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Qual è l’iter della crisi di governo?

Commissioni Governo Maggioranza

La crisi di governo è aperta ed è calendarizzata: Draghi sarà in Parlamento mercoledì prossimo. Cosa può accadere?

Se, da un lato, il rinvio della crisi a mercoledì prossimo come stabilito dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, permette a Mario Draghi, presidente del Consiglio dimissionario, di avere il tempo di mettere in sicurezza il Paese e concludere gli accordi sulle forniture di gas con i Paesi africani (il 18 e il 19 luglio sarà ad Algeri per il quarto Vertice Intergovernativo), dall’altro sembra essere spia che non ci sia modo di farlo desistere e tornare sui propri passi. La crisi di governo, insomma, è servita, indietro non si torna ed è inutile affrettarsi con le consultazioni. Ma cosa potrebbe accadere?

Molto dipenderà da ciò che Mario Draghi dirà alle Camere mercoledì. E, visto il discorso che Draghi ha fatto ai suoi ministri nel CdM di ieri sera, immediatamente trapelato alla stampa (ancora più laconica la nota di Palazzo Chigi: “In chiusura della riunione del Consiglio dei Ministri, il Presidente Mario Draghi ha comunicato la decisione di rassegnare le dimissioni proprie e del Governo nelle mani del Presidente della Repubblica. Il Presidente Draghi ha ringraziato i Ministri per il lavoro svolto e per i risultati conseguiti”), allo stato attuale paiono improbabili suoi ripensamenti.

Dunque che accadrà mercoledì? Se Draghi confermerà le proprie dimissioni, dopo il passaggio in Parlamento tornerà al Colle. Il Presidente della Repubblica convocherà allora al Quirinale i Presidenti di Camera e Senato e si darà vita a un giro di consultazioni che, si stima, sarà alquanto rapido, non dovendosi coagulare una maggioranza politica quanto piuttosto forze volenterose di traghettare il Paese alle prossime elezioni.

A seconda dei contorni della maggioranza, comunque, le elezioni potrebbero essere alla scadenza della legislatura oppure in autunno: quest’ultimo caso ricorrerebbe anche qualora non si trovasse una maggioranza alternativa e prevede necessariamente il voto a settembre per consentire al venturo esecutivo di fare la prossima Legge di Bilancio, che ha tempistiche ben rigorose date dall’approvazione di Bruxelles. La maggioranza, al netto della fuoriuscita di Giuseppe Conte, comunque esiste ancora, è bene ricordarlo. Occorrerà trovare un nome di alto profilo che la guidi, per questo in molti puntano su Giuliano Amato, presidente della Consulta.

 

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