Dalla Legge elettorale al dossier giustizia la partita tra FI e FdI entra nel vivo: Meloni e Tajani alle prese con gli equilibri della maggioranza mentre si avvicina la fase elettorale
La competizione dentro il centrodestra tra Fratelli d’Italia e Forza Italia si sposta sui dossier più sensibili della maggioranza: legge elettorale, giustizia e identità politica. In vista della prossima campagna elettorale, il confronto non assume i contorni di una rottura, ma evidenzia una crescente esigenza dei due partiti di definire il proprio spazio politico e il rapporto con un bacino di consenso parzialmente sovrapposto.
Il tema riguarda soprattutto quella parte di elettorato di centrodestra più moderata, liberale, imprenditoriale ed europeista. Fratelli d’Italia punta a consolidare la leadership della coalizione costruita negli ultimi anni; Forza Italia lavora invece per rafforzare un profilo autonomo e impedire che il proprio spazio politico venga progressivamente cannibalizzato dall’alleato maggiore.
LA PARTITA SUL VOTO MODERATO
Il nodo politico è la sovrapposizione di una parte dell’elettorato. La crescita di Fratelli d’Italia ha portato il partito a occupare anche segmenti tradizionalmente vicini al centrodestra moderato rappresentato da Forza Italia.
La sfida riguarda quindi elettori diversi ma contigui: il mondo delle imprese, i professionisti, gli amministratori locali, i conservatori europeisti e quella fascia di cittadini che guarda al governo ma non necessariamente a un’identità politica più marcata.
Il punto interrogativo per la maggioranza è se questa competizione resterà interna alla coalizione oppure se, con l’avvicinarsi delle elezioni, emergerà una campagna più aggressiva e orientata alla conquista.
LA LEGGE ELETTORALE DIVENTA IL PRIMO CAMPO DI BATTAGLIA
La legge elettorale è il primo dossier dove gli equilibri della maggioranza iniziano a scricchiolare. Il confronto sulle preferenze ha portato alla luce una partita che va oltre la tecnica parlamentare: chi controllerà la selezione della futura classe dirigente?
Il tema delle preferenze tocca direttamente il potere dei partiti. Per Forza Italia la questione ha un significato politico preciso: difendere un margine di autonomia dentro una coalizione dove Fratelli d’Italia oggi detiene il peso maggiore. Per il partito della premier, invece, la sfida è governare il passaggio dalla leadership elettorale alla costruzione della prossima maggioranza.
Ma il dossier sta aprendo anche un altro fronte. Il nuovo emendamento sulle preferenze non introduce una vera quota di genere tra i capilista e ha provocato il malumore di numerose parlamentari, anche della maggioranza. In Forza Italia la vicesegretaria Deborah Bergamini ha portato il tema all’attenzione di Antonio Tajani, che ha promesso di «garantire la rappresentanza femminile». Intanto cresce il pressing delle deputate azzurre: Isabella De Monte chiede una quota “vera” nei capilista, mentre Catia Polidori liquida il compromesso con una battuta destinata a far discutere: «E quando una legge è scritta solo da maschi viene fuori una legge per i maschi». Anche il Melonellum, così, rischia di trasformarsi in un nuovo terreno di competizione interna al centrodestra.
GIUSTIZIA, LO SCONTRO CHE RIACCENDE LE DISTANZE
Il secondo fronte è quello della giustizia, dove le tensioni tra Forza Italia e il ministro della Giustizia Carlo Nordio sono tornate al centro del dibattito, con il riaccendersi del confronto tra gli azzurri e il ministro sulle riforme del settore, un terreno storicamente identitario per il partito fondato da Silvio Berlusconi.
Il punto non è soltanto il merito delle singole misure, ma il ritmo delle riforme. In Forza Italia cresce la pressione affinché alcuni dossier storici del centrodestra sulla giustizia tornino rapidamente nell’agenda di governo. Dall’altra parte, la maggioranza deve tenere insieme posizioni diverse e una strategia complessiva che non può permettersi fratture su un tema ad alta sensibilità politica.
Il dossier giustizia diventa così un altro indicatore della fase di riposizionamento. La linea più garantista rivendicata da Forza Italia dovrà convivere con l’impostazione politica di Fratelli d’Italia e con la gestione complessiva dell’azione di governo.
IL CASO BARTOLOZZI E LE TENSIONI SULLE CARCERI
A rendere ancora più evidente il clima di competizione interna è arrivato anche il caso esploso sul fronte della giustizia. Come racconta la Repubblica Forza Italia ha ottenuto in Commissione Giustizia della Camera l’avvio di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri, fortemente sostenuta dal deputato Tommaso Calderone, che ha richiamato l’attenzione su sovraffollamento, suicidi, carenza di organici e condizioni della polizia penitenziaria. L’iniziativa ha però provocato la dura reazione di Giusi Bartolozzi, già capo di gabinetto del ministero della Giustizia e oggi consigliera giuridica del ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Tommaso Foti, che sui social ha replicato con una frase destinata a far discutere: «Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…».
LA CORSA AL CENTRO E IL RISCHIO DI SOVRAPPOSIZIONE
Il vero nodo, però, resta elettorale. La partita tra Fratelli d’Italia e Forza Italia si gioca su una fascia di consenso che può diventare decisiva: moderati, imprenditori, professionisti, amministratori locali e una parte dell’elettorato conservatore più vicino alla tradizione europea.
Negli ultimi anni Fratelli d’Italia ha ampliato il proprio perimetro anche in aree che per lungo tempo sono state presidiate da Forza Italia. Ora gli azzurri provano a marcare la differenza: più centro, più Europa, più rapporto con il mondo produttivo.
Il rischio per la maggioranza è evidente: se la competizione interna dovesse intensificarsi, la campagna elettorale potrebbe trasformarsi non solo in una sfida contro le opposizioni, ma anche in una gara dentro la stessa coalizione per conquistare lo stesso spazio politico.
La partita è appena iniziata. E il punto interrogativo resta quello più delicato: il centrodestra riuscirà a presentarsi come una squadra o inizierà a contendersi, voto dopo voto, lo stesso elettorato?

