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Tra migranti e Sanità, si fa strada la candidatura di Antonio Tajani a presidente della Commissione Europea

Tajani

Quando mancano appena tre giorni al voto i quotidiani si dividono tra la denuncia del premier sui visti pilotati dalla criminalità per i migranti e il decreto Sanità, il leader di Forza Italia Tajani potrebbe essere la sorpresa per avere un’Italia forte in Europa (Draghi permettendo).


Dopo aver fermato le storture sul superbonus edilizio e quelle sul reddito di cittadinanza adesso il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, punta a correggere la Bossi-Fini. La sua denuncia all’Antimafia sulla criminalità organizzata che si è infiltrata nella gestione delle domande domina le prime pagine dei quotidiani e serve al premier per mettere in luce anche la sua trasferta di oggi in Albania per visitare i cantieri dei centri che dovrebbero ospitare i migranti recuperati in mare dalle navi della marina italiana.

IL MINI DECRETO DI SCHILLACI E LE MODIFICHE ALLA BOSSI-FINI

L’altro tema che trova ampio risalto sulle prime pagine è l’ambizioso piano del ministro della Salute Orazio Schillaci che però ha pagato dazio a causa della mancanza di risorse e così è stato approvato in Consiglio dei ministri, un mini decreto di 7 articoli che poi rimanda ad un disegno legge più ampio. Questo basta però per far passare il messaggio che per “Liste d’attesa, se c’è la fila il Servizio Sanitario Nazionale paga le cure” come titola il Sole24Ore.

Entrambi gli argomenti soffrono tuttavia del “clima” della campagna elettorale così che i giornali passano da un Corriere della Sera che titola sui migranti “Regia criminale sul decreto flussi” a Repubblica che invece denuncia sulle liste d’attesa “il bluff del governo”. Mentre i giornali d’area governativa lodano l’iniziativa del governo “Svolta, entra solo chi lavora” titola il Giornale e parla di “Mafia dell’immigrazione” il quotidiano Libero, l’unica notizia che mette tutti d’accordo è la foto copertina nella maggior parte dei giornali: la faccia pulita di Sinner che finalmente è “in cima al mondo” come numero uno del tennis.

I TRE NOMI DI GIORGIA MELONI PER L’UE: DRAGHI, ENRICO LETTA E TAJANI

E le elezioni europee? È difficile trovare qualche analisi interessante, di certo merita attenzione l’articolo di Pietro Guastamacchia sul Foglio “Europa con vista” perché riporta ciò che un policy maker come la Meloni dovrebbe fare per contare di più dopo il 9 giugno. “Mario Draghi, Enrico Letta o Antonio Tajani: Giorgia Meloni ha tre nomi da giocarsi in Europa se vuole le posizioni che contano davvero, ma nessuno dei tre è un suo amico – si legge – Avere un italiano alla guida dell’Europa però servirebbe eccome al governo, basti guardare i benefici ottenuti dal mondo industriale tedesco in cinque anni di presidenza di Ursula von der Leyen”.

E dopo aver elencato i pro (molti per la verità) di avere Draghi alla presidenza (che potrebbe oscurare la visibilità mediatica della Meloni stessa) e i contro di Letta (probabilmente non lo sosterrebbe appieno neanche il Pd) la vera sorpresa potrebbe essere quella di Antonio Tajani che in Europa ha già fatto quasi tutto, a eccezione, per l’appunto, del Presidente della Commissione.

GLI ALTRI NOMI IN PISTA PER LA GUIDA DELLA COMMISSIONE UE, SECONDO IL FOGLIO

Se saltasse Draghi o si insabbiasse il nome di Von der Leyen il Ppe, per mantenere la guida della Commissione Ue, dovrebbe guardare a nomi alternativi capaci di attrarre maggioranze più ampie. Per il Foglio i papabili sarebbero il premier greco Kyriakos Mitsotakis, il premier croato Andrej Plenkovi e il vicepremier italiano Antonio Tajani.

“Tra questi tre nomi Mitsotakis sembra partire avvantaggiato, visto il potere del suo partito nella famiglia popolare e la vicinanza al leader del Ppe Manfred Weber – si legge – ma da Atene fanno sapere che il premier non sembra intenzionato a partire. In questo scenario Roma potrebbe battersi per far valere le ragioni dell’ipotesi Tajani, forse la meno probabile delle tre italiane, ma in fin dei conti anche l’unica di area di governo”. Scenari su cui ragionare a partire dalla prossima settimana, Salvini permettendo visto la guerra in corsa per un voto in più tra Lega e Forza Italia.

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