Italia

Si è esaurita la spinta del contratto di governo. Parla Cisnetto

C’è “il rischio che dal 1° gennaio l’esecutivo abbia chiuso il suo percorso perché basato su un contratto i cui contenuti “sono esauriti o irrealizzabili”. Parola di Enrico Cisnetto, ideatore di Roma InConTra sentito da Manola Piras

“Bisognerebbe suggerire a Salvini un’analisi costi benefici del governo con i Cinque Stelle” . Enrico Cisnetto, editorialista politico-economico, non nasconde la sua preoccupazione per lo stato in cui versa il Paese e ipotizza un “cambiamento di scenario che aprirà a nuovi assetti politici” – ancora incerti – già all’indomani del 26 maggio, giorno in cui gli italiani andranno a votare per le elezioni europee. Del resto, spiega, “sento discussioni attardate e contrasti interni al governo su argomenti come la Tav e le infrastrutture, che invece dovrebbero essere acquisiti e che darebbero respiro all’attività economica. La recessione e i suoi effetti – aggiunge – finiranno probabilmente per introdurre cambiamenti politici che servono perché il Paese non può essere guidato per cinque anni da questa coalizione. Serve discontinuità“.

TERZA RECESSIONE IN DIECI ANNI

Cisnetto fa una disamina della “situazione molto grave” in cui si trova l’Italia che sta vivendo “la terza recessione in dieci anni”. Peraltro le prime due erano “una di derivazione mondiale e una europea. Questa invece è endogena, più di natura psicologica che pratica e per molti versi più profonda. Se ne poteva fare a meno, si potevano evitare motivi di inquietudine”.

L’ideatore di Roma InConTra critica senza mezzi termini la politica economica di Palazzo Chigi che è “tutta basata su meccanismi redistributivi” i quali mostrano due difetti: “L’idea di poter rilanciare l’economia distribuendo soldi a pioggia (con il reddito di cittadinanza, ndr) – nell’illusione di favorire i consumi interni e rilanciare così l’attività produttiva – e creando danni dal punto di vista del merito e del lavoro nero; la volontà di tornare indietro rispetto alla legge Fornero (con “quota 100″ per le pensioni, ndr). Se poi per ottenere ciò si passa attraverso una guerra con Bruxelles da cui il governo è pure uscito battuto…”.

IN CAMPAGNA ELETTORALE FINO ALLE EUROPEE

Ad aggravare una “fase delicatissima” per la nostra economia c’è “il rischio che dal 1° gennaio l’esecutivo abbia chiuso il suo percorso perché basato su un contratto i cui contenuti “sono esauriti o irrealizzabili”. Dunque, prosegue Cisnetto, “ora ci troviamo prematuramente in campagna elettorale fino alle europee e perderemo tanto tempo in un momento in cui invece bisognerebbe contenere la recessione nella fase tecnica. Affiora la certezza – sottolinea – che si passerà in recessione piena con un Pil intorno allo zero o poco sopra come dicono Commissione Ue, Moody’s e tutti gli analisti”. Insomma “cinque mesi pieni di non governo dopo due semestri in recessione tecnica sono tanti”.

PER CRESCERE, ATTENZIONE NON SOLO ALLA DOMANDA MA ANCHE OFFERTA

Senza contare che “negli ultimi due anni la crescita del Paese è sempre stata legata all’export ma ci sono tante imprese che si attestano solo sul mercato domestico e che non si sono adeguate ai dettati dell’economia globale”. La verità, conclude Cisnetto, è che “ci siamo solo occupati – malamente – della domanda ma dovremmo occuparci dell’offerta. E non vedo un barlume di ragionamento su come uscire da questa impasse”.

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