FdI, Pd, M5S e Azione presentano quattro proposte di legge per riformare il settore del cinema e dialogano per trovare un’unità di intenti. Ecco cosa propongono i partiti
“Concedetemi di lanciare un appello alla maestà del Parlamento, dove una proposta di legge firmata dal primo partito d’opposizione ha trovato ascolto nel principale partito di maggioranza e ha prodotto una legge delega sulla quale l’intero arco costituzionale mostra segnali di concordia: vi prego, non perdiamo l’occasione di mostrarci coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale”. Con queste parole Alessandro Giuli – in audizione al Quirinale dove ha incontrato i candidati ai David di Donatello – si è appellato al Parlamento per chiedere coesione sulla riforma del settore audiovisivo. La classe politica, esortata anche dal capo dello Stato Sergio Mattarella, si è mobilitata per trovare la quadra sulla riforma del settore audiovisivo nazionale nel tentativo di risollevarne le sorti, presentando quattro proposte di legge.
PD, M5S E FDI, PROVE DI DIALOGO?
La commissione Cultura della Camera lavora a un testo unificato della riforma cinema con l’obiettivo di raccogliere il consenso di tutti i gruppi politici. Sono state già abbinate quattro proposte di legge: quella di Federico Mollicone (FdI), Elly Schlein (PD), Gaetano Amato (M5S) e Valentina Grippo (Azione). Prove di dialogo, dunque, tra Pd e FdI, con il partito di Giorgia Meloni che assicura che le istanze di tutti i gruppi politici e delle categorie ascoltate saranno salvaguardate nel testo finale.
Le proposte di PD e M5S prevedono l’istituzione di un’agenzia autonoma rispetto al Ministero della Cultura – ispirata al modello francese, con competenze dirette nella gestione dei fondi. La proposta di FdI, invece, si basa su una legge delega che affidi al governo la definizione operativa della riforma, mentre al Parlamento spetterà indicarne i principi generali.
LA PROPOSTA DI AZIONE: L’AGENZI AUTONOMA
Azione di Calenda, invece, propone la creazione di una Agenzia autonoma per il cinema e l’audiovisivo, separata dalla politica, che gestisca finanziamenti e controlli in modo più tecnico e trasparente, riducendo l’influenza diretta dell’esecutivo. La differenza principale, sostanzialmente, sta tra un modello più centralizzato e politico e uno più indipendente e tecnico.
NUOVI FONDI ECONOMICI PER IL CINEMA
E mentre un Comitato ristretto, nominato dalla Commissione, è stato incaricato di elaborare un testo base condiviso, il ministro per la Cultura ha annunciato uno stanziamento di 20 milioni di euro per il 2026, che vanno ad aggiungersi alle risorse già ripartite, per un totale di 626 milioni. Giuli è intervenuto anche sulla necessità di tutelare i lavoratori del settore: “Si deve “tutelare il cinema italiano come industria, arte, presidio culturale e soprattutto lavoro, vanno tutelati i diritti degli invisibili del cinema, le maestranze precarie, i disoccupati, le donne e gli uomini privati della prospettiva pensionistica e del riconoscimento dello status di malati o di genitori”


