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Tutti i dubbi della Corte dei Conti sul Pnrr

Pnrr Sud

Cosa rivela la  relazione della Corte dei Conti sul Pnrr, aggiornata al 30 giugno

Cosa ne sarà del Pnrr senza Draghi? Difficile fare previsioni, ma certamente il prossimo Governo dovrà scontrarsi con programmi già avviati e decreti attuativi da firmare, ma anche con non pochi problemi sulla capacità di spesa delle singole amministrazioni.

I dubbi della Corte dei Conti

A sottolinearlo è anche la Corte dei Conti. Se alcuni obiettivi sono stati già centrati,  almeno dal punto di vista formale, nei prossimi mesi si valuterà l’efficacia degli interventi. Ma, allo stesso tempo, permangono “difficoltà notevoli nella capacità di spesa delle singole amministrazioni, a dimostrazione del fatto che una maggiore disponibilità ed un maggior impiego di risorse non corrispondono automaticamente a reali capacità di sviluppo”, scrive la Corte dei Conti nella relazione sul Pnrr aggiornata al 30 giugno. 

Problema: enti locali

La questione riguarda, soprattutto, gli enti locali. Qui l’arrivo dei fondi non si traduce automaticamente in risultati positivi, “in mancanza di interventi complementari sul funzionamento delle strutture destinate ad erogare i servizi alla cittadinanza”, sostiene la Corte dei Conti.

In pratica se non ben utilizzati, potremmo vanificare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Il nodo Nord

Perplessità soprattutto sul fronte Nord, dove per l’attuazione dei progetti si soffre la “carenza di risorse umane qualificate, nonché numerose complessità burocratiche e contrattuali che aggravano la procedura di affidamento delle opere”.

Le tempistiche per il “Polo strategico nazionale”

Dubbi anche sul fronte delle tempistiche, in materia di infrastrutture digitale.

“L’obiettivo (della creazione di un polo strategico, ndr) prevede la migrazione dei dati di almeno 100 amministrazioni per settembre 2024 e un target finale di 280 entro giugno 2026”, ma “dall’analisi svolta è emerso che il programma, con l’aggiudicazione del relativo bando, ha rispettato finora le scadenze previste, mentre il cronoprogramma del secondo semestre 2022 si rivela particolarmente impegnativo solo ove si consideri che, dopo la stipula del contratto, rimarranno soltanto 3 mesi per il definitivo collaudo dell’infrastruttura”.

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