenso. In un ordinamento democratico, la critica alle istituzioni è non solo legittima, ma necessaria.

Tuttavia, quando il confronto si trasforma in delegittimazione, si incrina quel tessuto di reciproco riconoscimento che consente ai poteri pubblici di operare in modo coordinato e nel rispetto delle rispettive attribuzioni. La decisione del Capo dello Stato, motivata dalla “necessità e dal desiderio” di riaffermare il valore costituzionale del Consiglio, si configura dunque come atto di responsabilità istituzionale.

L’INDIPENDENZA COME GARANZIA PER IL CITTADINO

Il richiamo presidenziale si inserisce nel solco dell’architettura delineata dalla Costituzione repubblicana, che affida al CSM la funzione di garantire l’indipendenza della magistratura attraverso la gestione autonoma delle carriere e dello status dei magistrati. Si tratta di una scelta precisa del Costituente, finalizzata a sottrarre l’ordine giudiziario a possibili interferenze degli altri poteri dello Stato.

La sottolineatura del “ruolo di rilievo costituncionale” del Consiglio non appare meramente descrittiva. Essa rappresenta la riaffermazione di un principio sistemico: l’autonomia della magistratura non costituisce un privilegio corporativo, bensì uno strumento funzionale alla tutela dei diritti fondamentali e alla legalità dell’azione pubblica. L’indipendenza del giudice, infatti, non è un valore in sé, ma una garanzia per il cittadino, chiamato a confidare nell’imparzialità della funzione giurisdizionale.

FALLIBILITÀ DELLE ISTITUZIONI E RESPONSABILITÀ

Particolarmente significativo è il passaggio in cui il Presidente riconosce che il CSM, al pari di ogni altra istituzione della Repubblica, non è immune da “difetti, lacune, errori”. Le critiche sono ammissibili, così come lo sono nei confronti del potere legislativo e di quello esecutivo.

Tale affermazione si colloca in una concezione non sacrale delle istituzioni, considerate come strutture umane e, pertanto, fallibili. La consapevolezza della possibile imperfezione non indebolisce l’istituzione, ma ne rafforza la legittimazione, nella misura in cui apre alla responsabilità e al miglioramento.

IL CONFINE TRA CONFLITTO E AGGRESSIONE

Il punto centrale del discorso risiede, tuttavia, nella distinzione tra critica e delegittimazione. Il controllo democratico costituisce elemento fisiologico del sistema; l’aggressione istituzionale, invece, ne mina le fondamenta. In questa linea di demarcazione si misura la maturità dell’ordinamento.

Quando il conflitto tra poteri, inevitabile in una democrazia pluralista, degenera in contrapposizione distruttiva, si compromette la stabilità dell’assetto costituzionale. L’esortazione presidenziale al “rispetto vicendevole, in qualsiasi momento e in qualsiasi circostanza, nell’interesse della Repubblica” assume così il valore di principio ordinante.

LEALE COLLABORAZIONE E MISURA ISTITUZIONALE

Non si tratta di una formula protocollare, ma di una regola di condotta necessaria al corretto funzionamento del sistema. Il rispetto tra istituzioni rappresenta il presupposto della leale collaborazione e consente di contenere il conflitto entro limiti compatibili con la tenuta dell’ordinamento.

La consapevolezza della straordinarietà della sua presenza conferisce ulteriore importanza all’intervento. Non è stata l’ordinarietà della funzione a orientare la scelta, bensì l’urgenza di riaffermare principi fondamentali della convivenza istituzionale. In tal senso, il gesto richiama tutti gli attori del sistema a una rinnovata assunzione di responsabilità.

LA FORZA DELLA REPUBBLICA

Nel monito presidenziale si coglie una fermezza sobria, priva di toni polemici ma incisiva. La qualità della democrazia costituzionale si misura anche nel linguaggio e nei comportamenti delle istituzioni. Il rispetto non è mera espressione retorica, bensì condizione di equilibrio tra poteri.

Richiamando il Consiglio e tutte le istituzioni repubblicane alla misura, il Capo dello Stato ha ribadito un principio essenziale: la forza della Repubblica risiede nella solidità delle sue istituzioni e nella capacità dei suoi organi di esercitare le rispettive funzioni nel solco della Costituzione. In tempi di tensione, la riaffermazione di tali coordinate costituisce un presidio concreto dell’ordine democratico.

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