La vicenda Meloni, la difesa di Carlo Conti e l’iniziativa di Ignazio La Russa sul caso Pucci sollevano interrogativi sulla reale autonomia della Rai e sul peso della politica nel Festival di Sanremo
Un Festival di Sanremo “cristiano e democratico”. É questa la formula scelta dal conduttore Carlo Conti, durante la conferenza stampa della prima serata, per uscire dall’angolo nel quale hanno provato quanti hanno definito il suo un “festival democristiano”.
La gara canora non è ancora iniziata ma la politica ha già provato a colorare il palco dell’Ariston. La smentita sulla possibile partecipazione di Giorgia Meloni e la nuova difesa del comico Pucci da parte del Presidente del Senato hanno sollevato di nuovo un polverone sul Festival. Intanto, Carlo Conti rivendica l’indipendenza delle sue scelte artistiche.
LA RUSSA CHIEDE “UN GESTO RIPARATORE” PER PUCCI
La polemica più fresca ha interessato il Presidente del Senato Ignazio La Russa. La seconda carica dello Stato ieri sera ha pubblicato un video, sui suoi profili social, in cui chiedeva di invitare Andrea Pucci in qualità di ospite della kermesse canora quale “gesto riparatore”. Il comico, infatti, era stato scelto per la co-conduzione della terza serata del Festival. Una decisione che ha attirato su Pucci un’ondata di critiche legate alle sue battute, considerate da alcuni omofobe, sessiste e offensive, e alla sua presunta vicinanza al Governo. Critiche che hanno spinto il comico a dare forfait.
Non è la prima volta che il Presidente del Senato interviene per dimostrare solidarietà al comico. Un intervento a gamba tesa che i vertici Rai hanno minimizzato in conferenza stampa, parlando di un’opinione personale del Presidente del Senato, ribadendo la totale autonomia artistica del Festival.
“La mia storia parla per me, sono un uomo libero. Preferisco che si dica che non so fare il mio mestiere, piuttosto che mi hanno obbligato a prendere qualcuno, tirandomi per la giacca, per favorire questo o quel comico”, ha detto il conduttore, secondo quanto riporta La Repubblica.
IL CASO MELONI
Nel giorni passati era trapelata la notizia di una possibile partecipazione di Giorgia Meloni alla serata inaugurale del Festival di Sanremo. La Premier è intervenuta direttamente sui suoi canali social per smentire categoricamente, definendo la notizia adatta per il “FantaSanremo”.
Il direttore artistico, Carlo Conti, ha confermato a La Repubblica che non c’è stato alcun invito ufficiale nei confronti di Meloni, precisando però che, se la Premier volesse acquistare un biglietto sarebbe la benvenuta.
CONTI DIFENDE L’INDIPENDENZA DEL FESTIVAL DALLA POLITICA
La politica non ha fatto alcuna pressione nelle scelte artistiche del Festival di Sanremo, secondo Carlo Conti. Il conduttore ha difeso a spada tratta la sua indipendenza dalla politica. “Quando c’era Renzi sono stato definito renziano, oggi meloniano, domani sarò cinquestelliano. In questi 40 anni di Rai sono sempre stato un uomo libero. Ci tengo a essere indipendente nel mio lavoro: sono un giullare e orgogliosamente faccio il giullare” ha detto Conti, secondo quanto si legge su La repubblica.
“Sanremo l’ho fatto con un governo e con un altro. Ho avuto sempre la Rai dalla mia parte, ma in assoluta autonomia”, ha aggiunto Conti.
BENIGNI E L’OFFESA A PAPA GIOVANNI PAOLO II
Al momento le polemiche, che da sempre animano il palco di Sanremo, appaiono di piccolo cabotaggio, diversamente dal passato. Nel 1980, per esempio, Roberto Benigni apostrofò l’allora Pontefice Papa Giovanni Paolo II con il dispregiativo di “Wojtylaccio”. Una battuta che ebbe strascichi legali: l’uscita gli costò un’incriminazione (seguita da assoluzione) per offesa alla religione di Stato. Nel 2011 Benigni entrò sul palco con un cavallo bianco, sventolando la bandiera tricolore al grido di ‘Viva l’Italia!’ in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia raccogliendo, in quel caso, apprezzamenti bipartisan e il plauso del presidente Napolitano. L’attore premio Oscar ha fatto breccia nel cuore anche di un altro presidente della Repubblica: Sergio Mattarella, davanti al quale nel 2023 declamato una lettera d’amore alla Costituzione. Mossa “politica” nel senso più alto del termine.

