Domani saranno 10 anni dalla morte di Marco Pannella. La raccolta firme per una targa in suo onore vede vicini i nomi di Emma Bonino e quello di Rachele Mussolini, Vasco Rossi e Gianni Letta, Bertinotti e Brunetta. Una lista che Pannella avrebbe di certo considerato il vero monumento alla sua memoria. Eppure, a pochi giorni dalla commemorazione, il dove continua a portare discordia: qual è il luogo pannelliano per eccellenza in cui apporla?
Per alcuni è il muro fuori dalla storica sede dei Radicali in via di Torre Argentina 76; per altri dev’essere a piazza Navona, dove Pannella ha abitato e tenuto comizi. Una terza ipotesi, meno litigiosa ma ancora senza una data, riguarda invece l’intitolazione di un giardino di fronte al carcere di Rebibbia, in ricordo delle battaglie civili per i diritti dei detenuti. Ecco allora che un consenso trasversale si è trasformato in una disputa sul luogo da scegliere e sul Pannella da ricordare. Via di Torre Argentina consacra il Pannella di partito e di battaglia; piazza Navona il Pannella dei comizi, instancabile e col megafono; Rebibbia il Pannella delle carceri, dei digiuni e dei diritti negati. Quale Pannella vogliamo fissare nella memoria pubblica? Oggi non è più solo la politica a decidere chi merita una targa e dove. La memoria collettiva deve fare i conti con la Commissione consultiva di Toponomastica — quella che valuta intitolazioni, targhe e nomi delle strade — ma anche con la Soprintendenza, residenti, vincoli e assemblee condominiali. Ed è così che anche Pannella, che per vocazione aveva fatto della strada una casa e della piazza un ufficio, si ritrova impelagato nella burocrazia dei luoghi.
LA STRANA MAGGIORANZA DELLA TARGA A PANNELLA
Tra i sostenitori della targa dedicata a Marco Pannella compare una maggioranza tanto larga quanto improbabile, che mette insieme mondi che normalmente non si parlano. A firmare l’appello lanciato ai microfoni di Radio Radicale da Mirella Parachini — dottoressa, fondatrice dell’associazione Luca Coscioni e compagna storica di Pannella — non sono solo esponenti storici dell’area radicale e compagni di battaglie come Emma Bonino, Benedetto Della Vedova, Francesco Rutelli, Maurizio Turco, Irene Testa, Giovanna Reanda e Gaia Tortora. Attorno a loro si ritrovano firme del mondo della cultura, del giornalismo e dello spettacolo come Vasco Rossi, Renzo Arbore, Corrado Augias, Barbara Alberti, Edith Bruck, Dacia Maraini, Francesco Merlo, Paolo Mieli, Clemente Mimun, Barbara Palombelli e Adriano Sofri. A cui si aggiungono nomi della politica che difficilmente ci si aspetterebbe di vedere nello stesso elenco: da Bertinotti a Brunetta, da Luigi Manconi a Vittorio Feltri, da Andrea Orlando a Rachele Mussolini, da Goffredo Bettini a Gianni Letta, fino ad Achille Occhetto, Giuliano Ferrara, Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini, Luigi Ciotti, Claudio Martelli e Melania Rizzoli.
IL DOVE DELLA DISCORDIA
Il segretario del Partito Radicale Transnazionale Maurizio Turco ha insistito molto sull’importanza che la targa venisse affissa in via di Torre Argentina 76, cioè sulla facciata della sede storica del Partito Radicale, ma la decisione della Soprintendenza è andata comunque in direzione di piazza Navona: la targa sarà collocata a Palazzo Braschi. “Prendiamo atto della decisione — ha dichiarato Turco — ma non possiamo non rilevare quanto essa rappresenti una scelta burocratica incapace di cogliere il significato politico e storico del luogo dove, sin dagli inizi della sua storia politica, Marco Pannella e il Partito Radicale hanno concepito, promosso e condotto le battaglie che hanno segnato le più importanti riforme civili e democratiche del nostro Paese”. Per Turco, via di Torre Argentina “non è un indirizzo qualsiasi”, ma “il luogo della storia del Partito Radicale, delle lotte per i diritti civili, per il divorzio, l’aborto, l’obiezione di coscienza, la giustizia giusta, contro la fame nel mondo e contro ogni forma di violenza del potere”. È lì, sostiene, che “Marco Pannella ha fatto vivere la politica come strumento di libertà, diritto e democrazia”. E, del resto, sarebbe stato poco radicale lasciare che la questione si risolvesse senza una manifestazione: martedì mattina, alle 10.30, Turco e Testa ne hanno convocata una proprio in via di Torre Argentina 76 per ricordare quale sia, secondo loro, l’unico luogo davvero pannelliano possibile.
Anche perché, a peggiorare le cose, c’è stato il fatto che un plotone di nomi noti non ha comunque vinto contro una riunione di condominio: quella del palazzo in cui ha vissuto Pannella, nei pressi di piazza Navona, che ha posto obiezioni sulla targa facendo slittare l’ipotesi proprio verso Palazzo Braschi. Opzione per cui propendono Francesco Rutelli e Mirella Parachini, che vedono nella piazza, all’ombra della chiesa di Sant’Agnese, la vera “casa e bottega” di Pannella: il luogo in cui abitava e in cui la sua politica prendeva forma.
Domani, sul muro di Palazzo Braschi, sarà quindi affissa la targa dedicata a Marco Pannella. È confermato inoltre che a lui sarà intitolato anche un giardino di fronte al carcere di Rebibbia, anche se non si sa ancora quando. Del resto sarebbe stato quasi offensivo commemorare Pannella con una decisione rapida e unanime. E forse il vero problema è anche che Pannella è stato troppe cose insieme perché una targa sola basti a contenerlo.


