La crisi in Medio Oriente riporta l’attenzione sulle basi militari Usa in Italia e sulle regole che ne disciplinano l’utilizzo
Con la guerra in Medio Oriente scatenata circa 10 giorni fa da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, crescono gli interrogativi sul possibile utilizzo delle basi militari statunitensi presenti sul territorio italiano. Dove si trovano? Quante sono? L’alleanza Nato che ci unisce crea una corsia preferenziale per un loro utilizzo?
Il ministro della Difesa Crosetto, a questo proposito, ha riferito che non vi sono state richieste di questo tipo ma che, qualora ce ne fossero da parte del governo statunitense, non verrà presa alcuna decisione senza prima un passaggio in Parlamento e un confronto con tutte le forze politiche in campo.
QUALI SONO LE BASI AMERICANE SUL SUOLO ITALIANO
Sono oltre dodici mila i militari statunitensi che vivono sul territorio italiano. Non esiste invece un numero ufficiale delle infrastrutture militari utilizzate dagli Stati Uniti in Italia, alcune hanno infatti funzioni logistiche o tecniche e non sono sempre rese pubbliche. Si tratta di circa 120 infrastrutture, tra quelle che ricadano sotto l’ombrello della NATO e quelle gestite esclusivamente dalle forze armate americane.
DA GHEDI A SIGONELLA: LE BASI USA SUL TERRITORIO ITALIANO
Partendo dal Nord, in Lombardia si trovano le basi militari di Solbiate Olona, sede di un comando Nato a guida italiana e Ghedi. Quest’ultima, a 20 km da Brescia, e’ base dell’Aeronautica militare italiana con un forte presidio americano, e si sospetta che proprio lì, da anni, siano stoccate armi nucleari. Nel Nord Est sono operative alcune delle principali strutture militari utilizzate dagli Stati Uniti: la caserma Ederle di Vicenza, sede del comando delle forze terrestri americane nel Sud Europa, la base Nato di Motta di Livenza, sempre in Veneto, e la base aeronautica di Aviano, in Friuli-Venezia Giulia.
Scendendo verso il centro del Paese troviamo la base aerea di Poggio Renatico in Emilia Romagna, sede di un importante comando NATO per le operazioni aeree. In Toscana le principali infrastrutture che operano sono a la Spezia e Tombolo, tra Pisa e Livorno, dove sorge il Camp Darby, un’altra base italiana con forte presenza a stelle e strisce, la cui sede funge altresì da deposito di missili, ordigni e munizioni.
Nel Lazio si trovano diverse infrastrutture militari, tra cui la Cecchignola a Roma, mentre il porto di Gaeta viene utilizzato come punto di attracco per unità della Marina statunitense, spesso in supporto alla Sesta Flotta nel Mediterraneo.
Nel Sud Italia e nelle isole, Napoli ospita il comando delle forze navali statunitensi in Europa e della NATO per l’area meridionale. In Sicilia si trova la base di Sigonella, uno dei principali hub logistici e operativi dell’aviazione americana nel Mediterraneo, spesso al centro delle cronache per il suo ruolo nelle operazioni militari nell’area.
QUALI SONO GLI ACCORDI SULL’USO DELLE BASI USA IN ITALIA
Nonostante la sovranità rimanga in primo luogo nelle mani dello stato italiano, l’uso e le modalità operative che riguardano queste infrastrutture militari sono regolati da una serie di accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti, Tra i principali vi sono l’accordo tecnico del 1954 sulle infrastrutture militari, Air Technical Agreement, e il secondo nel 1995, Bilateral Infrastructure Agreement. Questi accordi sono rimasti a lungo coperti dal segreto di stato per questioni di sicurezza nazionale e cooperazione con gli alleati. Diversi studiosi di diritto però hanno messo in discussione questa scelta, sostenendo che il segreto fosse poco giustificato e che le modalità operative delle basi statunitensi in Italia fossero scarsamente trasparente.
Il tema tornò al centro del dibattito dopo la tragedia del Cermis del 1998, quando un aereo militare statunitense tranciò il cavo di una funivia provocando la morte di venti persone. In seguito a quell’episodio il governo guidato da Massimo D’Alema chiese la pubblicazione dell’accordo del 1954 sulle infrastrutture militari, che venne reso pubblico, mentre gli accordi tecnici più dettagliati sul funzionamento delle singole basi rimasero riservati.


