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Perché Elettricità Futura è uscita da Confindustria Energia

La stretta Irap da 2,5 miliardi riapre una frattura nella rappresentanza dell’industria energetica. Sul tavolo il rapporto con Emanuele Orsini, la linea sui consumatori e il peso fiscale già sostenuto dalle imprese

L’Irap diventa il nuovo terreno di scontro tra Elettricità Futura e Confindustria Energia, con l’uscita dalla federazione determinata dai circa 2,5 miliardi di euro di maggiori entrate attese dalla stretta fiscale sulle imprese energetiche, e il problema sulla rappresentanza: chi difende gli interessi dei produttori quando le priorità degli industriali e quelle delle aziende elettriche finiscono su fronti opposti?

La ricostruzione pubblicata da La Stampa stamattina racconta un malessere che coinvolgerebbe alcuni dei maggiori associati di Elettricità Futura. Nel mirino, il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, accusato di essersi troppo sbilanciato a favore dei consumatori.

IL CONTO DELL’IRAP E I NUMERI DELLA MANOVRA

Il nuovo disegno di legge di Bilancio, approvato dal Consiglio dei ministri mercoledì 28 ottobre, estende al 2028-2029 la maggiorazione dell’Irap già introdotta per il 2026 e il 2027 con il decreto Bollette. La misura interessa le attività di estrazione di petrolio e gas, la produzione e distribuzione elettrica, la filiera del gas e l’intermediazione energetica. Per le multiutility conta l’attività prevalente della singola società; acqua e rifiuti non sono inclusi autonomamente nel perimetro. Il gettito aggiuntivo previsto è di 734,2 milioni di euro nel 2027, 873,8 milioni nel 2028 e 895,5 milioni nel 2029: il conto complessivo arriva così a circa 2,5 miliardi. Per le società regolate resta il divieto di trasferire la maggiorazione fiscale sulle tariffe. La questione riguarda direttamente gruppi come Eni, Enel e Snam, che si troverebbero a dover assorbire un nuovo prelievo dopo aver già sostenuto gli oneri del decreto Bollette.

ORSINI E LA DISTANZA TRA PRODUTTORI E CONSUMATORI

La tensione covava già da tempo. A irritare una parte dei grandi associati sarebbe soprattutto l’orientamento assunto da Emanuele Orsini sul rapporto tra chi produce energia e chi la consuma. La dichiarazione di voler stare dalla parte dei consumatori avrebbe alimentato la sensazione, tra alcuni operatori, di non trovare sufficiente tutela all’interno della rappresentanza confindustriale.

C’è poi il precedente del decreto Bollette. Il 22 ottobre, Salvatore Pinto, presidente di Elettricità Futura, aveva espresso pubblicamente la propria contrarietà all’ipotesi di nuove imposte. Nel comunicato ufficiale dell’associazione aveva dichiarato: «Il nostro settore, che rappresenta il 4,4% del Pil e incluso l’indotto occupa circa 600 mila persone – dice il presidente di EF – ha già pagato oltre 2 miliardi per effetto del decreto Bollette».

Nel comunicato, Salvatore Pinto aveva inoltre ricordato la disponibilità del comparto a investire 200 miliardi nei prossimi dieci anni, a condizione che ci fossero condizioni favorevoli.

CHI RESTA NELLA FEDERAZIONE

L’uscita di Elettricità Futura ha conseguenze anche sulla composizione di Confindustria Energia: dopo lo strappo, restano nella federazione Assorisorse, Federchimica, Assogasliquidi, Anfida, Proxigas, Assocarboni e Unem.

In foto: Emanuele Orsini e Salvatore Pinto

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