Italia

Salario minimo, cosa si sta muovendo in Italia

salario minimo

L’approfondimento di Giulia Palocci per i-Com sul salario minimo e le posizioni di governo, imprese e sindacati

Si riaccenderanno tra poco meno di una settimana i riflettori sul cosiddetto salario minimo, quando sindacati e governo torneranno a confrontarsi sul disegno di legge che prevede l’introduzione della paga oraria minima. Che nella proposta dei pentastellati dovrebbe arrivare a 9 euro lordi l’ora. Il provvedimento, a prima firma della senatrice del MoVimento 5 Stelle Nunzia Catalfo, è ora al vaglio della commissione Lavoro del Senato, di cui Catalfo stessa è presidente. Il nuovo appuntamento, in programma il 5 giugno, arriva a un mese dall’ultimo tavolo tecnico in cui i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil hanno proposto le loro modifiche al testo presentato in Senato. Ma cosa prevede il disegno di legge? E quali sono le perplessità sui minimi salariali?

I DESTINATARI DEL PROVVEDIMENTO

Secondo quanto riportato nel testo del disegno di legge, il salario minimo orario si applicherebbe a tutti i lavoratori – a esclusione dei soli collaboratori domestici e agricoli – che sulla base dei contratti collettivi e dell’inquadramento di riferimento, percepiscano una retribuzione inferiore a nove euro lordi. Gli interessati sono camerieri, barman, cuochi e personale di pulizia del settore turistico. Ma anche centralinisti, autisti, magazzinieri e saldatori. Un numero di lavoratori che, nel complesso, ammonta a quasi tre milioni (oltre il 20% del totale). Basti pensare che, secondo l’Istat, nel solo settore dei servizi, il 61% dei dipendenti non riesce a raggiungere i nove euro mentre il 27% non arriva nemmeno alla soglia del salario minimo. Sempre in base all’indagine dell’istituto a essere pagati peggio sono i giovani under 30 e le donne.

LA SITUAZIONE IN EUROPA

Sebbene in Italia il salario minimo non sia disciplinato da alcuna legislazione ad hoc, l’appiglio normativo fondamentale è rappresentato dall’articolo 36 della Costituzione, secondo cui “il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa“. Nel resto dell’Unione europea le cose stanno in modo diverso: eccetto il nostro Paese, l’Austria, Cipro, la Danimarca, la Finlandia e la Svezia, tutti garantiscono per legge un salario minimo ai lavoratori. Si parte dai casi in cui viene garantito uno stipendio fino a 500 euro – dai 240 della Bulgaria ai 480 della Slovacchia – a quelli in cui la somma è inferiore ai 1.000 (da un minimo di 500 in Estonia a un massimo di 859 in Spagna). Per finire con i Paesi che superano il tetto dei 1.000 euro tra cui il Regno Unito con 1.401 e il Lussemburgo con 1.999.

LE PERPLESSITÀ

In attesa che sindacati e governo si rimettano a lavoro sul provvedimento per trovare una soluzione condivisa il 5 giugno, molti sono i dubbi, e altrettante le preoccupazioni. Soprattutto quelle che provengono dal mondo imprenditoriale e sindacale. Entrambi preferirebbero che i salari fossero determinati dai contratti collettivi nazionali, in grado di rappresentare al meglio le differenze settoriali. D’altro canto, la paga oraria minima comporterebbe importanti vantaggi per i lavoratori sottopagati. Un punto di incontro forse si troverà, anche se bisognerà verificare già dai prossimi giorni quale sia l’orientamento in materia della Lega.

 

Articolo pubblicato su i-com.it

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