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Ecco perché le rinnovabili rischiano di fare lo sgambetto al campo largo

Il caso Todde mette a nudo le contraddizioni del campo largo sulle rinnovabili: tra slogan green, veti territoriali e opposizioni locali, l’alleanza progressista rischia di dividersi proprio sulla transizione energetica

Il campo largo rischia di spaccarsi sulle rinnovabili? È la domanda che sorge spontanea analizzando il “caso Todde”. Il M5S dichiara che eolico e solare sono l’unica soluzione per assicurare energia economica e pulita. Gli alleati di Pd e Avs concordano che la verde Spagna di Sànchez deve essere la stella polare. Tuttavia, i fiumi di dichiarazioni e parole a favore delle rinnovabili si scontrano con la realtà dei fatti, secondo il Foglio. La moratoria e la restrittiva legge sulle aree idonee introdotte dalla governatrice pentastellata della Sardegna sono l’emblema delle centomila maschere energetiche del campo largo.

LE RINNOVABILI DIVIDONO IL CAMPO LARGO

Il Movimento 5 Stelle continua a recitare il mantra delle rinnovabili, ma il corto circuito tra retorica e realtà è ormai sistematico. Il problema, come riassume efficacemente Il Foglio, è che il sì alle rinnovabili resta troppo spesso un esercizio di stile, un “predicare bene e razzolare male” dove ai proclami seguono i veti territoriali. Una sorta di sindrome del “no a tutto”, riassume il Foglio: no al nucleare, no al carbone e no a quel TAP osteggiato ferocemente ieri, ma oggi fondamentale per assicurare la sicurezza energetica dopo la guerra in Ucraina.

Infatti, mentre l’europarlamentare Pasquale Tridico addita il governo Meloni come “ostaggio del gas” e Pd e Avs puntano idealmente all’esempio iberico, il campo largo rischia di scivolare puntualmente sulla buccia di banana della coerenza. Il caso rinnovabili in Sardegna sembra l’emblema perfetto di quest’incoerenza.

RINNOVABILI ALLA SBARRA

Dopo la moratoria e la legge sulle aree idonee la governatrice della Sardegna ha difeso a spada tratta il suo no alle rinnovabili anche nel corso dell’ultimo CdM. Alessandra Todde ha detto no a tutti e trenta i progetti di impianti eolici e agrivoltaici da realizzare sul territorio sardo. Gli obiettivi dell’accordo nazionale parlano di 6,2 gigawatt assegnati alla Sardegna. Tuttavia, la governatrice pentastellata non sembra disposta a scendere a patti sulla tutela del territorio paesaggistico ed ambientali. In ballo ci sono 30 progetti rinnovabili, di cui 13 “di pubblica utilità, indifferibili e urgenti” relativi a impianti eolici sui quali il governo dovrà decidere nei prossimi mesi.

“C’è una grande opposizione dei territori e delle Regioni alle fonti pulite, mentre ci sono investimenti rilevanti che potrebbero ricadere sul Paese. Il problema è anche l’opposizione dei territori”, ha dichiarato il ministro del Mase, Gilberto Pichetto Fratin, secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano. Todde ha risposto rivendicando gli investimenti di un miliardo di euro nelle rinnovabili e puntando il dito contro l’importanza di dare alle Regioni il potere di decidere dove sorgeranno gli impianti.

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