Italia

Rousseau: ok sentire la base, ma il web non è lo strumento giusto. Parla Campi

Rousseau

Intervista al professor Alessandro Campi: no all’uso ideologico della piattaforma Rousseau. Sul Conte bis: avrà vita stentata. Ora il Pd deve essere un partito di sinistra vero 

Il responso è arrivato: il Movimento Cinque Stelle farà l’accordo con il Partito Democratico per dar vita a un nuovo governo guidato dal presidente incaricato Giuseppe Conte. A parlare però non è stata la Pizia nel santuario di Delfi ma la piattaforma Rousseau, dove quasi 80mila attivisti hanno partecipato al voto rispondendo “sì” al quesito nel 79,3% dei casi.

Al di là della decisione espressa e del numero record di votanti – “un plebiscito” secondo il leader Luigi Di Maio -, è d’obbligo una riflessione sulla modalità adoperata per raccogliere il parere dei propri iscritti. “La piattaforma Rousseau è uno strumento di consultazione come ne esistono da sempre in forme più tradizionali, in fondo anche le primarie lo sono” afferma Alessandro Campi, docente di Storia delle dottrine politiche all’Università di Perugia e direttore della Rivista di Politica, intervistato da Policy Maker. “Ricordo che pure i socialdemocratici tedeschi hanno sottoposto l’ultimo accordo di governo con la cancelliera Merkel al giudizio degli iscritti al partito. Dirò di più: è anche giusto che i militanti siano coinvolti ma vorrei sottolineare alcuni aspetti”.

I LIMITI DELLA PIATTAFORMA ROUSSEAU

Secondo Campi, “innanzitutto la piattaforma Rousseau, nonostante le rassicurazioni, non fornisce garanzie di trasparenza perché esistono ancora opacità strutturali nella sua gestione. Insomma, non c’è alcuna certezza che i risultati comunicati siano effettivamente quelli ottenuti”. Il secondo aspetto, e si tratta del “problema più serio”, riguarda come il Movimento Cinque stelle utilizza questa forma di consultazione online. “La pretesa – spiega il professore – è che si tratti di uno strumento sostitutivo di tutto il resto, di uno strumento decisionale che in un prossimo futuro – fra 20 o 50 anni – sia in grado di sostituire qualsiasi altra forma di consultazione”.

IL PROBLEMA DI CREDERE CHE POSSA SOSTITUIRE OGNI ALTRO STRUMENTO DECISIONALE

In sostanza, e qui la faccenda si fa piuttosto seria, i sostenitori della piattaforma “lasciano prefigurare una forma di democrazia che – se applicata a ogni decisione (sindaci, presidente del Consiglio o della Repubblica) e a qualsiasi tema di interesse dei cittadini – sia la vera democrazia, senza necessità di mediatori e di rappresentanti. Per loro questa è la democrazia”. Campi dunque mette in discussione fortemente “l’uso ideologico della piattaforma”. “È questo ciò che più temo, come se si trattasse dell’unico modo in cui il popolo può deliberare. Invece la consultazione online non fornisce la garanzia che ci sia un’informazione reale. Anzi, è più facile che vincano l’emotività, le pulsioni irrazionali” a differenza di quanto accade in Parlamento che “è un filtro, una mediazione, un luogo in cui ci si confronta, si medita e poi si delibera”.

Poi certo, ripete Campi, “occorrerebbe maggiore trasparenza, che i quesiti fossero meno ambigui, che venissero calcolati meglio i tempi e non – come è accaduto stavolta – un voto dopo le consultazioni del presidente incaricato che è perciò appeso alle decisioni dei militanti. Senza dubbio, si è creato un cortocircuito”. Peraltro, “ricordo che non sempre è stata seguita la volontà espressa sulla piattaforma, quando non è convenuto non lo si è fatto. Insomma, in alcuni casi c’è stato pure un uso un po’ divertente”.

ATTENZIONE AGLI STRUMENTI CHE AMPLIFICANO IL POTERE

Campi pone l’attenzione anche su un altro pericolo. “Da 200 anni a questa parte si pone il problema di  strumenti che diventano amplificatori a vantaggio del potere e a svantaggio dei cittadini” chiarisce il docente. Tale rischio è andato via via crescendo con lo sviluppo della tecnologia e se la televisione era vista come un’arma “per condizionare la volontà degli spettatori” tanto da portare a lunghe discussione sul conflitto di interessi, a maggior ragione “La questione in questo caso si pone ugualmente e anche di più perché Internet non è un sistema anarchico, è gerarchizzato, è una struttura controllata monopolisticamente da quattro soggetti. Almeno per la tv si può parlare di controllo oligopolistico su scala globale”. “I grillini – evidenzia Campi –  del web vedono una dimensione emancipativa, liberatoria, secondo una forma di infantilismo che definirei molto pericoloso”.

Ora, ricevuto il via libera dei militanti del Movimento, il governo può vedere la luce e Conte salire al Quirinale con la lista dei ministri. Per il nascente esecutivo Campi prevede che “ci sarà una vita stentata, a cominciare dai problemi di maggioranza in Senato. Il rischio vero però è che vengano fuori contrasti strutturali. Certamente ci sarà una piccola luna di miele con l’Unione europea – aggiunge – anche se chi pensa che arriveranno tanti sconti perché non c’è più Matteo Salvini al governo dimostra di non conoscere bene lo spirito di finlandesi, di lussemburghesi e di altri partner europei”.

Probabile comunque che “nella fase di avvio dell’esecutivo ci sarà un po’ di buona volontà da parte dei diversi contraenti e che non si verificheranno grandi attriti ma appena si ragionerà di questioni strutturali allora non sarà semplice a meno che non si trovi una convergenza politica obiettiva”.

C’è poi un’altra questione rilevante, in particolare per il Partito Democratico: “È l’ora delle scelte politico-ideologiche – dice Campi -, non si può più barcamenare. Il Pd non può più essere sia dalla parte di Confindustria sia a favore delle politiche redistributive. Il Pd deve scegliere, viene da una stagione di forza riformista, moderata, quale era quella favorita da Matteo Renzi. Ora però – se vuole andar d’accordo con i Cinque Stelle – è chiamato ad essere un partito di sinistra vero come non è stato negli ultimi sette-otto anni”.

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