Italia

Previdenza, cosa propone Tridico con il fondo complementare pubblico

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Il presidente dell’Inps torna a parlare dell’ipotesi di costituire un fondo di previdenza complementare per i dipendenti pubblici. Lo aveva già fatto a luglio. Ecco i dettagli

Costituire un fondo di previdenza complementare pubblico presso l’Inps. Il presidente dell’Istituto nazionale di Previdenza, Pasquale Tridico, torna a parlare dell’ipotesi già prospettata durante la presentazione dell’ultima relazione annuale durante un Forum dell’Ansa. Il ministero del Lavoro, ha riferito Tridico, ha già chiesto all’inps di fare una valutazione in tal senso. Il fondo sarebbe volontario e aperto a tutti i lavoratori del comparto pubblico. In tal modo, ha sottolineato, “si realizza anche una sorta di pensione di garanzia”.

COS’HA DETTO TRIDICO ALL’ANSA

Ospite dell’agenzia diretta da Luigi Contu, Tridico ha evidenziato che “i fondi di previdenza complementare hanno una scarsa adesione, hanno un’adesione ciclica, permettono a chi è già ricco di avere forme complementari ulteriori e allocano la maggior parte dei fondi all’estero, con investimenti in altri Paesi”. Stante tale situazione, la “nuova struttura potrebbe permettere di cumulare i contributi versati nei due fondi – anche in quello obbligatorio – per coprire gli eventuali buchi contributivi e avere una pensione di garanzia”.

COS’AVEVA DETTO TRIDICO LO SCORSO LUGLIO

La questione però non è nuova e sta particolarmente a cuore al presidente ed ex consigliere economico del. leader pentastellato e attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Come dicevamo lo scorso luglio, nel corso della presentazione a Montecitorio della relazione annuale, Tridico aveva introdotto così l’argomento: “Nel nostro Paese non è presente una soluzione di previdenza complementare pubblica, come in altri Paesi, tale vuoto potrebbe essere colmato attraverso la creazione di una forma complementare pubblica gestita dall’Inps, volontaria e alternativa alle forme complementari private, superando l’attuale residualità di partecipazione di FondInps”. Quest’ultimo è il Fondo pensione complementare istituito presso l’Inps e destinato al finanziamento della previdenza integrativa dei lavoratori dipendenti del settore privato che non hanno scelto dove far confluire il proprio Tfr. Da ottobre 2009 è gestito da Unipol ma se ne è decretata la soppressione con la Legge di Bilancio 2018.

L’obiettivo, aveva aggiunto Tridico durante il discorso alle Camere, “oltre a garantire una prudente gestione dei fondi, dovrebbe essere quello di sostenere una maggiore canalizzazione degli investimenti in Italia”. Il presidente dell’Inps aveva ricordato nell’occasione che nel 2018 i fondi gestivano risorse per 167,1 miliardi, ovvero il 9,5% del Pil, “molti dei quali investiti all’estero”. Dunque, con una previdenza complementare pubblica, si poteva cercare di “aumentare le adesioni e pure gli investimenti diretti in Italia”.

COS’È LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE

La previdenza complementare è una forma di previdenza che si aggiunge a quella obbligatoria, senza però sostituirla, basata su un sistema di finanziamento a capitalizzazione. Al momento del pensionamento viene liquidata una rendita aggiuntiva alla pensione costituita dai contributi versati e che comprende i risultati di gestione. La prestazione maturata, a certe condizioni, si può anche percepire come capitale. Dunque la previdenza complementare è volontaria, a capitalizzazione individuale, a contribuzione definita, gestita da soggetti ed enti di diritto privato.

QUANTI SONO I FONDI, CHI SI È  ISCRITTO, LE RISORSE

L’ultima relazione della Covip, la commissione che vigila sulla previdenza complementare, presentata alle Camere a luglio scorso e relativa al 2018, parla di 398 fondi esistenti aumentati del 5,7% rispetto al 2017. Gli iscritti sono saliti a quota 7,6 milioni – oltre il 30% della forza lavoro – mentre le posizioni sono oltre 8,4 milioni. Andando a leggere qualche dato si scopre che gli iscritti ai fondi pensione sono più uomini che donne e perlopiù nelle classi di età comprese fra 34 e 54 anni. Per la maggior parte sono lavoratori dipendenti e risiedono nel Nord del Paese.

Nel 2018 le risorse destinate alle prestazioni sono state pari a 167,1 miliardi, il 3% in più rispetto all’anno prima: dunque le risorse sono aumentate di 4,8 miliardi ma il saldo della gestione finanziaria è stato negativo per circa 2,9 miliardi.

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