Dai “neo-diciottenni” e dagli anziani partigiani di Roberto Speranza al presidente dei comitati delle vittime delle stragi evocato da Angelo Bonelli. Poi, più concretamente, arrivano sindaci e governatori: Gualtieri, Manfredi, Salis, Decaro. Il punto politico è uno: una parte del centrosinistra non considera Elly Schlein una candidata sufficientemente forte per battere Giorgia Meloni
C’è un modo abbastanza efficace per capire come stia messo il centrosinistra italiano alla vigilia dell’autunno: guardare non a chi vuole vincere le primarie, ma a quanti stanno cercando di evitarle.
Il paradosso è tutto qui. Mentre Elly Schlein continua a difendere le primarie come la strada per scegliere il candidato premier del campo largo e Giuseppe Conte le considera altrettanto indispensabili per legittimare la propria corsa, nel Pd una parte del dibattito si è spostata altrove: chi potrebbe prendere il posto della segretaria, se la sfida con Conte diventasse troppo rischiosa?
DAL DICIOTTENNE AL PARTIGIANO: QUANDO LA LEADERSHIP DIVENTA UN PROBLEMA
Il primo segnale è arrivato da Roberto Speranza. Intervistato dal Corriere della Sera, l’ex ministro ha definito le primarie un «errore politico» e un possibile «clamoroso autogol». La sua preoccupazione è che una sfida diretta Schlein-Conte lasci feriti entrambi gli elettorati e finisca per indebolire il centrosinistra proprio quando dovrebbe contendere Palazzo Chigi a Giorgia Meloni.La soluzione proposta da Speranza è talmente paradossale da sembrare una battuta: se la legge elettorale imponesse comunque di indicare un candidato premier, «basterebbe fare una scelta simbolica, come un neo diciottenne o un anziano partigiano».
Il Fatto Quotidiano ha letto la proposta per quello che è: un modo per evitare che la competizione fra i due leader produca un vincitore e, soprattutto, un perdente con un elettorato demotivato alla vigilia delle elezioni.
Servirebbero quasi «primarie per decidere come fare le primarie», chiosa Il Foglio.
Ma la battuta del diciottenne è diventata rapidamente qualcosa di più. È la rappresentazione plastica di un problema politico: se nessuno dei due contendenti viene considerato sufficientemente rassicurante, si comincia a cercare un nome che non sia né l’uno né l’altra.
E Angelo Bonelli ha spinto il paradosso ancora più avanti. Il leader di Avs propone, in alternativa alla soluzione di Speranza, di indicare addirittura il presidente dei comitati delle vittime delle stragi di Piazza Fontana o di Bologna, come figura simbolica capace di evidenziare la contrarietà alla nuova legge elettorale.
NEL PD CRESCE IL DUBBIO SU SCHLEIN?
E se Arturo Parisi parla di una «gara a logorare Elly Schlein» tra Franceschini, Speranza e altri capicorrente, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera nel Pd i dubbi su Schlein starebbero crescendo anche tra chi finora l’ha sostenuta. Il quotidiano ha raccontato un Pd attraversato da dubbi e prudenza: anche tra persone che sulla carta hanno sostenuto Schlein, «i dubbi stanno crescendo». E soprattutto emerge un dato: nessuno vuole esporsi pubblicamente contro la segretaria, perché significherebbe assumersi la responsabilità di indicare un’alternativa. Ma il paradosso è che il tentativo di evitare le primarie potrebbe alimentare proprio l’idea che Schlein non sia in grado di vincerle.
IL MERCATO DELLE ALTERNATIVE
Qui entra in scena la lista dei nomi che oggi torna con maggiore insistenza. La Repubblica mette nero su bianco la rosa sulla quale ragionano quanti auspicano un accordo diverso dal duello Schlein-Conte: Roberto Gualtieri, Silvia Salis, Gaetano Manfredi e Antonio Decaro.
Non è una lista casuale. Sono tutti amministratori con una caratteristica che Schlein e Conte, per ragioni differenti, non possiedono nello stesso modo: un rapporto diretto con un elettorato territoriale e un’esperienza amministrativa immediatamente spendibile come prova di governo.
Il precedente articolo di Francesco Bei su Repubblica, li definiva «le quattro carte di riserva» nella corsa alla leadership e spiegava che gli amministratori locali più distintisi nei Comuni e nelle Regioni potrebbero avere un ruolo da outsider.
LA MATEMATICA CHE SPAVENTA IL CAMPO LARGO
Il dubbio è che né Schlein né Conte possano portare alle elezioni l’intero bacino elettorale della coalizione.
Schlein rischierebbe di perdere consensi sul lato M5S, mentre Conte potrebbe perderne sul lato Pd; inoltre nessuno dei due, secondo questa analisi, sembra avere una capacità espansiva sufficiente fuori dagli attuali confini del campo largo per compensare tali perdite.
LA PARTITA DI SETTEMBRE
La situazione resta fluida. Nessuno dei quattro amministratori indicati da Repubblica è formalmente candidato alle primarie. Salis ha lasciato aperta una porta, Manfredi ha mantenuto una posizione prudente, Decaro nega e Gualtieri ha davanti la partita romana.
Ma il dato politico è già visibile: nel Pd qualcuno ha già cominciato a chiedersi se Schlein sia davvero la persona con cui provare a battere Meloni.

