Italia

Trivelle, domani i caschi gialli arrivano a Roma

Tutto pronto per la manifestazione dei caschi gialli radunati da Bonaccini, De Pascale, Bessi e Colombini che si terrà domani 9 febbraio a Roma. L’articolo di Annarita Digiorgio

 

Stefano Bonaccini, Michele De Pascale, Gianni Bessi e Angelo Colombini.

Sono loro gli eroi moderni dell’Italia 2019, i paladini dello sviluppo nazionale, della ricerca, e della ragione.
Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia Romagna, Michele De Pascale Sindaco e Presidente della Provincia di Ravenna, Gianni Bessi consigliere regionale del Pd e Angelo Colombini segretario nazionale della Cisl.
Sono loro quelli che con coraggio, determinazione e razionalità non convenzionale si sono posti alla guida dei caschi gialli, il corteo che sfilerà il 9 febbraio a Roma insieme ai sindacati per dire no alla moratoria trivelle inserita dal governo nel dl semplificazioni.

LA MORATORIA INSERITA NEL DL SEMPLIFICAZIONI

Decreto che è passato con la fiducia, e che sancisce senza modifiche una norma che prevede l’aumento di 25 volte i canoni annuali di coltivazione e stoccaggio degli idrocarburi per tutte le compagnie petrolifere e uno stop di 18 mesi alle ricerche in mare di idrocarburi. Un accordo di mediazione tra le due anime di governo, pericoloso giuridicamente, economicamente e industrialmente, saltato fuori in fretta e furia per offrire uno specchietto per le allodole alla controffensiva mediatica cavalcata dai cacicchi a guida di istituzioni meridionali pronti per il loro campanile a distruggere la nazione, e alla ricerca della scia d’acqua da seguire dietro le difficoltà dei 5 stelle che alla prova del governo avevano mostrato più raziocinio dei loro militanti e dei califfi locali del Pd.

E quindi ora il governo ha prodotto una moratoria che si tradurrà in nuovi ricorsi alla consulta da parte sicuramente della Regione Emilia Romagna, che a differenza della Puglia bloccatutto, è schierata a favore della ricerca, e delle aziende che già avevano avviato i piani di introspezione. Una folle decisione che non solo ci costerà una fortuna in termini di risarcimenti ma che inchioderà definitivamente il nostro Paese alla deindustrializzazione e alla sfiducia nei mercati vista l’irresponsabile incertezza regolativa.

INGIUSTIFICATO BLOCCARE LA RICERCA DI IDROCARBURI

Eroi moderni dicevamo, i 4 che con coraggio hanno deciso di dire no a questa moratoria, che è l’emblema definitivo di una stagione consegnata al populismo ambientale, ideologico e politico.
Non vi è un solo motivo economico, ecologico, industriale, nazionale, strategico, naturale che possa giustificare il no alla ricerca di idrocarburi.

Perché vengono fatte in tutto il mondo, nei nostri mari, a pochi metri dalle nostre coste se solo l’onda diventa croata, in paesi con meno controlli ambientali, o con le petroliere più pericolose delle trivelle, perché non possiamo fare a meno del petrolio, perché il gas è la transizione energetica, perché lo prendiamo dall’estero, ma lo abbiamo in Italia, e lo paghiamo di più, e non sfruttiamo il nostro e così non cresceremo mai. Bloccheremo i permessi già dati, pagheremo i risarcimenti, e poi andremo a comprare il gas estratto nell’Adriatico, ma dalla Croazia.

L’IMPORTANZA DEL NOSTRO GAS

Tutto per razzismo ambientale, come se, se davvero l’estrazione fosse cosi pericolosa, va bene se la fanno sulla costa albanese ma non a pochi metri su quella pugliese. Dove tra l’altro la regolamentazione ambientale e industriale è molto piu severa e stringente, a partire dal divieto entro le 12 miglia o delle esplosioni. E senza considerare poi, per ignoranza o malafede, che il trasporto di gas aumenta la co2 del trenta per cento in più rispetto all’all’estrazione a chilometro zero. O i ventimila lavoratori del settore dipendenti del fiore all’occhiello dell’industria italiana. “Schiavi delle multinazionali” ha chiamato il ministro del lavoro Di Maio i lavoratori che gli hanno manifestato contro durante un comizio da lui tenuto a Ortona, in Abruzzo. Eppure l’eccellenza mondiale della ricerca di gas è proprio Eni, che estrae in tutto il mondo, per l’Italia, ma solo qui non può farlo. E continuiamo a importare il 90 per cento di gas rendendoci schiavi della Russia, avendone l’Italia piena.

A CONFRONTO CON IL DECRETO SBLOCCA ITALIA

Non una sola ragione per giustificare tutto ciò, ma solo terrorismo ambientale, industriale ed economico che ha guidato i comitati rumorosi e la facile politica campanilista che dalla Puglia ha fomentato la pancia dei comitati anziché avere il coraggio di puntare alla scienza. Sono sennt’anni che a Ravenna convivono gas, energia, trivelle, turismo, ambiente, salute ha detto il sindaco De Pascale. La nostra regione non si arrenderà alla decrescita dice Bonaccini, che pure è del Pd. Il partito che questo sviluppo lo ha immaginato, progettato, voluto, e messo in pratica. Il decreto sblocca Italia è stata la madre del rilancio economico, industriale e geopolitico italiano, che il premier e segretario del pd Renzi ebbe il coraggio di condurre sfidando una corrente che poi lo seguì boicottando il referendum notriv. Eppure oggi solo Bonaccini, Ravenna, l’Emilia Romagna, e i sindacati sono rimasti a difenderlo. Persino il Pd, nonostante Emiliano sia stato cacciato grazie al Csm, pare con i nuovi orizzonti zingarettiani tornare indietro sulla via dei no. Eppure Prodi prima di essere il nonno saggio del Pd, è stato il padre nobile dello sblocca Italia.

Serve coraggio per difendere la scienza in quest’epoca oscurantista cui ci stanno riportando per mera faciloneria mentale.

I 4 paladini della ragione moderna sabato sfileranno a Roma insieme a duemila lavoratori con i caschi gialli. Perché se il gilet si indossa per l’emergenza, il casco è per la sicurezza. Del lavoro, dell’energia, della scienza e del Paese. In un paese in cui non lo indossa nessuno.

 

Articolo pubblicato su Energiaoltre.it

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