Dopo il voto in Veneto, inizia a delinearsi la composizione della nuova giunta di Alberto Stefani: gli equilibri nella maggioranza e i nomi dei possibili assessori
Il toto-nomi per la nuova giunta veneta entra nel vivo. Prima di avere un quadro completo, bisognerà attendere innanzitutto Il termine ultimo per la proclamazione ufficiale degli eletti, fissato al 10 dicembre. A quel punto tra i banchi del Consiglio dovrebbero contarsi 31 neoeletti, 12 rieletti e 6 assessori della giunta di Luca Zaia.
I posti in giunta saranno 10, due in più della scorsa legislatura: secondo i patti con gli alleati, cui Alberto Stefani ha annunciato di voler tenere fede, cinque assessoratidovrebbero andare ai meloniani (inclusa la vicepresidenza), quattro ai leghisti e uno agli azzurri di Tajani.
TUTTI I NOMI DELLA SQUADRA MELONIANA
Sanità, Trasporti, Agricoltura, Bilancio e Lavoro e istruzione dovrebbero andare a Fratelli d’Italia, quattro assessorati alla Lega e l’ultimo a Forza Italia. Tra i meloniani i nomi in pole sono Filippo Giacinti, sindaco di Albignasego, il più votato con oltre 12 mila preferenze e Valeria Mantovan, assessora uscente al Lavoro, formazione e istruzione, (subentrata a Elena Donazzan) ora potrebbe essere riconfermata con un possibile incarico da vicepresidente della Regione. In quota anche il veneziano Lucas Pavanetto e il bellunese Dario Bond che rivendica, nell’unica provincia dove Fratelli ha battuto la Lega, un posto forse in Agricoltura e montagna. Nella rosa anche il veronese ed ex assessore regionale Massimo Giorgetti. Molto quotato è anche l’ex sindaco di Vicenza, Francesco Rucco dato come possibile assessore alla Sanità o presidente del Consiglio regionale, dato il buon risultato elettorale. Per il veneziano e capogruppo uscente Lucas Pavanetto si parla di Bilancio. Claudio Borgia, vice sindaco di Montebelluna è risultato il secondo uomo più votato dopo Zaia nel Trevigiano e a lui si pensa per il ruolo di capogruppo al Ferro Fini o Trasporti e Lavori pubblici. “Quello che deciderà Meloni per me andrà bene” ha detto.
LA QUOTA LEGHISTA E LA LEGGE SALVA DE BERTI
Tra i leghisti si parla di Massimo Bitonci attuale sottosegretario del Mimit e possibile assessore allo sviluppo economico, Alberto Villanova, di area zaiana e secondo dei non eletti. Sul versante Infrastrutture Stefani vuole mantenere una continuità con la squadra del precedente governo, in ballo c’è la holding autostradale veneta: una partita seguita dall’ex vice presidente Elisa De Berti e il ministro Matteo Salvini. Perché De Berti torni in giunta il consiglio dovrà, però, modificare la legge che limita a 2 il numero di mandati per gli assessori detta anche “salva De Berti”. Per Sociale e Ambiente i nomi in ballo sono il vicentino ed ex consigliere regionale Marco Zecchinato e uno fra Riccardo Barbisan e Alberto Villanova. In quota anche Sonia Brescacin e Francesco Calzavara, assessore al bilancio. Infine, non sono escluse sorprese: c’è chi fa il nome di Giampiero Beltotto, uomo di Zaia, alla Cultura.
TOSI TRA BRUXELLES E IL VENETO
A Forza Italia, che raddoppia i voti ma si ferma al 6,3%, andrà una delega minore. Se il coordinatore regionale ed europarlamentare Flavio Tosi – a cui interessa solo la Sanità – dovesse rinunciare per Bruxelles, spetterebbe a Elisa Venturini reclamare un posto in Regione. La Venturini ha superato il primo dei non eletti a Verona, Alberto Bozza, di oltre 2 mila preferenze.
ARIA NUOVA A PALAZZO FERRO FINI?
L’altra partita al Consiglio per il ruolo da capogruppo e da Presidente. Filippo Giacinti di FdI è in testa ma non è escluso che la poltrona torni alla Lega. Palazzo Ferro Fini dopo anni di gestione leghista ora si prepara a un cambiamento ma si temono strappi all’interno della maggioranza. L’ex presidente Clodovaldo Ruffato auspica l’unità: “Servirà un direttore d’orchestra autorevole che sappia mediare”.

