Italia

Sport e Salute, alla guida arriva Vito Cozzoli

Vito Cozzoli

Il ministro dello Sport e delle Politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, ha scelto l’attuale capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico Vito Cozzoli, vicino a Luigi Di Maio

È Vito Cozzoli il nuovo presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, la società in house del ministero dell’Economia e delle Finanze che ha sostituito Coni Servizi con la riforma Giorgetti. Attuale capo di gabinetto del dicastero dello Sviluppo economico con il ministro Stefano Patuanelli (M5S), Cozzoli prende il posto di Rocco Sabelli che si è dimesso prima di Natale in aperta polemica con il ministro dello Sport e delle Politiche giovanili, Vincenzo Spadafora.

L’avvocato pugliese ha avuto la meglio su una rosa ristretta di otto nomi (67 le domande arrivate) fra cui quello di Fabio Pigozzi, presidente della federazione internazionale medici sportivi ed ex rettore dell’Università degli Studi di Roma “Foro Italico” e di Francesco Soro, dirigente del Coni ed ex capo gabinetto del presidente Giovanni Malagò.

CHI È VITO COZZOLI

Vito Cozzoli, 55 anni, di Molfetta (provincia di Bari), si è laureato in Giurisprudenza alla “Sapienza” di Roma con il giurista ed ex presidente della Corte costituzionale Leopoldo Elia. Avvocato cassazionista, nel 1991 ha superato il concorso pubblico di Consigliere Parlamentare della professionalità generale della Camera dei deputati. Nello stesso anno ha iniziato a svolgere attività di docenza in università pubbliche e private, in particolare alla Luiss. Tra i vari incarichi ricoperti quello di Capo dell’Avvocatura della Camera dei deputati (dal 2006 al 2014) e quello di Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico (dal 2014 al 2016). Da luglio 2017 a giungo 2018 è stato capo del Servizio Sicurezza di Montecitorio e da giugno 2018 a settembre 2019 di nuovo Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Per quanto riguarda il mondo sportivo Cozzoli al momento è presidente della commissione d’appello della licenze Uefa della Figc (dal 2015) e membro del comitato organizzatore della Ryder Cup di golf del 2022.

LE PAROLE DI SPADAFORA

Facendo gli auguri a Cozzoli per il nuovo incarico Spadafora ha detto di aspettarsi “molto equilibrio, molta collaborazione” per rilanciare “dopo una falsa partenza (ovvero la nomina di Sabelli, ndr) l’attività di questa struttura straordinariamente importante”. E ancora. “Noi, ognuno nel rispetto del proprio ruolo — ministro, presidente del Coni, presidenti delle Federazioni, presidente e amministratore delegato di Sport e Salute — dobbiamo trovare una capacità di lavorare insieme che non è assolutamente scontata e che viene spesso richiamata più in modo retorico e non nei fatti — ha aggiunto il ministro —. Il governo cercherà di mettere tutti i mezzi e le risorse necessari per fare squadra anche nell’esecuzione di questa parte importante che incide sulla qualità di vita dei nostri ragazzi e ragazze”.

All’Adnkronos il presidente e ad in pectore ha ringraziato Spadafora e ha detto di attendere l’esito della fiducia parlamentare.

LE POLEMICHE POLITICHE

La nomina di Cozzoli, secondo indiscrezioni giornalistiche, sarebbe stata lungamente discussa all’interno del Movimento Cinque Stelle vista la sua vicinanza all’ex leader del partito, Luigi Di Maio. Ha voluto stemperare i toni Spadafora che – rispondendo a una domanda a margine di un evento di Lega Pro, a Roma — ha affermato che sulla scelta di Cozzoli c’è stata “una dialettica naturale, come per tutte le nomine. Tutto tranquillo”.

Di sicuro una scelta che non entusiasma la Lega viste le parole del senatore Claudio Barbaro, dirigente sportivo e presidente dell’Asi (associazioni sportive sociali italiane): “Vito Cozzoli — la persona appena indicata da Spadafora come presidente e ad di Sport & Salute — non solo non è uomo di sport, ma è uomo di partito. Un partito che, come si è evinto dalle recenti elezioni regionali, ha dimostrato di non essere più detentore del consenso di anni fa. Che il Movimento 5 Stelle abbia deciso di apprendere dall’alleato Pd il metodo gramsciano di occupazione delle poltrone, per blindarsi e mettersi al riparo dalla perdita di consensi? La scelta è quanto mai discutibile nel merito e nel metodo — ha concluso Barbaro —, soprattutto per una forza politica che diceva di voler difendere la democrazia e di lottare contro metodi da casta”.

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