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Tornano i cattolici in politica? Le esortazioni di Papa Francesco: “Abbiamo cose da dire”

Papa Cattolici

Ovazione per Papa Francesco a Trieste per la conclusione della 50/a Settimana sociale dei cattolici italiani, organizzata dalla Cei

“Come cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa non tanto pretendere di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico”. Accolto con una vera e propria ovazione, Papa Francesco a Trieste – per la conclusione della 50/a Settimana sociale dei cattolici italiani, organizzata dalla Cei – ha detto parole chiare e lanciato inviti espliciti ai cattolici a non rimanere in disparte ma a impegnarsi in politica e per la cosa pubblica. Un discorso con al centro due parole chiave: comunità e democrazia. Una lezione civica rivolta a tutti. Il Papa, introdotto dal cardinale Zuppi, ha citato Giorgio La Pira e Aldo Moro, esortando la politica a ritrovare la sua essenza: servire il popolo e promuovere il bene comune.

FRANCESCO: “OGGI LA DEMOCRAZIA NEL MONDO NON IN SALUTE. FIERI DEL CONTRIBUTO DEI CATTOLICI IN ITALIA”

Ecco i passaggi salienti del discorso di Francesco alla Settimana Sociale dei cattolici, introdotto da una denuncia sullo stato di salute della democrazia globale. “E’ evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità , non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo”. In Italia, ha ricordato, “è maturato l’ordinamento democratico dopo la seconda guerra mondiale, grazie anche al contributo determinante dei cattolici. Si può essere fieri di questa storia, sulla quale ha inciso pure l’esperienza delle Settimane Sociali; e, senza mitizzare il passato, bisogna trarne insegnamento per assumere la responsabilità di costruire qualcosa di buono nel nostro tempo”.

IL PAPA: “PREOCCUPATO DALL’ASTENSIONISMO ELETTORALE”

“La parola stessa ‘democrazia’ – ha aggiunto poi il Papa – non coincide semplicemente con il voto del popolo – mi preoccupa il numero ridotto della gente che è andata a votare – ma esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare”. “La partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va allenata, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche”, ha proseguito.

“AVVIARE RIFLESSIONE COMUNE SUI TEMI DELLA VITA UMANA E DELLA DIGNITA’ DELLA PERSONA”

“In questa prospettiva, come ho avuto modo di ricordare anni fa visitando il Parlamento Europeo e il Consiglio d’Europa, è importante far emergere “l’apporto che il cristianesimo può fornire oggi allo sviluppo culturale e sociale europeo nell’ambito di una corretta relazione fra religione e società”, promuovendo un “dialogo fecondo con la comunità civile e con le istituzioni politiche perché, illuminandoci a vicenda e liberandoci dalle scorie dell’ideologia, possiamo avviare una riflessione comune in special modo sui temi legati alla vita umana e alla dignità della persona”.

PAPA FRANCESCO: “LA DEMOCRAZIA ESIGE IL DIALOGO E NON LA FAZIONE

“La democrazia richiede sempre il passaggio dal parteggiare al partecipare, dal fare il tifo al dialogare”, ha puntualizzato Papa Francesco alla Settimana Sociale dei cattolici. “Finche’ il nostro sistema economico-sociale produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, non ci potrà essere la festa della fraternità’ universale”, ha aggiunto.

“Una società’ umana e fraterna è in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perché possano dare il meglio di se’, anche se il loro rendimento non sarà il migliore, anche se andranno lentamente, anche se la loro efficienza sarà poco rilevante”. Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. Certe forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. E l’indifferenza è un cancro della democrazia”

IL PAPA: “IN POLITICA I CATTOLICI HANNO COSE DA DIRE”

“Come cattolici, in questo orizzonte, non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa – ha spiegato Francesco – non tanto pretendere di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico”.

“Abbiamo qualcosa da dire – ha esortato il Papa – ma non per difendere privilegi. Dobbiamo essere voce che denuncia e che propone in una società’ spesso afona e dove troppi non hanno voce. Questo è l’amore politico, che non si accontenta di curare gli effetti ma cerca di affrontare le cause. E’ una forma di carità che permette alla politica di essere all’altezza delle sue responsabilità e di uscire dalle polarizzazioni, che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide”, ha aggiunto, “A questa carità politica è chiamata tutta la comunità cristiana, nella distinzione dei ministeri e dei carismi. Formiamoci a questo amore, per metterlo in circolo in un mondo che è a corto di passione civile. Impariamo sempre più e meglio a camminare insieme come popolo di Dio, per essere lievito di partecipazione in mezzo al popolo di cui facciamo parte”.

“IL LAVORO DEL POLITICO NON E’ PRENDERE SPAZI, MA AVVIARE PROCESSI”

“Tante volte pensiamo che il lavoro del politico è prendere spazi. No, è avviare processi e non prendere luoghi. Avviare i processi è più saggio che occupare spazi. E’ anche la legge della vita: una donna quando fa nascere un figlio avvia un processo e lo accompagna. Anche noi nella politica dobbiamo fare lo stesso”.

PAPA FRANCESCO: “POLARIZZAZIONI IN POLITICA NON AIUTANO. SERVE UNA FORMAZIONE SOCIALE DAI GIOVANI”

In politica, ha aggiunto il Papa, “le polarizzazioni immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide”. Nel suo discorso a Trieste, a conclusione delle Settimane Sociali della Cei, ha citato Giorgio La Pira e ha chiesto che, sul suo esempio, “non manchi al laicato cattolico italiano questa capacità ‘organizzare la speranza’: questo è un compito vostro”. “La pace e i progetti di buona politica possono rinascere dal basso. Perché non rilanciare, sostenere e moltiplicare gli sforzi per una formazione sociale e politica che parta dai giovani? Perché non condividere la ricchezza dell’insegnamento sociale della Chiesa? Possiamo prevedere luoghi di confronto e di dialogo e favorire sinergie per il bene comune”, è l’appello del Papa ai cattolici italiani.

CARD. ZUPPI: “I CATTOLICI NON SONO UNA LOBBY DI PARTE”

Alla presenza del Papa a Trieste è intervenuto il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi: “I cattolici in Italia non sono e non vogliono essere una lobby in difesa di interessi particolari e non diventeranno mai di parte, perché l’unica parte che amano e indicano liberamente a tutti è quella della persona, ogni persona, qualunque, dall’inizio alla fine naturale della vita. Senza passaporto, qualunque. E non un amore qualsiasi, ma quello che ci insegna Gesù”. Per Zuppi la democrazia è come una orchestra: “Ogni strumento è importante, ma nell’orchestra tutti hanno bisogno di accordarsi agli altri”.

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