Italia

La transizione green dell’Italia secondo Marco Brun (Shell) al Meeting di Rimini

transizione green Brun Shell

Le imprese italiane galoppano verso la transizione green ma in Italia “per attuare una cura shock con riforme legislative ci vogliono anni”: parola di Marco Brun, Ceo di Shell Italia, al Meeting di Rimini

Le imprese italiane galoppano verso la transizione green ma in Italia “per attuare una cura shock con riforme legislative ci vogliono anni”: parola di Marco Brun, Ceo di Shell Italia, al Meeting di Rimini. Pronunciate durante un dibattito e una riflessione politica su quello che sta avvenendo rispetto ad un grande disegno strategico.

Negli ultimi 5 anni un terzo delle imprese manifatturiere italiane ha fatto investimenti green: dal risparmio energetico, alle rinnovabili, all’innovazione di processo e prodotto, ha spiegato Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, nell’incontro “Green economy, green welfare?”. Il tema appassionante è stato proposto da Realacci, ambientalista di lunga data, insieme a manager impegnati.

Hanno detto cose interessanti mostrando uno sguardo più lungo della politica. A Symbola sostengono che l’Italia sia di gran lunga una superpotenza dell’economia circolare. L’industria risparmia ogni anno 21 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e 58 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, dicono.

La politica di suo ne racconta una al giorno, ma se davvero siamo all’inizio di una delle più gravi crisi del secondo dopoguerra, ha aggiunto Brun, come tutte le crisi qui c’è anche un’opportunità. Il settore energetico avrà un ruolo cruciale nella ripartenza, allora tutti si diano da fare. Non mancano coloro, purtroppo, che tentano di usare la pandemia in maniera strumentale per rallentare ogni cosa. Sono raccolti in cento posti di potere e giocano a rinviare, rivedere non decidere, in sostanza. Gli industriali vincenti hanno davanti tutt’altro scenario, allorché bisogna investire, studiare, esplorare nuove applicazioni.

La parola sistema è cruciale. È quella parola che deve spingere il governo a fare bene, perché quel terzo delle imprese a vocazione green è troppo basso per competere e magari vincere sugli altri. Symbola colleziona dati e si confronta con le aziende che l’aiutano a sviluppare azioni mirate.

Il tempo è alleato e non si può aspettare senza subire danni. La necessità di agire è il punto di raccordo per tutti coloro che mettono soldi in un nuovo sistema economico. Al Meeting è stato detto chiaramente. Guarda caso “quello che manca – ha risposto Massimo Bruno di Italia Enel –  è una visione comune di dove vogliamo andare e questo si riflette nella lentezza della burocrazia”.

E poi il Parlamento che si impalla, perché “anche il Dl Semplificazioni, ha rincarato il dirigente Enel, poteva essere un po’ più ardito. Il rischio è che gli obiettivi del Pniec (Piano Clima) non li raggiungeremo mai”. Capito a che punto siamo e cosa ci aspetta? Giuseppe Conte spera che per le prossime regionali Pd e Cinquestelle stiano insieme soprattutto per il green deal e la sostenibilità ambientale. Li spinge ad allearsi, ma l’Italia deve rilanciare le infrastrutture energetiche, così poco amate dai grillini che le hanno bloccate in ogni parte.

Realistico ancora Brun che ha ricordato che “oggi una grande opera in Italia impiega in media quasi 16 anni per vedere la luce, di cui 8 dovuti all’inezia burocratica”. È necessario semplificare i processi autorizzativi, altrimenti gli investimenti non si riescono a fare.

E se alle regionali di settembre dovessero davvero vincere le tristi alleanze Pd-Cinquestelle? Conte avrà la forza di riportare i “suoi” su posizioni pragmatiche che non siano le strampalate opposizioni a tutto quanto rende un Paese progredito? Lui sì, ha tanto da perdere in un passaggio storico sul versante ambientale e in tanti sono pronti a ricordarglielo. In queste diatribe agostane, ci ricordiamo della lotta al gasdotto Tap in Puglia (utile per la transizione energetica) di una Ministra Cinquestelle pasdaran del Conte-1, di comitati contrari, di un governatore ricandidato e di un tubone oggi ignorato da turisti e bagnanti.

A Rimini ha trovato spazio anche il Recovery Fund. Una grande opportunità sulla quale i manager vedono “un po’ di confusione”, riferisce Adnkronos. Non sono chiari gli obiettivi e meno che mai le idee per utilizzare quei soldi, quando arriveranno. In definitiva il dibattito di Rimini ci ha detto che non si muove così una superpotenza dell’economia circolare.

Articolo pubblicato su startmag.it

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