Il Governo presenta il conto alle fondazioni legate agli istituti di credito. Ma a farne le spese potrebbero essere soprattutto i territori e il sociale, avverte Giovanni Azzone, presidente di Acri e Fondazione Cariplo. Ecco perché
La legge di Bilancio rischia di trasformare le Fondazioni di origine bancaria in una delle fonti di copertura della manovra, con un effetto che potrebbe andare ben oltre il loro bilancio. La modifica fiscale contestata da Acri, l’associazione che le rappresenta, vale secondo le stime del settore tra 60 e 70 milioni di euro.
Ma la questione è anche cosa resterà da finanziare quando quelle risorse non saranno più disponibili. Giovanni Azzone, presidente di Acri e di Fondazione Cariplo, non usa giri di parole: quella del Governo è «una scelta politica». E il primo segnale concreto è già arrivato da Milano, dove Cariplo ha deciso di sospendere un progetto triennale da 100 milioni destinato allo sport dilettantistico.
LA NORMA E IL PRELIEVO SUI DIVIDENDI
Nel mirino c’è l’articolo 16 del disegno di legge di Bilancio 2027, che interviene sulla disciplina fiscale degli utili percepiti dagli enti non commerciali. La disposizione riduce dal 50 al 45 per cento la quota dei dividendi esclusa dalla tassazione: una modifica che aumenta la parte degli utili che concorre alla formazione del reddito imponibile delle Fondazioni. È una misura diversa dall’aumento dell’addizionale IRES previsto per il settore finanziario, ma per gli enti che detengono partecipazioni bancarie il risultato rischia di sommarsi agli effetti delle altre misure.
Acri stima in 60-70 milioni il costo aggiuntivo per il sistema delle Fondazioni, ma la contestazione di Azzone riguarda soprattutto il principio: tassare il non profit con criteri pensati per il profit significa “equiparare chi sostiene lo sviluppo sociale delle comunità a chi svolge intermediazione finanziaria”.
CARIPLO CONGELA 100 MILIONI
La protesta delle Fondazioni è arrivata al confronto pubblico il 30 ottobre, durante la Giornata mondiale del risparmio. In quella sede Azzone ha reso noto che Fondazione Cariplo ha deciso di sospendere un progetto triennale da 100 milioni di euro per lo sport dilettantistico, in attesa di capire quale sarà l’impatto definitivo della manovra. Non è ancora il taglio generalizzato delle erogazioni paventato da Acri, ma è un primo effetto tangibile dell’incertezza fiscale.
Il ragionamento di Azzone è concreto: le risorse delle Fondazioni non finiscono in un bilancio astratto, ma diventano interventi per giovani, persone con disabilità, cultura, istruzione e coesione sociale. Nel confronto con il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, che aveva definito l’intervento sull’IRES un «contributo modesto», Azzone ha risposto che la somma sottratta potrebbe equivalere, per esempio, a un sostegno per 20 mila giovani NEET o a progetti di inserimento per duemila persone con disabilità.
IL TERZO SETTORE CONTESTA IL PRINCIPIO
La critica non arriva soltanto da Acri. Anche il Forum Nazionale del Terzo Settore ha contestato la misura: il portavoce Giancarlo Moretti ha richiamato il ruolo delle Fondazioni nel sostegno alla povertà educativa e alle attività della Fondazione con il Sud. Il timore è che una riduzione delle risorse disponibili si traduca in meno progetti e in una maggiore difficoltà per le organizzazioni che operano nei territori più fragili.
QUALI TERRITORI RISCHIANO DI PIÚ
Il nodo è anche geografico: le Fondazioni di origine bancaria sono storicamente più presenti nel Centro-Nord, mentre il Mezzogiorno dipende in misura significativa da risorse e interventi redistributivi. Se le erogazioni si riducono, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano proprio i territori con meno strumenti finanziari e istituzionali a disposizione. È una conseguenza che rende la questione meno settoriale di quanto possa sembrare: la manovra non riguarda soltanto il rapporto tra Stato e Fondazioni, ma anche la capacità di finanziare servizi e opportunità fuori dai circuiti della spesa pubblica.
GIORGETTI CERCA UNA MEDIAZIONE, MA IL NODO RESTA
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto il valore dell’attività delle Fondazioni e ha assicurato di aver preso in considerazione le osservazioni di Acri. Ma il riconoscimento politico non ha ancora prodotto una modifica concreta della norma, anche se si parla di una possibile mediazione, con un regime IRES più compatibile con le finalità e le attività delle Fondazioni.
La contraddizione è tutta qui: il Governo riconosce il contributo delle Fondazioni, ma interviene sul loro regime fiscale in modo che, secondo Acri, rischia di ridurne la capacità di intervento. E il caso Cariplo rende visibile il problema. La Fondazione, che negli ultimi anni ha erogato circa 220 milioni di euro sul territorio lombardo, non è soltanto un soggetto che detiene partecipazioni bancarie: è un attore che finanzia progetti e supplisce, in parte, a bisogni ai quali le istituzioni pubbliche non riescono sempre a rispondere.
LA PARTITA È ANCHE A BRUXELLES
La partita si gioca anche a Bruxelles. Il 3 novembre Fondazione Cariplo si è rivolta al Parlamento europeo in vista del prossimo bilancio dell’Unione, relativo al periodo 2028-2034. Patrizia Asproni, componente del consiglio di amministrazione, ha chiesto risorse adeguate e accessibili anche alle organizzazioni culturali più piccole, sostenendo il ruolo della filantropia nel rafforzare la coesione sociale.
È un’iniziativa che assume un significato ulteriore mentre, in Italia, la stessa Fondazione è impegnata a difendere la propria capacità di finanziare attività culturali e sociali. La richiesta a Bruxelles è di riconoscere la filantropia come partner delle politiche pubbliche; quella rivolta a Roma è di non indebolirla attraverso il fisco.

