Italia

Salario minimo garantito. Cosa pensano Cnel, Istat e sindacati

Dopo il reddito di cittadinanza è iniziata la discussione in Commissione Lavoro del Senato sui ddl relativi all’istituzione del salario minimo garantito presentati dal movimento 5S e dal Pd. I disegni di legge prevedono l’introduzione di un salario minimo di 9 euro l’ora nette per il Pd, lorde invece per i 5S.

IL DOCUMENTO DELL’ISTAT

Per l’ Istat “la definizione di un salario minimo deve essere opportunamente coordinata con altri istituti presenti nel mercato del lavoro, non ultimo il reddito di cittadinanza”.

“La scelta del livello del salario minimo deve contemperare due esigenze di segno opposto. Un salario minimo troppo alto potrebbe, infatti, scoraggiare la domanda di lavoro o costituire un incentivo al lavoro irregolare, determinando quindi un ampliamento della segmentazione tra lavoratori e un’ulteriore marginalizzazione delle categorie più svantaggiate. Un salario minimo troppo basso, per contro, potrebbe non garantire condizioni di vita dignitose”, si legge nel documento.

Secondo l’Istat l’introduzione di un salario minimo a 9 euro lordi all’ora consentirebbe a quasi 3 milioni di lavoratori di registrare un incremento medio annuale della retribuzione pari a 1.073 euro pro-capite. L’incremento complessivo del monte salari viene stimato in circa 3,3 miliardi di euro. Sul fronte dell’aziende, invece, comporterebbe “un aggravio di costo che se non trasferito sui prezzi porterebbe a una compressione di circa l’1,2% del margine operativo lordo”.

L’OPINIONE DEL CNEL

Secondo quanto emerge dalla documentazione presentata dal Cnel in Commissione “L’introduzione di un salario minimo legale può rappresentare un argine efficace per proteggere i bassi redditi in quei segmenti del mercato del lavoro in cui inattività, disoccupazione e sommerso si intrecciano con i lavori a maggior rischio di povertà”.

Nel documento viene sottolineato che “per ridurre le diseguaglianze sono necessarie politiche di sostegno al reddito delle famiglie (non dei singoli individui) unitamente a misure di attivazione alla ricerca del lavoro e ricollocazione dei lavoratori”. Da qui la necessità di poter disporre di una rete efficiente di centri per l’impiego e di agenzie del lavoro.

Secondo il Cnel, “la migliore strategia di contrasto al lavoro povero sta proprio nella complementarietà e nella combinazione ottimale delle politiche piuttosto che nell’efficacia della singola politica”.

Viene inoltre evidenziato che “nei confronti di alcune fasce di lavoratori, come ad esempio i giovani (che spesso alternano studio e lavoro) e gli apprendisti (per i quali il contenuto formativo costituisce un costo aggiuntivo per le imprese) dovrebbe essere utilizzata particolare cautela, introducendo opportune deroghe, come già avviene in molti paesi europei”.

CONTRARIE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Le organizzazioni sindacali, da quanto emerso ieri in Commissione Lavoro del Senato, si sono espresse in modo contrario al provvedimento, in quanto ritengono che l’eventuale fissazione di un salario legale spiazzerebbe la contrattazione comportando per le aziende nessun altro obbligo che l’applicazione della paga di legge.

Si avrebbe, dunque, come conseguenza una fuga dal contratto nazionale di lavoro il quale non si limita solo a fissare solo i minimi di retribuzione ma integra il trattamento economico del lavoratore con molte altre voci.

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