Italia

Questo sovranismo è un nazionalismo senza ideali

C’era una volta la politica dei grandi partiti… quelli di oggi faticano anche a dotarsi di un programma. L’intervista di Giusy Caretto a Emanuele Macaluso per Start Magazine

Memoria storica della sinistra italiana, Emanuele Macaluso, 95 anni compiuti da poco, è politico, sindacalista e giornalista italiano. Nato a Caltanissetta, la città degli angeli e delle miniere di zolfo, ha vissuto gran parte della sua vita a Roma. Abbiamo voluto con lui capire le differenze tra la politica del Novecento e quella del nuovo millennio. Ma soprattutto siamo andati ad indagare alla radice del populismo nostrano.

Negli ultimi anni la politica ha perso il rapporto che le classi politiche del Novecento avevano con il popolo. Per intenderci, è come se attualmente non esistano più valori comuni per cui si vuole essere rappresentati. A cosa si deve questo declino politico?

Lo dobbiamo alla crisi dei partiti che fecero la Costituzione, dei grandi partiti come quello Comunista, il partito Socialista, la Democrazia Cristiana e dei piccoli partiti , come quello Repubblicano e Liberale. Ora la crisi di quei partiti ha innescato una crisi politica, che ha portato all’improvvisazione di partiti, come quello di Berlusconi, poi la Sinistra ha poi dato vita al Pds, poi al Pd, ora è venuta fuori l’antipolitica, con Lega e Movimento 5 Stelle. Prima la Lega era Nordista, ora Salvini parla di Prima gli Italiani.

Non c’è più un rapporto tra le idee e i valori. C’è un insieme di forze para-politiche che indubbiamente hanno un rapporto con i popolo, ma questo coincide con il populismo. Prevale l’invettiva, il social, la demagogia, le fake news.

Non c’è una politica estera, un rapporto con i mondo, non c’è possibilità di progettare.

La formazione politica, oggi, è completamente diversa da quella che ha caratterizzato il Novecento…

Certo, è diversa. È peggiorata. Queste non sono forze politiche che hanno programma, storia, riferimenti. Il personale politico di oggi è culturalmente scadente.

Il sovranismo, oggi, è una risposta a questo declino?

No, il sovranismo è una variante di questo declino. Questo, in realtà, non è sovranismo è un tentativo di nazionalismo, senza nemmeno ideali. È un tentativo di sottrarsi alla realtà del mondo globalizzato, che ha bisogno di un’Europa forte.

Quelle di oggi sono chiacchiere, parole che denotano la decadenza della politica.

Possiamo affermare che il declino dell’Italia sia colpa anche delle Università e del loro rapporto poco radicato con la realtà politica dell’Italia? Raramente le menti brillanti scendono in politica.

Da tempo c’è una separazione tra la politica e la cultura. Questa politica e e questi politicanti hanno poco a che fare con la cultura, mi auguro che gli uomini di cultura riscendano in campo. La Fiera del libro è stata un’occasione in cui si sta dimostrando che forse qualcosa sta cambiando.

Il capitale umano, che dovrebbe essere formato nelle università e nelle aule, è sicuramente un elemento di ricchezza intangibile per un Paese ed è fattore determinante della crescita economica a lungo termine. Crescita, però, che non esiste. Cosa abbiamo sbagliato?

Abbiamo sbagliato la politica, tutto dipende da questa. Se abbiamo una politica che non è politica, non ci sono progetti, orizzonti, programmi su cui indirizzare la nazione è normale che si verifichi tutto questo.

C’è una via di salvezza?

Spero che tutto questo sia solo un periodo di transito, anche se questo transito è stato lungo. Nelle nuove generazioni, mi sembra, che stia riaffiorando la preoccupazione per la decadenza del Paese e anche per la nascita di forme, che magari non sono fasciste, ma che richiamo a delle idee che sono state superate dalla Democrazia italiana. La via di salvezza è tornare ad una battaglia politica fondata sulle idee e sui valori. Spero nei giovani.

Articolo pubblicato su Start Magazine n.2/2019

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