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Mezzogiorno, come fermare la fuga dei giovani: Mattarella a Napoli per i vent’anni di Fondazione con il Sud

Restare nel Mezzogiorno senza rinunciare al futuro. Mattarella a Napoli per i vent’anni della Fondazione con il Sud.

Il futuro del Mezzogiorno prende forma anche nelle scelte quotidiane di chi lo abita: accettare un lavoro lontano, rinviare la nascita di un figlio, chiudere un’attività perché non ci sono più le condizioni per proseguirla. Decisioni personali che pongono un interrogativo: quanto è libera l’opzione di partire quando restare diventa sempre più difficile?

È su questo terreno che si colloca l’incontro “Sud Vivo – 20 anni con il Sud”, in programma giovedì 5 novembre al Complesso monumentale Donnaregina di Napoli, con la partecipazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il ventennale della Fondazione con il Sud offre l’occasione per riflettere sulle condizioni necessarie per vivere nei territori meridionali e costruirvi una prospettiva duratura.

IL DECLINO DEMOGRAFICO DEL MEZZOGIORNO

Le più recenti previsioni Istat, elaborate sulla popolazione al primo gennaio 2025, delineano la portata del problema. Nello scenario mediano, il Mezzogiorno passerebbe da 19,7 milioni di residenti a 16,7 milioni nel 2050. Tre milioni di persone in meno in venticinque anni. Sono proiezioni basate su ipotesi demografiche, non un destino già scritto. Segnalano però una tendenza che richiede risposte immediate prima che la perdita di abitanti comprometta la sostenibilità dei servizi e le possibilità di sviluppo.

Il rischio è che il processo si autoalimenti. Quando diminuiscono i bambini e le scuole chiudono, una famiglia ha un motivo in più per trasferirsi. La partenza dei giovani sottrae competenze al tessuto produttivo e lascia gli anziani con reti di sostegno più fragili. Intervenire quando un territorio ha già perso le proprie energie significa affrontare costi sociali maggiori, con minori possibilità di riuscita.

LA COESIONE NAZIONALE E IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI

La presenza del Capo dello Stato riconduce questi problemi alla loro dimensione nazionale. Sarebbe riduttivo affidare il contrasto allo spopolamento meridionale esclusivamente ai sindaci e alla tenacia delle comunità. È in gioco la possibilità di esercitare diritti e realizzare progetti di vita senza che il luogo di nascita diventi uno svantaggio permanente. La coesione del Paese si misura anche nella distanza tra le opportunità riconosciute a tutti e quelle effettivamente accessibili.

SUD VIVO E LE QUATTRO DIRETTRICI

La campagna Sud Vivo, promossa dalla Fondazione con il sostegno di 150 copromotori, si articola su quattro direttrici: nascere, rimanere, ritornare e arrivare. Un’impostazione che permette di guardare alla questione demografica oltre il solo rapporto tra nascite e partenze, per includere le possibilità di rientro e la capacità di accogliere chi sceglie il Mezzogiorno come nuova casa.

LAVORO, SERVIZI E OPPORTUNITÀ PER RESTARE

Perché questi obiettivi producano risultati, devono trovare riscontro nella vita quotidiana. Un impiego con una retribuzione adeguata e prospettive credibili pesa più di un invito a restare. Un asilo accessibile può incidere sulla decisione di avere un figlio e consentire ai genitori, soprattutto alle madri, di non rinunciare al lavoro. Nei piccoli comuni, anche un collegamento affidabile con i centri urbani può fare la differenza tra una residenza possibile e un isolamento difficile da sostenere. Sono interventi che richiedono responsabilità definite, risorse e una programmazione finanziaria di lungo periodo.

IL RITORNO NON PUÒ ESSERE SOLTANTO RETORICA

Anche il ritorno va sottratto alla retorica. Chi ha studiato e lavorato altrove porta con sé competenze e relazioni ma anche aspettative professionali. Favorirne il rientro significa offrire occasioni nelle quali quell’esperienza possa trovare riconoscimento, insieme a amministrazioni che consentano di avviare un’attività senza ostacoli ingiustificati. Il richiamo delle origini può orientare una scelta, ma difficilmente basta a sostenerla nel tempo.

E chi decide di partire, d’altronde, non deve sentirsi in colpa: la mobilità è una libertà. È la mancanza di alternative a dover essere rimossa.

ACCOGLIERE NUOVI ABITANTI

Altrettanta attenzione merita l’arrivo di nuovi abitanti. Una comunità che vuole continuare a vivere deve offrire a chi vi si stabilisce la possibilità di farne parte.

L’accesso a un lavoro regolare ne costituisce una premessa, insieme alla possibilità di partecipare alla vita locale. Le persone provenienti da altri territori o Paesi non possono essere considerate soltanto una risposta statistica al calo demografico, né manodopera destinata alle attività meno attrattive. Accoglierle significa riconoscerle come parte della comunità, con diritti, doveri e responsabilità condivisi.

IL RUOLO DELLA FONDAZIONE CON IL SUD

In questa prospettiva acquista rilievo il percorso della Fondazione con il Sud, nata nel 2006 dall’intesa tra le fondazioni di origine bancaria e il Terzo settore. Il sostegno alle opportunità educative e al recupero dei beni comuni interviene su una componente dello sviluppo spesso trascurata: la capacità delle persone di organizzarsi, collaborare e dare continuità a un’iniziativa. Anche da queste esperienze dipende la qualità della vita di un territorio.

IL TERZO SETTORE NON PUÒ SOSTITUIRE LE ISTITUZIONI

La loro durata, tuttavia, chiama in causa le istituzioni. Un’associazione può riaprire uno spazio abbandonato, una cooperativa creare occupazione, ma per consolidare i risultati servono servizi pubblici funzionanti e interlocutori amministrativi affidabili. Il volontariato può raggiungere persone isolate, ma non sostituire un sistema di assistenza.

Affidare tutto alla generosità locale finirebbe per gravare di ulteriori compiti proprio le comunità che dispongono di meno risorse.

RESTARE NON DEVE ESSERE UN SACRIFICIO

Il valore del confronto su questi temi si misura nelle decisioni prese e nella continuità degli impegni. Conteranno la stabilità dei posti di lavoro e la capacità dei servizi di funzionare oltre la durata dei finanziamenti. Soprattutto, conterà la possibilità, per una famiglia o per un giovane, di fare progetti nel Mezzogiorno senza doverli ogni volta ridimensionare. Restare non dovrebbe richiedere una vocazione al sacrificio.

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