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Prima e Seconda Repubblica, ecco chi torna in campo per il referendum

Dini, Dell’Utri, Previti, Mastella, Cirino Pomicino e non solo: il referendum sulla separazione delle carriere in magistratura riporta in campo nomi e volti di cui non si sentiva parlare da un po’: sono le “vecchie volpi” della Prima e della Seconda Repubblica. Ecco chi si schiera col sì e chi col no

A volte ritornano. Del resto, ogni grande battaglia politica ha bisogno dei suoi veterani. E il referendum sulla riforma Nordio non fa certo eccezione. Ecco allora che dal grande archivio della politica italiana, riemergono una serie di esponenti politici della Prima e della Seconda Repubblica, magistrati e sopravvissuti a vecchi governi, che tornano a farsi sentire per la propria scelta di campo, chi per il Sì chi per il No.

GLI EX BERLUSCONIANI NEL SÌ CON UN’ECCEZIONE

Nel fronte del sì, c’è l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, testimonial del comitato “Sì Separa” della fondazione Einaudi per la separazione delle carriere. Insieme a lui alcuni pesi massimi del berlusconismo come Marcello Dell’Utri e Cesare Previti.

E anche l’ex titolare del Tesoro nel primo governo Berlusconi (1994-1995) ed ex Presidente del Consiglio, Lamberto Dini, ha espresso pubblicamente il suo sostegno alla riforma Nordio. Dalle pagine del Foglio ha detto che “al referendum voterò Sì perché approvo la riforma della Giustizia”. L’ex direttore della Banca d’Italia giudica positivamente la riforma a partire dalla separazione delle carriere, che “mira a garantire la piena terzietà del giudice rispetto al pubblico ministero, senza ridurre l’autonomia e l’indipendenza della magistratura”. Aggiungendo: “Mi risulta che la separazione delle carriere esista in gran parte dei Paesi democratici e senza che i pm siano sotto il controllo del governo, come sostengono gli oppositori della riforma”.

MASTELLA: IL BATTITORE LIBERO

Tra i sopravvissuti al governo Berlusconi l’unico che si è schierato apertamente per il No è Clemente Mastella. In un’intervista del Corriere della Sera aveva fatto sapere: “La separazione già c’è. Andrebbero riformati i tempi della giustizia ma lì la riforma non interviene. Invece va a toccare il pm: è una riforma pericolosa. Fa diventare il pm un superpoliziotto”. Il sindaco di Benevento freme: “Bisogna darsi una mossa e moltiplicare l’azione politica di tutti i contrari alla riforma Nordio e al governo Meloni”. Con il No anche Rosy Bindi, che da presidente dell’Antimafia inserì tra gli “impresentabili” di una vecchia tornata di Regionali in Campania sua moglie Sandra Lonardo.

IL FRONTE DEL NO

Tra il fronte del No in prima fila c’è l’ex politico Paolo Cirino Pomicino. Tra le ragioni della scelta il fatto “che la riforma Nordio finirà per accrescere, e non per diminuire, il potere a volte senza limiti dei pubblici ministeri”. Insieme a lui Rino Formica, importante figura del socialismo italiano, ex Ministro delle finanze nel primo e nel secondo governo Spadolini e nel VI e VII governo Andreotti (1989-1992) quando Pomicino era il titolare del Bilancio. Secondo Formica la partita sulla riforma Nordio è una sfida in difesa della Costituzione: “Il diritto non c’entra. C’entra una questione semplice, ed enorme: il rischio di rendere irrecuperabile il declino democratico. Ci vuole il coraggio di dire no a questo governo”. Dalle pagine di Domani scrive: “da anni la destra utilizza tutti gli strumenti della dialettica politica per portare il paese ad un affidamento al buio della modifica dell’ordinamento democratico. (…) Oggi non siamo al delitto, ma alla lesione profonda del diritto costituzionale democratico. Dunque votare contro qualsiasi riforma proposta dalle forze che hanno un’intenzione demolitrice della Carta è un dovere. È aprire gli occhi”.

 

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