Italia

Pisu, chi è l’italiano autore del report Ocse che bacchetta il Governo

Ocse

Mauro Pisu è il “padre” della sonora bocciatura arrivata ieri alla politica economica del governo gialloverde da parte dell’Ocse, l’organizzazione guidata da Angel Gurria.

È sardo, si è formato fra Cagliari e Notthingam e dal 2008 lavora nella sede parigina dell’Ocse dove attualmente guida il desk Italia. Mauro Pisu è il “padre” della sonora bocciatura arrivata ieri alla politica economica del governo gialloverde da parte dell’organizzazione guidata da Angel Gurria.

IL RAPPORTO OCSE

Nel Rapporto biennale sull’Italia, l’Ocse ha evidenziato che il Pil scenderà a -0,2% nel 2019 e ha criticato senza mezzi termini le misure bandiera dell’esecutivo Lega-M5S: il Reddito di cittadinanza – questo il j’accuse – rischia di favorire il lavoro nero e Quota 100 appesantisce il debito pubblico riducendo il tasso di crescita di lungo periodo. Una politica di bilancio espansiva, ha chiarito l’Ocse, che farà aumentare il disavanzo dal 2,1% del Pil nel 2018 al 2,5% nel 2019 e che porterà il debito al 134%. L’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pure sottolineato che la ricchezza degli italiani è ferma al 2000.

LE REAZIONI DEL GOVERNO

Parole che hanno provocato le tempestive reazioni del governo con il vicepresidente del Consiglio e ministro del Lavoro Luigi di Maio che si è schierato contro le “intromissioni” esterne e con l’altro vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini che ha commentato: “Le analisi mi scivolano addosso”. “Forte dissenso” rispetto alle osservazioni dell’Ocse è stato fatto trapelare anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che oggi incontrerà Gurria.

CHI È MAURO PISU

Chissà che il numero uno di Palazzo Chigi non parli anche con Pisu, il capoeconomista che a Parigi studia e descrive la situazione italiana.
Laureato in Economia all’università di Cagliari nel 1999, il 44enne Mauro Pisu ha proseguito la sua formazione accademica in Inghilterra, a Notthingham, dove ha conseguito dottorato e postdottorato. Tra il 2006 e il 2008 Pisu è stato ricercatore alla National Bank del Belgio ed è poi approdato all’Ocse dove – da agosto 2014 – è senior economist al dipartimento economico e guida il desk Italia.

A Parigi, come raccontava in un’intervista a Sardiniapost, Pisu ha “sviluppato competenze su vari temi: macroeconomia congiunturale, infrastrutture, sanità, sicurezza sociale e ineguaglianze. Questo elenco – affermava – può sembrare troppo lungo ma mi ha regalato una visione d’insieme dei problemi economici, l’ideale per dare consigli efficaci ai vari governi”. Tra le sue pubblicazioni molte sono dedicate all’export. Un altro tema cui si è dedicato è la green growth, ossia il modo in cui il benessere si sposa con l’attenzione all’ambiente, prima relativamente al Sudest asiatico e poi ai Paesi Ocse.

I PRECEDENTI AVVISI A PALAZZO CHIGI

Visto il ruolo che ricopre negli ultimi anni, Pisu ha già riasciato dichiarazioni sullo stato di salute dell’economia italiana. Circa un mese fa Radiocor riferiva il suo scetticismo sul Reddito di cittadinanza che “avrà un effetto a partire dal secondo trimestre ma non è tale da cambiare il ritmo di crescita, anche assumendo che i percettori lo spendano in toto”.

A fine novembre 2018 sempre l’agenzia del gruppo Sole 24 Ore riportava il pensiero di Pisu sulla manovra del governo che tendeva a sostenere la crescita solo nel breve periodo mentre – asseriva l’economista – faceva poco, soprattutto a causa della riduzione dell’età pensionabile, per la crescita nel medio-lungo periodo, necessaria per la sostenibilità del debito pubblico e per ridurre la disoccupazione. In quel periodo l’Ocse aveva ridotto le stime del Pil italiano a +0,9% sia per il 2019 sia per il 2020.

Pisu aveva pure bocciato il Decreto dignità, ideato dall’ex consigliere economico di Di Maio e neopresidente dell’Inps Pasquale Tridico. Il provvedimento, a suo dire, aveva “reso più difficile assumere a tempo determinato senza però rendere più facile assumere a tempo indeterminato” e ne prevedeva dunque “un impatto negativo sulla crescita dell’occupazione”.

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