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POSTE TIM

Opas di Poste su Tim, cosa c’è dietro l’operazione

Colpo di scena nelle telecomunicazioni italiane dopo l’OPAS lanciata da Poste Italiane su TIM. Cosa cambia se va in porto l’operazione da 10,8 miliardi di euro

Ha sorpreso i mercati e gli addetti ai lavori l’offerta pubblica di acquisto e scambio (OPAS) totalitaria lanciata da Poste Italiane su TIM, che dopo 40 anni potrebbe tornare in mano pubblica. L’operazione, da 10,8 miliardi di euro, rappresenta un vero e proprio colpo di scena inatteso: Poste Italiane, detentrice di una partecipazione in TIM pari al 27,3%, soltanto due mesi fa ha approvato una proposta di conversione delle azioni di risparmio di TIM in azioni ordinarie: un’operazione che avrebbe comportato la riduzione della partecipazione al 20,10%. Ma poi il cambio di strategia e il colpo di scena. Perché e cosa cambierà nello scenario delle tlc italiane se andrà in porto l’affare.

COS’È UN’OPAS E COME FUNZIONA

L’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria (OPAS) è un tipico strumento della finanza utilizzato per acquisire il controllo di una società quotata in borsa. L’operazione combina due elementi: l’OPA – offerta pubblica di acquisto, che prevede un acquisto in denaro e l’OPS – offerta pubblica di scambio, che prevede un acquisto delle azioni. Lanciando un’OPAS, l’offerente propone agli azionisti di vendere i propri titoli ricevendo denaro, azioni o una combinazione delle due.

COSA PREVEDE L’OPAS DI POSTE SU TIM

L’offerta prevede che per ogni azione TIM vengano riconosciuti 0,635 euro così ripartiti: 0,167 in contanti e una quota in nuove azioni di Poste Italiane pari a 0,0218. Il prezzo include anche un premio del 9% rispetto al valore di chiusura del titolo TIM di venerdì 20 marzo. L’obiettivo è ritirare il titolo in Borsa entro la fine del 2026. L’esborso in denaro per Poste Italiane ammonterebbe a poco più di 2,8 miliardi, il resto sarebbe coperto dall’emissione di nuove azioni destinate agli azionisti di TIM che aderiranno.

UNIONE POSTE ITALIANE – TIM E LA VOLONTÀ DI CREARE UN POLO STRATEGICO NAZIONALE

Il tema della sovranità digitale è l’obiettivo dichiarato con cui Poste ha scelto di inquadrare l’operazione. TIM è il primo azionista del Polo Strategico Nazionale, e gestisce la più grande rete di data center in Italia (17 strutture, 8 di ultima generazione). Poste Italiane, invece, è competente nei servizi di identità digitale, servizi postali, finanziari e assicurativi; in questo scenario, per contrastare anche la dipendenza da infrastrutture digitali straniere, l’unione tra Poste Italiane e TIM punterebbe a creare polo integrato nazionale, unendo da un lato la rete capillare e i servizi digitali di Poste e dall’altro le infrastrutture di rete e cloud di TIM. L’obiettivo è costruire un unico sistema capace di garantire connettività, cloud, identità digitali, pagamenti e sicurezza informatica, con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi di euro, sinergie per 700 milioni e oltre 150 mila dipendenti.

TUTTE LE PARTECIPAZIONI DI POSTE ITALIANE

L’OPAS su TIM è solo l’ultima mossa di una società che ha una mappa ben più ampia di partecipazioni. Poste Italiane, oggi, è un grande gruppo finanziario e assicurativo e controlla Poste Vita, Poste Assicura, Poste Insurance Broker, BancoPosta Fondi SGR e Financit. Detiene, inoltre, quote in Net Insurance (58,7%), Europa Gestioni Immobiliari (45%), Eurizon Capital Real Asset SGR (20%), Replica SIM (45%) e nella fintech Scalapay. Nel digitale controlla PostePay, che gestisce carte e servizi, LIS Holding e LIS Pay e partecipando in Conio. Nel campo della logistica include SDA Express Courier, Nexive e Poste Logistics. Sul fronte tecnologico, oltre al 24,81% di TIM, gestisce PosteMobile con circa 5 milioni di clienti.

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